‘Sta storia dell’assassinio di Kirk ha scatenato un putiferio.
La cosa più bella è che l’ha scatenato in Italia.
Destra e sinistra se le stanno dando di santa ragione.
E non, si badi bene, per ragioni etiche e morali ma per attaccarsi reciprocamente.
La sinistra evita di esprimere sdegno per dare addosso chi si riconosce tra i conservatori.
La destra accusa la sinistra di essere fomentatrice di violenza per non essersi indignata.
A sinistra è un nemico di meno, a destra è diventato improvvisamente un martire.
Poi che, da destra a sinistra, nessuno sapesse, fino a un minuto prima della sua uccisione, chi fosse davvero Charlie Kirk, dove vivesse e cosa pensasse e facesse, poco importa.
Tanto entrambi stanno strumentalizzando la vicenda.
La sinistra abbandona la sua maschera pacifista per colpire l’avversario. Così come ha scatenato la caccia all’ebreo, in un rigurgito di antisemitismo del terzo millennio, dimenticando che, quel che succede a Gaza, è colpa solo di Netanyahu e della sua banda di ministri criminali mentre il popolo israeliano e le tante persone ebree, che vivono nel mondo, non c’entrano un fico secco. Anzi sono delle vittime come lo sono i civili palestinesi.
La destra invece la indossa. Solo quando gli fa comodo.
Per la vicenda Kirk si mostra non violenta, con l’addolorata consapevolezza del senso di umanità.
Roba da ridere.
Si dimenticano però che più di uno tra loro, commentando la strage di bambini a Gaza, ha detto: “è la guerra del bene contro il male”, dimenticano che hanno un capogruppo che a casa indossa la divisa delle SS, dimenticano che tutti loro, compresa la sorella della premier, si rivolgono a quelli imbarcati sulla Flottilla con sarcasmo e disprezzo.
Sull’assassinio di Kirk, chi come noi è cresciuto, e la ha fatta propria, con la cultura riformista, crede che non solo i rapporti politici, ma le relazioni tra l’intera popolazione del pianeta, debbano essere ispirati ai valori della pace della non violenza.
Sempre! Anche se la vittima della violenza era un avversario.
In effetti Kirk era una sorta di santone del conservatorismo integralista moderno, ostile al divorzio e all’aborto, che aveva creato una sorta di setta con la quale incassava suon di milioni dollari all’anno.
E a noi sette e santoni non ci sono mai piaciute specie se fanno guadagnare al guru un sacco di soldi.
Ma l’avversario si “combatte” in piedi e da vivo e soprattutto si devono sconfiggere le sue idee e non abbattere la sua persona.
Sulla Flottilla si può non essere d’accordo, non condidere, la si può ritenere una cosa inutile. Ma gente che va a portare da mangiare a civili e soprattutto a bambini che muoiono di fame non può esser derisa, non può esser sfottuta, non può essere dileggiata.
Ma la questione è un’altra.
Il clima che si è creato in Italia, per questa vicenda, è la cartina tornasole di un sistema che non funziona più.
E già perché la violenza dei toni tra le parti politiche non è roba di oggi.
Esiste da quando c’è il bipolarismo.
E le violenze dei toni della politica rimbalzano ogni giorno nelle televisioni e nei cellulari delle case, tra i ragazzi, al bar o nelle piazze.
E diventano esempio di imitare, nei modi di fare e nei modi di agire.
L’Italia ha bisogno di moderazione. Intellettuale più che comportamentale.
Ha bisogno di moderazione politica.
E il bipolarismo all’italiana non sarà mai capace di garantire al paese tale sforzo culturale.
CI sarà un momento in cui la storia del nostro paese ci farà capire per quali ragioni saremo costretti a maledire la stagione del bipolarismo.
Ma quando le vicende significative di una nazione diventano storia è sempre troppo tardi per metterci rimedio.
A meno che un manipolo di folli non provino a scriverla da subito.
Il futuro dell’Italia è lì.


1 commento
A me sembra che la violenza dei toni non sia nata col bipolarismo, perché all’epoca di Tangentopoli, quando i toni erano molto rumorosamente surriscaldati per usare un eufemismo, il bipolarismo era ancora “al di là da venire” (e i socialisti di allora rammentano bene quei toni fragorosamente ostili, cui erano quotidianamente sottoposti, ad ogni piè sospinto).
Nel leggere poi che “la sinistra abbandona la sua maschera pacifista per colpire l’avversario”, mi sovviene che tre decenni fa, da quelle parti, se la memoria non mi tradisce, il garantismo lasciò posto al giustizialismo, per dire come ebbero a mutare i comportamenti, e non può dunque stupire la “trasformazione” di cui sopra (visto il precedente).
In ogni caso, senza guardare in casa d’altri, ossia senza giudicare gli altrui comportamenti politici, mi stupisce piuttosto, nel senso che non riesco tuttora a capacitarmene, il fatto di componenti socialiste che nel corso di questi anni hanno pensato, o semmai lo pensano tutt’oggi, di poter allearsi e trovare intese organiche con la suddetta sinistra.
Paolo Bolognesi 15.09.2025