Morto un Papa se ne fa un altro dice il proverbio.
Ma non è solo un detto, è la realtà.
Appena l’altro ieri Papa Francesco compiva l’ultima attraversata di Roma per andare a riposare alla casa che si era scelto mentre, all’interno della Basilica San Pietro, i potenti della terra avevano trovato il tempo, tra una emozione
e una commozione, di dialogare tra loro per vedere di raggiungere quella pace che lui aveva troppe volte auspicato.
Appena l’altro ieri il mondo intero si era riversato nella maestosità della piazza pensata dal Bernini e ali di folla avevano rivolto il loro ultimo saluto al corteo che trasferiva Papa Francesco a Santa Maria Maggiore.
Appena l’altro ieri Francesco aveva trovato il modo di dribblare, prima di adagiarsi nel suo sonno eterno, gli outfit solenni di regnanti e capi di stato per tuffarsi tra la gente comune, fatta di ultimi e non ultimi ma comunque sempre umili a confronto di quel sagrato costellato dai potenti,
Appena l’altro ieri.
Oggi è già Conclave. Non il film, quello vero.
Nove giorni di messe funebri, i novendiali, e poi, tra il 6 e l’11 maggio, la convocazione del Sacro Collegio nella Cappella Sistina.
E così, tra l’intonazione del Veni creator e un formalissimo e solennissimo extra omnes, i Cardinali elettori si raduneranno nel granaio più bello del mondo per compiere la loro missione di scegliere il nuovo Papa seguendo le regole della costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis – De Sede Apostolica vacante deque Romanis Pontificis electione” promulgata da Papa Giovanni Paolo II il 22.2.1996.
Il dolore, dunque, lascia subito spazio alla frenesia, all’attesa, alle previsioni e, chissà, anche a qualche scommessa.
Sul tetto della Cappella Sistina verrà montato il fumaiolo che per secoli, con la sua fumata bianca, è stato il simbolo prodromico di quell’Habemus Papam che tutti aspettano.
Chi sarà la nuova guida spirituale dell’universo cattolico?
Da Malachia a Nostradamus le previsioni non sono incoraggianti.
Dal Papa Nero, dell’astrologo e scrittore francese, a quel Petrus Romanus del profeta irlandese entrambi aprono, con il loro pontificato, a una stagione di terribili sofferenze per l’umanità e forse alla fine del mondo.
“Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis.” (Pietro Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta e il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.) recita Malachia e quel “Finis” è più di una sentenza.
Di “Pietro” in Conclave ne entreranno in diversi, di neri anche.
Poi c’è da dire che, degli oltre 130 porporati, 105 sono stati nominati da Bergoglio che aveva una visione della “chiesa” non certo capitolina e neanche europeista.
Il senso cosmopolita del Sacro Collegio si apprezza alla sola lettura dell’elenco, e la drammatica minoranza degli europei e ancor più degli italiani è evidente.
Poi non bisogna dimenticare quel diktat impartito durante la elezione che portò a Bergoglio: “scordatevi che eleggiamo un italiano”.
Auguri.
Eppure di nomi papabili ne abbiamo, da Zuppi a Pizzaballa, ma è dal 16 ottobre del 1978 che, dalle parti del Vaticano, si parla una lingua straniera.
Altra chiave di lettura sarà l’orientamento, diciamo così, politico del nuovo Papa: conservatore o progressista.
Qualche Cardinale si è risentito ribadendo che queste distinzioni, nel mondo della aristocrazia della chiesa, non esistono: tutti perseguono il disegno di Dio.
Da ultimo tutti si chiedono quanto tempo ci vorrà, se sarà un Conclave lungo o breve.
Il primo giorno è prevista una sola votazione, nei successivi quattro, due al mattino e due al pomeriggio.
La maggioranza richiesta è quelle di due terzi.
Se dopo tre giorni di votazioni consecutive nessun candidato è eletto è prevista una pausa di un giorno, in cui i cardinali elettori possono pregare e confrontarsi liberamente.
Se dopo la ripresa non si raggiunge comunque l’elezione, ogni serie di sette scrutini può essere seguita da una nuova pausa, sempre con preghiera e dialogo.
L’alternanza di sette votazioni e pausa può essere fatta al massimo per quattro volte.
Se, anche dopo tutte queste fasi, l’elezione non avviene, si tiene un ulteriore giorno di preghiera e riflessione, ma si apre la fase del ballottaggio.
A questo punto, infatti, nelle votazioni successive possono essere votati solo i due cardinali che, nello scrutinio precedente, hanno ottenuto più voti (questi due, però, non possono votare).
Anche in questa fase resta comunque necessario raggiungere i due terzi dei voti per un’elezione valida.
Insomma un meccanismo rigido che determinerà la durata o meno del Conclave.
E questa volta l’attesa sarà sofferta perché, se vedremo spuntare dalla Loggia delle Benedizioni un “Pietro” o una papalina e una mozzetta bianca su una pelle nera, ci sarà da correre subito al bunker più vicino perché saranno dolori.
Ite, missa est.

