Il 2025 se ne va e arriva il 2026.
Il rito è lo stesso, feste, balli e bollicine per salutare l’anno nuovo.
Il capodanno sembra la elezione dei sindaci: si maledice quello che va via e si spera in quello che arriva.
E poi alla volta successiva ci si ritrova punto e a capo.
Che poi per le annate non è del tutto vero, perché qualcuna bella c’è stata.
Il 2025 aveva promesso bene: i primi giorni avevano visto la liberazione di Cecilia Sala.
Ma poi Trump si è insediato alla Casa Bianca e dopo una serie di insulti al mondo occidentale, cantati in coro con il fido Musck, si è subito parlato di dazi.
Li mette, non li mette, è stato il tormentone dei primi mesi dell’anno.
Un po’ come il ponte sullo stretto di Messina, lo fa, non lo fa.
La margherita è rimasta senza petali e lo stretto è rimasto senza ponte.
Gaza e l’Ucraina sono continuate a essere il palcoscenico più seguito al mondo, assieme ai trailer lanciati dal presidente americano sulla “Riviera di Gaza”.
Anche da quelle parti lunghi tiramolla tra tregue e recrudescenze di fuoco.
Le vittime non si contano.
Mentre la Flotilla era in navigazione, con tutte le polemiche che l’hanno accompagnata, Papa Francesco se ne è andato. La notte tra la domenica di Pasqua e il lunedì dell’Angelo.
Talmente preciso e bene organizzato che pare fatto apposta.
Dopo una ventina di giorni la fumata della Cappella Sistina non è stata bianca ma stelle a strisce.
Per la prima volta nella storia sul trono di Pietro si è seduto un Papa americano.
Diversi cafonazzi della cultura politica italiana hanno gioito.
Se ne andava un Papa progressista e ne arrivava uno conservatore di osservanza trumpiana.
Prevost invece con un passo cadenzato ha cominciato a sturare le orecchie a destra e sinistra culminate con l’oltre milione di giovani accorsi da tutto il mondo a Tor Vergata e lì, per chi non lo avesse ben capito prima, si è parlato chiaro chiaro di pace, eguaglianza, libertà, solidarietà e accoglienza ai migranti.
Salvini però ancora oggi, come la pensa Papa Leone, non lo ha ancora ben capito.
Nel frattempo si celebravano un po’ di elezioni regionali cominciate con le Marche e passate per Calabria, Toscana, Veneto, Campania e Puglia.
Vi risparmiamo i dati.
Vi ricordiamo invece che il primo partito è quello dei non votanti che è passato da “l’abbondantemente oltre il 40% al significativamente sopra il 50%”.
Ma dalle parti dei corridoi della politica se ne fregano.
Dall’Inter, alla Nazionale e alla Ferrari il mondo sportivo piange consolato prevalentemente dal tennis dove, con o senza Sinner, si è vinto alla grande: uomini e donne. Applausi!
È stata approvata la separazione delle carriere. E nei primi del 2026 andremo al voto per il referendum.
Mentre il balletto Trump, Putin, Zelensky ha continuato senza fine è cominciata la pubblicazione degli almanacchi di Epstein e l’elenco di personaggi coinvolti con il magnate pedofilo si è accresciuto sorprendentemente.
In Italia però non vogliamo esser da meno e si moltiplicano le rivelazioni sullo scandalo Signorini.
Gli appetiti sessuali maschili di Alfie sono apparsi talmente senza fondo che, a propositio di gole profonde, la approvazione della legge di bilancio, che ha sempre tenuto banco negli ultimi due mesi dell’anno, ha dovuto fare un passo indietro e fare da sfondo alla vicenda hot del presentatore Mediaset.
Intermezzo ai tre atti dell’opera buffa “2025” ci sono stai i due casi internazionali che hanno scosso l’Italia.
La cattura e il rimpatrio di Al Masri nei primi mesi dell’anno che ha messo sulla graticola il governo Meloni.
La cattura e l’arresto di Hannoun e della cellula che raccoglieva fondi per Hamas che invece ha messo lo sgambetto alla sinistra e al PD.
Come ha chiosato brillantemente su Facebook la nostra vicedirettrice 1 a 1 e palla al centro. Bellissima.
E così il 2025 si chiude e chissà cosa ci riserverà il 2026.
Ma festeggiare il capodanno ha senso?
Sotto il profilo della quarta dimensione, quella del tempo, il capodanno non dovrebbe essere una festa.
Un anno in più tra quelli passati e uno in meno tra quelli a venire.
Il conto alla rovescia del nostro destino.
Che senso ha, ogni anno, scandirne il battere se il finale è scontato?
Comunque buon anno a tutti.
Di cuore.

