Da Rocco Granata a Fabrizio De André con il nome Marina è stata scritta una vastità di letteratura musicale, e non solo italiana.
Non sappiamo se Draghi è amante di musica moderna e abbia trovato tra le note la ispirazione per andare a trovare Marina, certo è che tra le varie ipotesi che sono circolate per dare un motivo a questo incontro non ce n’è una non solo da prendere sul serio ma che non faccia sganasciare dalle risate per quanto è ridicola.
Non lo è il legame tra Draghi e la famiglia Berlusconi per essere stato proprio il compianto Silvio a lanciarlo tra le stelle della grandissima finanza mondiale.
Non lo è ‘sta storia degli incontri che la imprenditrice terrebbe con alti personaggi della politica, manco avesse ricevuto l’incarico per formare un nuovo governo.
Ma soprattutto se fossero stati quelli i motivi l’incontro non sarebbe avvenuto a casa sua, magari nel suo ufficio e non alla presenza di Gianni Letta, il grande tessitore della politica berlusconiana
E già perché anche queste cose contano, pur sembrando banali dettagli.
Ma ancor più, soprattutto, non ci sarebbe stata la feroce incazzatura di Giorgia.
Perché se fosse stato davvero per darsi un abbraccio e per dirsi “quanto ci vogliamo bene e quanto ci stimiamo” alla Meloni non sarebbe fregato più di tanto.
E non pensiate che Giorgia non sappia le “vere” ragioni dell’incontro.
Di certo questa storia non è bella perché in realtà avrebbe dovuto essere Draghi a effettuare un giro di incontri con l’alta imprenditoria, e non solo con Marina, piuttosto che la rampolla di Arcore a fare il giro dell’alta politica.
La pièce ha il sapore non insolito dello stile del padre che con i leader europei tesseva stretti rapporti personali, spinti financo allo scambio di escort, e non capiva che il capo di governo di un paese importante deve costruire rapporti di amicizia tra nazioni e non tra i capi di stato.
Ma Berlusconi ‘sta cosa non l’ha mai capita e ha sempre confuso il suo ruolo istituzionale con la sua vanagloria personale.
Da un colpo d’occhio a quel che è circolato sulla stampa nessuno ha osato formulare ipotesi intriganti. Certo è che tra Mediaset e la Meloni il clima non è dei più sereni a cominciare dai fuori onda tintobrassiani di Giambruno che sono stati mandati in giro per tutta l’Italia non certo in ossequio al sacro principio della libertà di informazione.
In occasione delle esequie del Cavaliere circolò una voce riguardo alla possibile discesa in campo di Marina nell’agone della politica. Ipotesi frettolosamente smentita.
Certo è che Draghi non deve aver apprezzato molto il “saltimbanchismo” di Giorgia tra il populismo sovranista di alcuni suoi imbarazzanti amici europei e l’establishment di Bruxelles e neanche avrà dimenticato la feroce opposizione che gli fece durante il suo premierato.
Forse pensa, a ragione, che la lupa perde il pelo ma non il vizio e allora davvero sarebbe peregrina la ipotesi che Draghi auspichi una discesa di Marina in politica per dare alla destra una leadership più moderata che tenga a bada gli estremismi di Fratelli d’Italia e le ringhiate scomposte e populiste della Lega?
L’Europa va assolutamente cambiata e quella che abbiamo non è certo quella che stava disegnando Craxi con Soares, Gonzales e Mitterand, ma comunque bisogna starci dentro e le regole di comportamento sono chiare.
Lo dico per qualche idiota che inneggiava all’Ital-exit non capendo che noi cominciamo ad Aosta e finiamo a Mazzara del Vallo, anzi a Lampedusa, la Gran Bretagna ha una cinquantina di paesi del Commonwealth di cui una decina sono chiamati “sudditi” perché hanno come capo di Stato il Re d’Inghilterra, e tra essi ci sono Canada e Australia ognuno di loro più grande di due volte dell’Europa.
E quindi, per starci dentro, non certo bisogna andare sedersi dalle parti di Strasburgo con il codazzo di figure di m. come quelle che le fanno fare i suoi discepoli o con le sparate del cacchio di un Salvini sempre più demenziale.
D’altro canto che Draghi guardi a un’area moderata ma di ispirazione di destra non è strano anche perché dall’altra parte il PD è alleato a stretti giri di corda con i 5Stelle e con Conte.
E non c’è proprio da pensare che super Mario abbia parimenti dimenticato quel che hanno combinato i Pentastellati durante il governo a sua guida.
Il futuro non si sa, ma ben presto qualcosa ci dirà.

