Riprendo l’editoriale dopo il lutto dell’intero mondo socialista per la tragica fine di Enrico Buemi e dunque ancora con la commozione che la morte di un amico e di un compagno di strada suscita inevitabilmente. Sono sicuro che lo stesso Enrico lo avrebbe preteso, in nome di un comune ideale e di scelte politiche che anche recentemente avevamo concordato. E mi chiedo anche se avrebbe condiviso la mia analisi su un fatto che viene giudicato di censura, lui sempre attento alle libertà di ognuno e orientato, anche a livello parlamentare, a sviluppare battaglie contro i poteri forti e incontrollabili del Csm e dei magistrati politicizzati, da spirito libero qual’era. Mettiamola così. Son sicuro che Enrico avrebbe condannato la censura pur non condividendo le parole di Scurati. Sono convinto che sarebbe stato fedele al detto che viene attribuito erroneamente a Voltaire e cioè: “Non credo a quel che dici ma combatterò anche al prezzo della vita perché tu possa continuare a dirlo”. Che è poi il concetto fondamentale della libertà. Ora, qui ci troviamo di fronte a uno storico che, dopo avere condannato il delitto Matteotti e il fascismo, condanna anche il governo ritenendolo continuatore del fascismo perché non ha preso le distanze in modo chiaro dal vecchio regime e addirittura vaticinando un suo possibile ritorno. Non si è andato oltre? La Meloni come Mussolini, Lollobrigida come Starace e la sorella come Arnaldo, il direttore del Popolo d’Italia? Non è ridicolo? Anche perché non si capisce chi abbia dato l’ordine della censura. La Rai autonomamente o su pressione diretta del governo? La Rai non è mai stata autonoma, come la magistratura. Dunque? La Meloni si è affrettata a pubblicare l’intervento di Scurati sul suo blog e ha fatto bene. Come dire: “Non ho paura di parole che si commentano da sole”. Poi Serena Bortone ha deciso di leggere l’intervento di Scurati e la stessa Rai lo ha più volte reso pubblico. Dunque la censura ha ottenuto l’effetto opposto, causando una larga diffusione del testo censurato. Anche questo dovrebbe convincere Scurati che non siamo al fascismo. Il problema è che si avvicina il 25 aprile e le polemiche sul fascismo e l’antifascismo fanno capolino come la pioggia di primavera, svanendo d’incanto poi al sole del giorno dopo. A metterci del suo anche uno sciagurato intervento del capostazione Lollobrigida secondo il quale “l’antifascismo è responsabile delle peggiori violenze”, ricordando gli omicidi dei giovani di destra e confondendo “antifascismo” e “terrorismo”. Che sono ai poli opposti. Anche perché di quel terrorismo furono vittime anche gli antifascisti. Due considerazioni ulteriori. Di tutto questo pandemonio scatenato dai mass media, pro o contro Scurati, a beneficiarne è lo stesso storico che ha acquisito una generosa notorietà, al pari di Vannacci che nessuno sapeva neanche chi fosse. Nella società dell’informazione la creazione di un caso è sempre utile al soggetto coinvolto. Chi avrebbe mai ricordato un discorso di pochi minuti di Scurati a una trasmissione neanche tanto seguita della Rai? Chi conosceva, se non il ristretto gruppo degli storici, alcuni peraltro tutt’altro che teneri con lui, il suo nome? Adesso Scurati è al centro delle cronache ed è divenuto un personaggio da copertina, i suoi libri andranno a ruba e ci guadagnerà non solo 1800 euro. Si lamenta il buon Saviano perché una sua censura televisiva non aveva avuto lo stesso effetto. Lamento assolutamente giustificato. Ma Saviano ha avuto altre e numerose possibilità di mettersi in mostra e di far valere il suo nome. Anche di beneficiare, divenendo un personaggio politico, teatrale, cinematografico, televisivo, della sua persecuzione camorristica. Se Saviano è un perseguitato perché non deve esserlo anche Scurati? Ed ecco infatti che lo storico paventa proprio minacce di morte al suo indirizzo. Qui, almeno, dovremmo essere uno a uno. La seconda considerazione riguarda la dichiarazione della vice direttrice del Tg1 Incoronata Boccia secondo a quale “l’aborto è un delitto e non un diritto”. Costei, giornalista al vertice di un telegiornale della Rai, servizio pubblico, esprime un’opinione che contiene una grave accusa a una legge dello stato, la 194, che renderebbe possibile un delitto. E chi l’ha votata è dunque un manipolo di mandanti di una moltitudine di assassinii. Forza Italia e Lega hanno subito smentito di toccare la 194. Anche loro complici del delitto?
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


2 commenti
Grazie caro Mauro. Apprezzo molto le tue analisi con cui sono quasi sempre d’accordo. Stessa sensibilità e formazione? …e quindi non sento la necessità di commentare. Ti ringrazio per l’invio dei tuoi pezzi. Un caro saluto.
Non mi preoccupa il rumore dei farabutti…
Ma il grande silenzio delle persone
oneste…