Ma che Giorgia è quella che si impossessa del podio del plenum dell’Onu per dire la sua su temi importantissimi che oggi, e non da oggi, affliggono il mondo.
Non certo quella che, sino a un giorno prima delle elezioni politiche del 2022, guidava le sue orde in una opposizione barbara e sfascista, contestatrice per contrapposizione con qualunque decisione adottasse il governo in carica.
E invece, avvolta nel dubbio amletico del “cosa essere o cosa non essere“, ce la ritroviamo discettare delle crisi globali, l’Ucraina, il Medioriente, il rapporto con il sud del mondo, l’Intelligenza Artificiale, la riforma della governance dell’Onu, con parole che a confronto il verso delle colombe fa impallidire.
Queste sono state le criticità sulle quali la Meloni ha espresso la posizione, certamente sua, forse dell’Italia, non certo della sua maggioranza, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel secondo, da quando è premier, dei suoi interventi al palazzo di vetro.
Sarebbe interessante, infatti, sapere cosa ne pensa Salvini delle parole di Giorgia sulla guerra quando dice che la posizione dell’Italia sul sostegno a Kiev non “si cambia” aggiungendo inoltre che ”la ferita inferta al sistema internazionale fondato sulle regole dalla guerra d’aggressione russa all’Ucraina sta avendo effetti destabilizzanti, molto oltre i confini nella quale si consuma, e come un domino sta contribuendo a riaccendere, o far detonare, altri focolai di crisi”.
Che poi da Salvini inevitabilmente si rimbalza a Trump che proprio ieri aveva detto che “Putin è un mio grandissimo amico”. Un trittico quello tra Salvini, Trump e Putin nel quale l’italiano recita sicuramente il ruolo del fratello scemo sempre con la manina aperta in attesa della paghetta.
Ma sarebbe anche interessante sapere cosa pensa la parte “fascistoide”, non so quanto ma sicuramente grande, del partito di Giorgia sulla sue parole riguardo la crisi in Medioriente.
“Pur riconoscendo a Israele il diritto di difendersi da attacchi esterni, come quello orribile del 7 ottobre scorso”, ha detto la premier, “allo stesso tempo chiediamo ad Israele di rispettare il diritto internazionale, tutelando la popolazione civile, anch’essa vittima in gran parte di Hamas e delle sue scelte distruttive” aggiungendo che, “l’imperativo è raggiungere, senza ulteriori ritardi, un cessate il fuoco a Gaza e l’immediato rilascio degli ostaggi israeliani. Non possiamo più assistere a tragedie come quelle di questi giorni nel Sud e nell’Est del Libano, con il coinvolgimento di civili inermi, tra cui numerosi bambini”.
Posso solo immaginare l’espressione dei tanti “saluti romani” che compongono Fratelli d’Italia che i palestinesi vorrebbero vederli annientati se non altro perché a sinistra ci sono frange estreme che vorrebbero il contrario. Certo è che entrambi fanno confusione e non sanno distinguere tra popolo palestinese e Hamas e popolo israeliano e Netanyahu mettendo tutto in un grande calderone e fa niente che da una parte e dall’altra ci siano migliaia di vittime inermi, donne e bambini, ma gli estremisti si sa sono rozzi e dozzinali e non hanno intelligenze raffinate.
Poi la Meloni ha toccato il piano Mattei e i rapporti con l’Africa.
La premier ha rivendicato che con il Piano Mattei l’Italia ha impresso “una svolta” ai propri rapporti con l’Africa. “Il nostro intento”, ha detto, “non è imporre, ma condividere” e “il nostro obiettivo, di fronte di decine di migliaia di persone che affrontano viaggi disperati per entrare illegalmente in Europa, è garantire prima di tutto il loro diritto a non dover emigrare, a non dover recidere le proprie radici semplicemente perché non hanno altra scelta”.
Sul fronte dell’immigrazione illegale, Meloni ha detto che contro i trafficanti di esseri umani “bisogna fare di più, le Nazioni Unite devono fare di più, perché queste organizzazioni criminali stanno riproponendo, sotto altre forme, una schiavitù, intesa come mercificazione dell’essere umano”.
Sconfiggere gli schiavisti del Terzo millennio “è possibile e possiamo farlo se uniamo le forze, con una maggiore cooperazione e iniziative congiunte tra le nostre Forze di polizia, i servizi di intelligence e le autorità giudiziarie”. E, ha aggiunto rivendicando una strategia lanciata dall’Italia, “adottando la formula ‘follow the money’. Una intuizione di due grandi giudici italiani, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che è diventata un modello, anche a livello internazionale, per contrastare le organizzazioni criminali”.
Infine Amleto Meloni ha toccato il tema dell’intelligenza artificiale.Per la premier, l’IA “disegna un mondo nel quale il progresso non ottimizza più le competenze umane, ma può sostituirle, con conseguenze che rischiano di essere drammatiche soprattutto nel mercato del lavoro, verticalizzando e concentrando sempre di più la ricchezza”. Alleluia.
Non so se dalle sue parti hanno capito bene il senso di tutte le sue parole ma una cosa è certa, che questa Meloni è molto diversa da quella che prese milioni di voti due anni fa, anche se i suoi seguaci ancora si accorgono del suo cambiamento. Forse perché è finto ed è solo una facciata. Forse perché è solo su certi scenari e non su altri. “Essere o non essere, questo è il dilemma”, disse Amleto dopo aver parlato con il fantasma del padre, ma il dubbio del principe era sul tema fondante dell’esistenza che separa la vita dalla morte e non certo sul dubbio se piacere o meno ai “fascistelli” di Fratelli d’Italia.

