di Salvatore Sechi
I commenti negativi, relativi all’incapacità di Donald Trump di negoziare l’avvio di un iter verso la pace nella guerra tra Russia e Ucraina, sono un sold out. Anche nelle colonne della grande stampa si sprecano. In realtà le cose è probabile che siano andate diversamente.
Trump aveva lasciato intravvedere come il minimo sindacale avrebbe potuto essere il cessa te il fuoco, nella forma anche solo della sospensione della guerra aerea, tra Mosca e Kiev.
Non si è avuto nulla di tutto ciò,è vero.Mi pare che, invece, si possa ottenere molto di più. Come mai?
Trump ha condiviso l’opinione (e l’interesse) di Putin di puntare alla fine definitiva della guerra.Di qui la proposta di avviare non una soluzione circoscritta, momentanea e quindi sempre vulnerabile in quanto revocabile,ma un più corposo negoziato globale. E’ quanto probabilmente è avvenuto nelle 4 ore di colloqui tra i due capi di Stato.
Trump si è trovato di fronte ad un ostacolo insuperabile: cioè la determinazione di Putin di non rinunciare ad un solo centimetro del territorio ucraino finora conquistato dal suo eser cito in due anni di invasione.
L’operazione militare si è rivelata non un intervento speciale né una partita di giro.Più volte, infatti, Mosca è sembrata soccombere, di fronte all’intenso soccorso militare fornito a Kiev dai paesi della Nato e dagli Usa.Il costo umano per i russi è pesantissimo. Circa un milione di uomini hanno perso la vita e si è dovuto fare ricorso al sostegno di reparti delle forze armate coreane. Dunque, l’immagine di un potere a mal partito, se non declinante.
Di qui la richiesta fatta da Putin a Trump di esigere il controllo dell’intero territorio ucraino, di smilitarizzare il paese, e impedire l’incorporazone di Kiev nei ranghi della NATO.
Di fronte a questa resistenza insuperabile,Trump ha dovuto rassegnarsi a spostare interame nte il centro e il senso colloquio, privilegiando gli interessi del proprio paese.
In fondo, gli ucraini sono finiti nella morsa di uno scontro impari con una grande potenza come la Russia, che è dotato su scala mondiale del più potente arsenale nucleare esistente. Putin non è uno statista interessato all’uso delle buone maniere. Identifica la sua autodifesa e sicurezza anche nel sopruso, cioè nell’aggressione pura e semplice di un piccolo paese. Ma si tratta di un conflitto interno all’Europa, e cioè di un problema dei paesi membri.
Nel momento in cui Trump ribadiva l’impossibilità di costringere Mosca alla resa- sollecitata da Zelensky e dalla Nato – ha ritenuto opportuno fare un passo avanti, cioè rovesciare interam ente il rapporto con Mosca.
Ha quindi giocato la carta della rilegittimazione della Russia. Il che ha comportato la liturgia dell’applauso, dell’inchino dei membri del reparto di guardia al passaggio dello zar. Il messaggio è stato,quindi,chiaro sin da primo momento.
Trump con la politica dei dazi non ha avuto finora l’esito positivo che ci si aspettava. L’enor me debito pubblico da cui sono afflitti gli Stati Uniti è garantito dal massiccio acquisto – da par te degli investitori cinesi – dei Treasury bonds emessi dal governo di Washington. Ecco perchè, dunque, l’Ucraina non è in primo piano nei calcoli e nei disegni futuri di Donald Trump.


1 commento
Queste righe toccano un aspetto della questione, ossia il triangolo USA-Russia-Cina, che a me sembra essere piuttosto rilevante, e che mi pare invece abbastanza sottovalutato, o non sufficientemente presente, nelle considerazioni che si fanno in argomento.
Paolo Bolognesi 18.08.2025