Come stanno e dove sono gli italiani sotto i bombardamenti in Medioriente?
Nei bunker. Sono tutti nei bunker di sicurezza i militari italiani sparsi nelle tante basi che costellano quelle aree, tutte prese di mira dalla controffensiva di Teheran subito dopo l’attacco di Israele e Usa. Le fonti accreditate, che pure restano molto silenziose in queste ore, ne escludono ogni possibile evacuazione.
Nel dettaglio, molti italiani sono in Iraq, dove gli americani hanno attaccato una base delle milizie sciite a 60 chilometri da Baghdad: qui sono circa 350 i militari nascosti nei bunker e negli shelter. Con loro, ci sono anche i circa 250 dipendenti dell’industria bellica Leonardo, che lavorano nella base di Al Salem in Kuwait, attaccata probabilmente dalle milizie filo iraniane. Sono tutti illesi, sia i militari che i civili. Anche nella base vicino ad Amman, in Giordania, i circa 70 militari italiani sono nei bunker. C’è però molta preoccupazione per il Qatar e gli Emirati Arabi, dove sono operativi migliaia di italiani, compresi i turisti: qui si sono registrate ripetute esplosioni, tuttora in corso. A Doha quasi 3mila italiani sono stati raggiunti da un’allerta con l’invito a rimanere in casa e cercare riparo. Negli Emirati Arabi sono registrati 20mila italiani, oltre a un numero imprecisato di turisti. Sul sito del nostro Ministero della difesa si legge:
“La priorità assoluta resta la sicurezza dei nostri militari e di tutto il personale italiano impegnato nei teatri operativi internazionali”.
Parole dello stesso Crosetto, che si è trovato bloccato in areoporto a Dubai, perchè sono stati cancellati tutti i voli da e per il resto del mondo.
Sono oltre mille i soldati italiani impiegati nell’area del Golfo, tra Iraq e Kuwait. Il fulcro della presenza è diviso tra la base di Ali Al Salem Air Base, in Kuwait, e quella di Erbil Air Base, nel Kurdistan iracheno. Sono le due installazioni più esposte dell’area e quelle dove si concentra la parte più consistente del dispositivo tricolore. Da ieri le operazioni standard di addestramento e ricognizione sono state tutte sospese. In Kuwait opera soprattutto la componente aerea italiana: droni per la sorveglianza, velivoli da trasporto e personale dell’Aeronautica impegnato in attività di supporto e coordinamento. La base di Ali Al Salem è stata colpita da alcuni missili all’interno del perimetro. Immediatamente sono scattate le sirene e sono state avviate le procedure di protezione previste in caso di attacco.
A Erbil c’è un numeroso contingente composto da addestratori, personale logistico e militari impegnati nella formazione delle forze di sicurezza locali. Anche qui, appena scattati i raid di ritorsione iraniana, l’ordine è stato chiaro e immediato: totale sospensione delle attività e trasferimento nei bunker protetti. La macchina della sicurezza si è mossa in pochi minuti, come previsto per la gestione delle crisi.
L’Italia è inserita dal 2014 nella Coalizione multinazionale “Operation Inherent Resolve” composta da 84 nazioni e 5 organizzazioni internazionali. Il nostro Paese ha anche dispiegato un piccolo contingente di carabinieri in Kuwait, che è stato spostato lì dall’aeroporto di Baghdad per garantire una posizione più sicura. Altri carabinieri sono dislocati al valico di Rafah a Gaza e in Cisgiordania. In Libano, dove Israele nelle ultime ore ha colpito alcune basi di Hezbollah, fedele alleato dell’Iran, sono dislocati ulteriori mille militari italiani sotto la bandiera delle Nazioni Unite.
A Sud del Paese è in corso lo schieramento della Brigata Sassari, che da marzo guiderà l’operazione Leonte sempre nell’ambito della missione Unifil – ONU, finalizzata a mantenere la pace e a garantire il supporto e la protezione alle popolazioni locali in un’area difficile e fortemente instabile. La Missione Unifil ricomprende anche il controllo della Blue line, la linea di confine tra Libano e Israele: i nostri soldati doranno organizzare check points e pattugliare le zone a rischio insieme alle Forze armate libanesi.
L’Italia partecipa anche alla Combined Maritime Forces, un assetto marittimo multinazionale che opera nelle acque Mediorientali del Mar Rosso, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico. Lo scopo è mantenere la sicurezza marittima nella regione. La sede del Comando è in Bahrein, presso le strutture del Comando Americano di USNAVCEN. Da ieri mattina, le bombe qui non hanno mai smesso di cadere.
Intanto, il coordinamento con gli alleati rimane costante. Le comunicazioni tra i comandi sul campo e lo Stato Maggiore sono continue, con aggiornamenti in tempo reale sull’evoluzione dello scenario. L’obiettivo è garantire la sicurezza dei militari senza compromettere la tenuta delle missioni internazionali ancora in corso. La linea è univoca: proteggere il personale, monitorare l’area, evitare ogni iniziativa avventata.

