“In Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”, mai come in queste ore è attuale Ennio Flaiano e il suo occhio così attento a una realtà di profondo degrado dove l’ignoranza supera ogni limite, ma c’è sempre da imparare oltre che da osservare, ieri eravamo i soli a portare avanti le battaglie sul divorzio, oggi ci ritroviamo quelle stesse categorie di osteggiatori autoproclamarsi promotori di questo come di altri diritti.
Qualche giorno fa è stato il compleanno di Iotti, gran donna a parole, gran Costituente, peccato che a parte salire sul carro dei vincitori a battaglia quasi ultimata, non spicchi per battaglie proprie e sullo stesso divorzio pochi sanno che il suo partner Togliatti si oppose all’inizio, nonostante avesse moglie e compagna.
Cosa abbiamo da imparare dai rossobruni? I distinguo. Basta fingere di andare d’accordo con tutti, come dei bravi democristiani, i soli che potevano permettersi, ai tempi, come degli astuti bottegai, di tenere la porta della Chiesa aperta, ma quella della stanza dei bottoni chiusa, anzi sbarrata.
Per questa brutta abitudine di voler fingere cortesie ci ritroviamo ex novax e incapaci alle redini del Paese che hanno fatto dell’ignoranza una virtù al punto che l’amichettismo è diventato il solo modo per emergere. Non sappiamo competere negli sport, non sappiamo competere nel Cinema, non sappiamo competere sull’arte.
Non sappiamo competere. Abbiamo creato una società talmente ‘includente’ che finisce per l’essere inconcludente.
Però basta partecipare, così senza memoria alcuna si va avanti a tentoni, per slogan più o meno efficaci.
Senza memoria ci ritroviamo il paradosso per cui gli stessi che iniziano un piagnisteo per Tortora ‘ingiustamente carcerato‘ dimenticare che loro stessi hanno contribuito a rendere vano quel sacrificio e finire per accusare la figlia di Gaia fascismo per aver dichiarato la sua volontà di votare Sì a un referendum che è diventato l’ennesima accozzaglia di motivi fuorvianti per votare sì o no.
Un’avvocata che difende gli ultimi, gli ergastolani e i costretti del 41 bis, mi ha raccontato di essere stata accusata per questo di essere ‘mafiosa’ dai duri e puri.
Proprio il caso Tortora è tornato alla ribalta in questi mesi per la serie di Bellocchio, Portobello, lì vedi per la prima volta, sullo schermo quella buffonaggine meridionale e non solo, di cui non si può parlare sennò rischi di essere accusato di antimeridionalismo. In questo Paese diventa tutto una commedia e quindi tutto un ‘abbiamo scherzato’, tutto perdonabile, tranne una cosa. L’Italia non perdona il successo altrui, come diceva Enzo Ferrari, al punto che rischi o di essere fatto a pezzi come Tortora o di finire anche con l’essere depennato completamente dalla Storia.
Ed è quello che ho visto nel film ‘La grande ambizione‘ su Berlinguer, tutti conoscono e ricordano la sua diatriba fisica e politica con i socialisti e con Craxi in particolare, eppure l’ex Presidente del Consiglio viene cancellato anche dalle trattative che portò avanti sul sequestro Moro, il solo a volerlo salvare a tutti i costi.
Come ai bei tempi di Stalin, un bel colpo si spugna, così non si deve spiegare niente.
Tornando a Tortora e a Portobello, c’è una grande speranza che allieta tutta la serie, la difesa del giornalista da parte di Enzo Biagi (anche lui socialista e garantista, ma probabilmente non lo ricorda nessuno) e l’arrivo improvviso di Marco Pannella che si schiera con lui e gli da’ voce.
Proprio l’altro ieri sono passati dieci anni dalla scomparsa di Pannella e il grande rammarico che a portare avanti la proposta di dedicargli Torre Argentina sia arrivata da FdI, anzi da una consigliera che si chiama Mussolini.
Dunque, dove eravamo rimasti?


3 commenti
Soprattutto la storia della sinistra comunista in Italia è un’ improponibile calderone di mezze verità, fatti taciuti, distorsioni e palesi menzogne.
In questo paese sono capaci di dipingere Berlinguer nei film come fosse un liberale ( quindi in quel caso il liberalismo è buono, sennò è io male incarnato), lui che fino all’ultimo sdegnò con disprezzo la socialdemocrazia, osannava la pulizia morale dei paesi sovietici (la realtà dei gulag era già stata svelata), organizzava marce per la Pace contro gli euromissili su indicazione del Cremlino (vergogna) che le finanziava e aveva già schierato i suoi di missili sull’Europa. E tante tante tante altre se ne dovrebbero dire su questi capi di quel partito.
Ora la damnatio memoriae fa in modo che ci ritroveremo a breve i comunisti come il partito della trattativa su Moro.
Craxi ormai è ovviamente il diavolo in Italia e per quello lo.si conosce, di Marco Pannella con vergogna ed indecenza non si ricorda già più nessuno. E pensare che a lui questo Paese deve tantissimo.
Mi è venuto da pensare a lui mente sgomento vedevo cosa accadeva il 25 aprile, cosa avrebbe detto, cosa avrebbe fatto. Un Marco Pannella manca immensamente.
A proposito di fascismo degli antifascisti, voglio segnalare per chi già non lo avesse letto, l’introduzione ad un libro (di un comunista tra l’altro)che Pannella scrisse nel ’73. Per Pasolini era il manifesto del partito Radicale.
Ai giovani imbevuti di violenza e fanatici dell’oppressione rossa farebbe bene leggerne qualche pagina.
Mi piace molto questo scritto di Teresa Olivieri.
Grazie.
Paolo
Ricordiamoci: abolire il sostituto d’imposta, strumento per mantenere il cittadino bamboccione, che non sa pagarsi le imposte e non può avere un rapporto diretto con la Repubblica che le impone.