Che abbiamo un primo ministro donna, a prescindere dalla casacca politica che indossa, dovrebbe già essere un punto a nostro favore.
Ma il pallottoliere che conteggia i successi delle donne nella società odierna resta comunque sguarnito.
Esattamente come sguarnita resta la Donna. Che sia giovane o matura, affermata o sconosciuta, laureata o incolta, ricca o misera, la donna del 2025 è sempre un gradino più in basso dell’uomo. O sedicente tale.
Certo, ne è passata di acqua sotto i ponti delle suffragette e delle grandi politiche della storia.
E non siamo nemmeno nate formiche, che dobbiamo accontentarci delle briciole.
Ma ci siamo chieste il perché, di questo essere inquadrate nel ruolo di infaticabili formichine della società? Davvero? Oppure siamo così pressate dalla vita quotidiana che finiamo col fare come gli opliti: testa bassa, scudo alto e via andare?
Allora proviamo a pensarci su, e partiamo proprio dalla politica. Ci si lamenta, soprattutto dalle nostre parti, che la deriva illiberale e antidemocratica dei governanti stia consegnando il mondo alla barbarie più totale. Ma chi li ha eletti, questi governanti? Le statistiche dimostrano che i cittadini di sesso femminile siano all’anagrafe in numero ben superiore a quelli di sesso maschile. Quindi, le votanti (donne, appunto) sono di certo state grandi contribuenti di questa débacle.
E chi frequenta gli ambienti operativi della nostra politica nazionale sa bene quante siano le donne capaci, brillanti, preparate e volitive che a livello territoriale prima, e nazionale dopo, prestano le loro forze migliori alla Politica. Eppure in troppe sono a restare comunque nell’ombra. Quelle che mi piace definire “le fide scudiere” del leader di turno, le Richelieu del caso, le vere coordinatrici di interi partiti.
Donne che si occupano di politica, ma sguarnite. Sempre un passo indietro.
Loro, come le donne che sono riuscite a raggiungere i posti apicali delle piccole o grandi aziende (a meno che non siano rampolle di grandi casate imprenditoriali): spendono il doppio delle energie per conseguire risultati che per i rispettivi colleghi parigrado sono semplice routine.
Come le docenti universitarie, sempre numericamente inferiori rispetto ai docenti. O come le primarie nei reparti ospedalieri: anzi, dove sono queste?
O ancora, come le scrittrici o le saggiste: rara, rarissima avis!
Una fatica costante, insomma. Una strada sempre in salita. E lastricata di ostacoli, spesso insormontabili, ascrivibili a quelle ataviche resistenze incuneate da secoli nella logica contorta della nostra società maschilista.
Gli ultimi clamori mediatici narrano di vicende a dir poco incresciose. Mogli e compagne che dalla notte al giorno si sono ritrovate nude, esposte al pubblico ludribio di perfetti sconosciuti che usano le loro foto per pratiche onanistiche. Detta così, parrebbe una barzelletta in stile “Pierino”. Invece il mercimonio occulto di foto personali di centinaia e migliaia di donne è stato svelato, finalmente, chiudendo il sito Phica.it (che nome becero) e smantellando l’altro ben più ampio giro immondo sul web intero.
Ma chissà quanti altri saranno, questi luoghi virtuali eppure così letali che continuano a usare le donne come oggetti. Ricordate quando i ragazzini si scambiavano le figurine dell’album dei calciatori nei parchi o davanti alle scuole? Ecco: adesso quei ragazzini sono cresciuti (non maturati) e al posto delle figurine si scambiano le more, le bionde, le rosse, le grasse o le magre in un Fantacalcio osceno che azzera del tutto il concetto più elementare di rispetto della donna.
Perché, c’è da chiedersi, non barattano le foto delle loro madri? Forse le loro compagne non sono pure madri, e per giunta dei loro stessi figli? E cosa insegneranno, a questi figli? Un bel nulla. Il nulla devastante che relega, ancora oggi, la Donna a merce.
Quindi non solo formiche siamo, ma pure vacche da monta. Giumente da accoppiamento. E basta.
Del resto, signore, ciascuna di noi si è ritrovata almeno una volta nella scomoda, scomodissima situazione di dover scegliere tra l’apparire brava o apparire bella.
È preparata? Ma chissà a chi l’ha data. È intelligente? Chissà chi deve rimorchiarsi. È affascinante? Allora sarà una demente. E via di seguito. Il carosello della costante denigrazione maschilista è infinito.
Antigone, dove sei? Antigone, l’eroina che preferi’ la morte alla sottomissione, vieni a parlarci.
“Non mi avrai, Creonte, né domata, né persuasa” dovremmo ripetercelo come un mantra. Dovremmo ricordarci di Antigone ogni volta che, semplicemente, ci svegliamo al mattino e sappiamo che avremo davanti un’altra giornata in salita.
Perché siamo donne. Ma possiamo diventare antigoni. Finalmente.

