Vogliamo davvero un quadro unico per la sicurezza comune dell’Unione Europea?
Partiamo dalla realtà dei fatti. Oggi abbiamo tra le mani proprio un bel puzzle: 172 diversi sistemi d’arma, contro i 32 degli Stati Uniti.

Mentre gli americani sviluppano una piattaforma unica come l’F-35, noi ci dividiamo tra FCAS (il Future Combat Air System sviluppato da Airbus con investimenti di Francia, Germania e Spagna) e GCAP (il Global Combat Air Program di Leonardo, spesato da Italia, Regno Unito e Giappone). Sembra che imparare dagli errori del passato ci sia difficile, se non impossibile.

Forse è proprio questa incapacità di operare su economie di scala, preferendo continuare nella reiterazione di costosissime duplicazioni, che spiega la nostra dipendenza dagli USA (che da soli già coprono il 70% della spesa totale NATO).
E va considerato che oggi la sicurezza passa anche dagli investimentI nello spazio, nel digitale e nella cybersecurity, come già sottolineato in parlamento da Mario Draghi. Senza infrastrutture indipendenti anche per satelliti, cloud sovrano, IA e cyber warfare, l’Europa sarà sempre ostaggio degli Usa.
Il caso Starlink applicato al teatro bellico ucraino lo dimostra: chi controlla le infrastrutture digitali controlla il campo di battaglia.
Ecco perché il futuro europeo dovrebbe integrare tutti i fronti della sicurezza globale. Sempre che la politica dei singoli Stati lo consenta! E come spiegarlo ai francesi? Così restii a condividere i loro campioni nazionali Dassault, Safran, Naval Group e Thales. Tutte rinomate industrie della difesa che portano acqua solo al proprio mulino. Anche la Spagna resta un po’ in retroguardia, con le sue Navantia e Indra.
Più facile, quindi, immaginare una triplice alleanza Italia-Germania-Regno Unito. Il sogno sarebbe quello di coinvolgere anche Francia e Spagna
Il nostro Paese può fare da catalizzatore grazie a Leonardo (ex Finmeccanica), che ha giocato d’anticipo negli ultimi due anni alleandosi prima con i tedeschi di Rheinmetall sui carri, e poi con i turchi di Baykar sui droni di ultima generazione.
La Germania dovrebbe quindi mettere a disposizione le forze di Rheinmetall, Diehl e ThyssenKrupp. Gli inglesi contano su BAE Systems, con la loro celebre rinomanza nella produzione di sottomarini nucleari, caccia da combattimento e sistemi per la difesa.
Sulla carta, l’alleanza sembra un affare semplice. Ma superare certi nazionalismi non lo è, affatto. Nel campo della Difesa si potrebbe valutare la creazione di una holding specifica, unificando Leonardo, Airbus Defence, Rheinmetall, BAE Systems e Thales, sul modello di Airbus.
Parimenti, non sarebbe affatto sconsiderato unificare i progetti FCAS e GCAP in un unico programma UE per la sesta generazione di caccia. E parimenti si dovrebbero standardizzare i sistemi d’arma: cosa che eviterebbe la concorrenza interna, ridurrebbe costi e sprechi, e migliorerebbe l’interoperabilità.
La medesima condivisione di intenti e di operato andrebbe poi applicata alla cybersecurity e alla guerra elettronica, settori nei quali sarebbe auspicabile una joint venture tra i leader europei indiscussi come Thales, Atos, Leonardo. Al contempo, dovremmo procedere alla costruzione di un’infrastruttura cloud militare sovrana europea, per proteggere i dati strategici. Nel settore spazio, invece, si potrebbe rafforzare il ruolo di Thales Alenia Space, Airbus Defence & Space e OHB, con il supporto UE per sviluppare satelliti per comunicazioni sicure, sorveglianza e difesa antimissile. Senza dimenticare che l’accelerazione di Galileo e IRIS2 ridurrebbe la dipendenza dal GPS americano.
In ambito tech, e nel ramo droni e IA, si potrebbe pensare di rafforzare la joint venture tra Leonardo, Baykar e Rheinmetall per sviluppare droni autonomi e sistemi robotici da combattimento. Infine, nel mondo del supercalcolo e del quantum computing per la difesa, si potrebbero coinvolgere aziende leader europee come SAP, Dassault Systèmes e ASML per lo sviluppo di capacità avanzate di analisi predittiva.
Più che i capitali, però, servono le decisioni coraggiose.
- Serve di certo un Fondo Europeo della Difesa, finanziato con debito comune, per supportare fusioni strategiche e investimenti in R&D.
- Serve un comando militare unico, sul modello del Pentagono, con forze specializzate integrate, in cui ogni Paese contribuisca con competenze mirate.
- Serve un procurement unificato, sul modello di quello utilizzato per i vaccini Covid, a garanzia di ordini su larga scala.
- Infine, serve una standardizzazione delle normative di export, per evitare che eventuali divergenze tra i Paesi possano bloccare le vendite internazionali.
Mentre qualcuno pensa a questo (sì spera!) la Borsa crede già nella scommessa: da inizio anno Leonardo ha guadagnato quasi l’80% (+100% in un anno, + 400% in tre anni), e Rheinmetall ha segnato un +120% (+160% da un anno e +600% in tre anni).
Possiamo farcela. Basta volerlo.

