E poi succede che di domenica, al posto di prepararti psicologicamente per la partita di questa sera, in attesa che si faccia il sugo con le polpette tocca metterti davanti la tastiera per replicare a una di quelle strampalate affermazioni che ogni tanto (più tanto che ogni) si leggono sui social.
“Ma lascia perdere”, direbbe qualcuno.
Concordo, lasciar perdere è sempre la filosofia migliore, ma a volte non si può.
Succede che questa mattina su FB appare un post di Stefania Craxi che recita testualmente così:
“Bettino Craxi era un riformista, un figlio della sinistra che stava dalla parte giusta della Storia, non certo quella ideologica, giustizialista, antimoderna e anti-occidentale che l’ha dileggiato in vita e adesso lo teme da morto. Craxi ha rilanciato il socialismo innervandolo di elementi liberali, ha creduto nel connubio virtuoso Stato-mercato, ha posto l’individuo al centro, facendone il motore del progresso economico e sociale, ha creduto fino in fondo nel valore della libertà. Oggi Craxi è nel posto giusto in cui merita di essere, nel pantheon di Forza Italia, che in questi lunghi anni ha saputo interpretarne la modernità di pensiero, valorizzarne la memoria, riprendere e attualizzarne le battaglie.”
Tutto quasi vero sino al penultimo capoverso.
Le ultime righe da dimenticare.
Lungi da noi ergerci a interpreti ufficiali del pensiero di Craxi.
Ma la sua storia l’abbiamo vissuta e abbiamo il diritto di provare a leggerla.
La storia di Craxi, i valori in cui ha creduto e con i quali sono cresciute generazioni di italiani noi compresi, narra che non sarebbe mai stato in un partito alleato della populista Lega e di un partito pieno di nostalgici come Fratelli d’Italia.
Non avrebbe tollerato la sudditanza di una Meloni nei confronti di Trump, non avrebbe tollerato le affermazioni di Salvini sulle vicende di Gaza, non avrebbe mai tollerato il razzismo da salotto di Vannacci, non avrebbe tollerato un La Russa Presidente del Senato.
Forza Italia è un partito vagamente liberale al quale Craxi avrebbe potuto mostrare interesse per una alleanza ma solo se avesse avuto le palle (che non ha) di fare una scelta politica e non di poltrone, staccarsi dalla destra, e muoversi per costruire un’area moderata terzo polista.
Tra l’altro il liberalismo di Forza Italia è sempre stato più un’etichetta per permettere a Berlusconi di cercare di camuffare quello che in realtà era, il partito personale del Presidente e delle televisioni, che la filosofia di maniera di un partito moderno.
Craxi non penso che avrebbe gradito i “nominati” figli dell’ansia di Berlusconi di tenere sotto controllo i parlamentari.
Craxi non avrebbe amato il bipolarismo, peggio ancora il bipartitismo, figlio dell’ansia di Berlusconi di eliminare i partiti piccoli che arrecavano solo disturbo al “manovratore”.
Craxi non avrebbe mai amato una politica che dimenticava, e continua a dimenticare, i deboli per aver generato una classe dirigente di ricchi.
Craxi non credeva che un bravo imprenditore fosse necessariamente un bravo politico perché sapeva che un imprenditore si forma e opera nel segno del profitto (della propria azienda), un politico cresce e impara a seguire la bussola del soddisfacimento dei bisogni della comunità che governa.
Craxi non amava i comunisti e non avrebbe amato i post, neo, ex, vetero, comunisti di oggi.
E neanche chi scrive li ama.
Ma certo avrebbe rifiutato la logica bipolare che se non ami una sponda devi necessariamente approdare a quella opposta.
Craxi era convinto che la democrazia è plurale e pluralistica e, se fosse in vita oggi, lavorerebbe per costruire un’area moderata che tenga lontani gli estremismi ma soprattutto i populismi qualunquisti che oggi sono tanto diffusi nella società.
Alcuni socialisti sono a destra.
Ognuno è libero di scegliere la strada migliore per la propria carriera politica, ma lasciassero stare la politica e la storia.
Il posto dove deve stare Craxi non lo decide Stefania.
Non sono certo i figli ad avere l’onore e l’onere di collocare i loro padri perché il Pantheon giusto per i grandi lo decide la storia.


3 commenti
A me pare che la Storia abbia già stabilito, o quantomeno lasciato chiaramente intendere, che Craxi appartiene alla categoria degli statisti, e se ne sta convincendo anche più d’uno dei suoi “nemici” di un tempo, ma la Storia non saprà comunque dirci quale sarebbe stato oggi il suo pensiero, ed è più verosimile che possa immaginarlo chi gli è stato vicino durante gli anni di Hammamet, com’è giustappunto il caso di un famigliare.
Sta di fatto che, se abbiamo presenti le vicende di quei turbolenti anni, allorché ebbe a nascere Forza Italia non le mancarono i voti di un certo qual numero di socialisti, la stragrande maggioranza dei quali non puntava a prepararsi ad una nuova “carriera politica”, ma voleva semplicemente prendere le distanze da una sinistra cui, a torto o ragione, attribuiva la responsabilità politica della immeritata sorte toccata al PSI.
Diversi di loro non hanno mai cambiato parere durante questi decenni, e hanno continuato ad esprimere con ferma convinzione il proprio pensiero politico ogni qualvolta ne hanno avuto l’occasione, credendo di interpretare autenticamente l’idea riformista e liberal-socialista, e ove si fossero casomai sbagliati a quest’ultimo riguardo hanno comunque il diritto di non lasciar stare la politica, pur se considerati di “destra”.
Paolo Bolognesi 29.09.2025
Craxi fu il bersaglio principale dell’operazione che liquidò la PRIMA REPUBBLICA.
Berlusconi fu il principale attore del nuovo corso, a cavallo dell’anti-comunismo (dopo la fine dell’URSS!).
Chi muoveva le fila era il medesimo soggetto.
Che poi parecchi socialisti finissero con Berlusconi non c’è niente di strano: ora finiscono perfino con gli eredi di Salò!
La memoria di Craxi merita di più.
Craxi è stato un grande statista e eccellente lettore della vita politica di quegli anni che, tuttavia, nonostante fosse integra la sua personalità e convinzione, non è stata esente da quei meccanismi “sporchi” dei palazzi del potere.
Vero è che non lo si può collocare sull’una o l’altra sponda, soprattutto riportando la sua storia ai nostri tempi. Esiste oggi un politico che non sia legato alla poltrona?