Aprire un giornale dopo Natale e Santo Stefano non è una cosa facile.
Sono giorni in cui difficilmente succede quel qualcosa che attrae l’attenzione dei media e del pubblico ed è meritevole di essere inserito nella prima pagina di un quotidiano.
E infatti anche quest’anno ci barcameniamo tra le parole del Papa pronunciate all’apertura della Porta Santa (di cui abbiamo già parlato) alle quali fanno da contraltare quelle di Trump che promette pena di morte a destra e a manca cavalcando come Salvini la emozione “sicurezza”.
Sul suolo patrio c’è stata la nevicata record del 24 dicembre, che non ha raggiunto i livelli di quella famosa del ’56 (scusate se in quell’anno sono nato anche io), e la legge di bilancio che balbetta al Senato.
Gli incidenti sono all’ordine del giorno. Purtroppo mortali.
E si dispera sul ritrovamento degli alpinisti dispersi sul Gran Sasso.
Mentre un missile russo ha abbattuto un aereo civile in Kazakistan, Putin promette la pace dicendosi pronto a partecipare fattivamente ai negoziati in Slovacchia mentre le truppe russe si ammassano al confine con la Finlandia.
Lì vicino un autobus è finito in un lago, almeno tre morti e molti dispersi. Siamo in Norvegia ad Hadsel.
Anche in Italia qualcosa va fuori strada, un ultraleggero che precipita sulla A31, il pilota è grave.
Ma la notizia che mi ha colpito è quella di un fatto accaduto a Torino.
Una coppia ha deciso di lasciarsi morire insieme dopo perdita della figlia Non hanno retto al dolore e hanno deciso di morire insieme.
È la storia di Alessandro Giacoletto e Cristina Masera, due professionisti di Orbassano, che lo scorso 9 dicembre erano stati trovati privi di conoscenza nella loro auto.
I due sono scomparsi a pochi giorni di distanza. Prima la moglie, poi il marito.
La figlia Chiara, vittima di abusi sessuali, si era tolta la vita due anni fa.
Una storia struggente che colpisce al centro del cuore e scuote l’anima.
Quando sentiamo questo tipo di notizie non si può fare a meno di pensare (almeno io lo penso) a cosa potrebbe succederci se una tragedia del genere colpisse noi.
E il fatto che non ci sia successa non vuol dire che non sia lo stesso una tragedia.
In genere non sono molto bendisposto a comprendere il suicidio. Non riesco a comprendere quando si muore per amore, non riesco a comprendere quando si muore per disgrazie economiche.
Comprendo invece quando sento che si muore per la perdita di un figlio perché l’amore per i figli è il sentimento più grande che c’è.
Almeno questo mi hanno insegnato quasi settant’anni di permanenza su questo pianeta.
C’è chi riesce a resistere, a tenere duro, ad andare avanti.
Chi ha resistito a tali disgrazie avrà sempre la mia immensa ammirazione perché trovare la forza per continuare a vivere dopo eventi del genere è veramente uno sforzo di grandissima tempra morale ed etica che fonda le sue radici in un animo talmente profondo che per me si pone al di sopra qualunque cosa.


1 commento
Mi colpisce sempre profondamente la notizia della perdita di giovani vite, e penso al grande vuoto e all’immenso dolore che lasciano nelle rispettive famiglie, i genitori innanzitutto, come è ovvio e naturale, ma anche nonni e zii, o altri congiunti, che li hanno sicuramente circondati di affetto e spesso, e in vario modo e ruolo, ne hanno accompagnato la crescita, per aiutarli nel “diventare grandi” e prepararli a quanto può riservarci la vita.
Paolo Bolognesi 27.12.2024