Liliana Segre ha diramato un suo personale ma del tutto sostenibile appello sul ddl antisemitismo affidando le sue parole all’Ansa.
La senatrice a vita si dice «incredula di fronte alle divisioni che si stanno manifestando sul ddl contro l’antisemitismo: ci sono temi sui quali un Paese civile dovrebbe ritrovarsi unito al di là delle logiche di schieramento».
In effetti l’iter parlamentare del ddl procede in mezzo a tante, gratuite (per non dire inaudite) divergenze. La senatrice per prima non avrebbe mai creduto che potesse diventare così divisivo. E ha ragione.
Perciò si espone in prima persona richiamando tutte le forze politiche, arrivando perfino a dirsi “disponibile” a quella che definisce «un’inessenziale modifica»: esplicitare la possibilità di presentare critiche al governo Netanyahu.
Una piccola modifica testuale, dice, che sarebbe funzionale ad ottenere l’intero emiciclo schierato compatto contro quelle pratiche di odio razziale che hanno lasciato un segno indelebile nella storia dell’umanità.
Segre si rivolge ai partiti ancora contrari «affinché compiano un ulteriore sforzo di generosità e di responsabilità, mettendo da parte ogni speculazione e avendo di mira il superiore interesse del Paese».
E specifica che «una lacerazione su un argomento così sensibile danneggerebbe l’immagine dell’Italia e contribuirebbe ad alimentare un clima di intolleranza e di diffusione dell’odio».
Perché se il clima di antisemitismo crescente è palese, le divergenze invece restano. E questo è inconcepibile, almeno in un Paese come il nostro, con una Costituzione che predica il contrario.
L’appello accorato e ineccepibile, sotto il profilo tanto etico quanto normativo, scuote anche i partiti di maggioranza.
Le prime reazioni arrivano dal presidente del Senato, che si dice sorpreso di come «qualcuno faccia finta di non sentire» le parole di Segre.
Clamore immediato nelle opposizioni: il Pd si spacca, con l’area riformista da subito favorevole alla legge. La capogruppo alla Camera Chiara Braga stigmatizza: «le parole della senatrice Liliana Segre non possono lasciarci indifferenti. Sono le parole di chi ha fatto del dialogo e del confronto una cifra della propria vita pubblica».
Segue Angelo Bonelli da Avs, ricordando che «la destra al governo ha fatto un uso strumentale del ddl antisemitismo per silenziare ogni legittima forma di dissenso contro le politiche di Israele». Quindi, insiste, l’unica via per raggiungere il consenso unanime è «immaginare una legge diversa».
Piero Fassino, e i suoi i riformisti dem., non concorda. Azione, col capogruppo Matteo Richetti, invita a non sottovalutare l’appello di Segre.
Favorevole alla proposta della senatrice il segretario di +Europa Riccardo Magi: ok alle (poche) modifiche.
A conti fatti, entrambi gli schieramenti leggono l’appello di Segre come una conferma delle proprie tesi. E restano sulle sponde opposte. Preferiscono perdere il senso profondo della legge in preparazione, e mandare avanti il proprio orgoglio piuttosto che il bene comune. Spaccature simili, in questo calderone stonato delle sinistre, non sono più accettabili.
- Associazione socialista liberale
- Cose di provincia
- Dai teatri e altro
- Dal mondo
- Economia e Lavoro
- Il Mondo è Bello perché è Avariato
- Giustizia
- Il Corriere della Pera
- In evidenza
- Istituzioni e territorio
- L’editoriale
- L’occhiodelbue
- Non menare il can che dorme
- Parliamo di noi
- Pillole di cultura
- Politica
- Politique d’abord
- Prampoliniana
- Prima pagina
- Redazione
- Route El Fawari
- Sanita
- Sport in pillole
- Storia socialista
- Suffrangetta
Vice Direttrice. Giornalista pubblicista. Laurea cum laude in Scienze Politiche Economico/Internazionali. Master ISSMI - Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze. Stagista UNESCO e ricercatrice per i Ministeri dell'Interno e della Difesa. Analista al Centro Alti Studi per la Difesa. Esperta di politica militare e diritto internazionale. Funzionario della Pubblica Amministrazione. Appassionata di letteratura e musica classica, è pianista per diletto. Ha pubblicato un romanzo e alcune antologie poetiche. Autrice per L'Avanti! di Mauro Del Bue fino al 2023, oggi scrive anche per Stampa Parlamento, Corriere Nazionale, Mondoperaio, Il Chaos e L'Autiere. Moderatrice e relatrice in dibattiti accademici sul diritto internazionale. Socia del Club di Cultura Classica e dell'Associazione Socialista Liberale. Aderente a Reporters sans frontières e al Movimento Federalista Europeo.


1 commento
I nazisti decisero per lo sterminio degli ebrei. Salvare un ebreo, da noi, fu amore per i perseguitati e forza del cuore che batte per la libertà e la giustizia.
E’ uno strazio quello che ha fatto Netanyahu poiché tutto torna sul capo degli israeliti. Ma gli ebrei non sono tutti col governo. La colpa è del governo, non del popolo.
Certo è che la shoah ora è quella dei palestinesi.
Se si allarga il quadro internazionale si complica ancor di più il giudizio che dobbiamo dare sulle vicende di questi tempi.