Ma Renzi fa sempre così, si appropria di un simbolo o di una formula, lo sbandiera per qualche mese e poi si stufa e passa appresso.
L’ultimo è la Casa dei Riformisti che Renzi aveva strombazzato in pompa magna, come se il “riformismo”, quello autentico, quello socialista, quello che nasce a Erfurt nel 1891, quello che fu di Turati, ma poi di Matteotti, potesse appartenere a un ex DC, ex scout, ex Popolare, ex Margherita, ex PD, ex concorrente alla Ruota della Fortuna.
Ma soprattutto come se il “riformismo” potesse sedere politicamente in quel “campo largo” a fianco ai più ortodossi degli integralismi di sinistra di cui era fiero avversario.
Ma a Matteo piace sorprendere.
Ora un altro cambio pagina a suggello di un amore mai sopito.
Renzi butta nel cestino il riformismo e ritorna a cercare la pace ascetica nell’interclassismo popolare.
Insomma in quel filone politico che, partendo nel 1919 da Don Sturzo, e ispirandosi alla “Rerum Novarum” di Leone XIII, prese gamba diventando prima il Partito Popolare e poi la Democrazia Cristiana.
Insomma come nella famosa serie televisiva degli anni ’60, “torna a casa Renzie.”
“Con Renzi c’è l’idea di fare la Margherita 2.0 e il progetto politico lo presenteremo a breve in una conferenza stampa.”
A parlare è il Clemente nazionale, l’ex democristiano più ex democristiano che ci sia al mondo.
E sì, proprio lui, quel Mastella che da Ministro di Grazia e Giustizia, mentre stava facendo approvare l’ultimo provvedimento di clemenza che ricordiamo (l’indulto del 2006), fu messo sulla graticola per una indagine sulla moglie Sandra Lonardo, allora presidente del Consiglio Regionale della Campania.
L’uomo politico che ha cambiato più partiti e sponde politiche al mondo a partire dal 509 a. C. quando Lucio Giunio Bruto cacciò Tarquinio il Superbo e contribuì alla fondazione della Repubblica Romana.
Insomma un bel curriculum.
La ispirazione, per rifondare la nuova Margherita, nasce proprio dal Consiglio Regionale della Campania dove i 5 consiglieri espressione di Mastella e quelli di Renzi hanno costituito un unico gruppo consiliare.
“C’è l’intenzione”, aggiunge Mastella, “di strutturare le nostre forze a livello nazionale, come abbiamo fatto in consiglio regionale, qui in Campania, dove i nostri consiglieri eletti hanno dato vita a un gruppo unico consiliare.”
E insomma tra i due re del trasformismo politico nazionale c’è sintonia e sta nascendo qualcosa.
Similis cum simillibus, facillime congregantur, il mondo sta ancora aspettando che facciano o dicano, per più di tre mesi consecutivi, la stessa cosa.
Adesso li vedremo per un po’ sfogliare i petali della Margherita con la più classica delle domande sull’amore.
“M’ama o non m’ama ?”
O forse più realisticamente “l’amo o non l’amo?”
Il problema è che ognuno dei due teme che l’altro lo freghi.
Vedremo come va a finire.


1 commento
Sarà la “rinascita” della DC?