di Giovanni Crema.
L’ Italia conquista la Legge sul divorzio il giorno 1 Dicembre 1970.
Proprio in questa data, infatti, l’ordinamento giuridico italiano ha introdotto la Legge Fortuna – Baslini, ovvero la n. 898- “Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio”, elaborata da Loris
Fortuna e da Antonio Baslini.
La strada per giungere a questo risultato è stata davvero molto lunga.
Il divorzio arrivò in Italia agli inizi del 1800 con Napoleone, che consentiva di sciogliere i
matrimoni civili.
La Legge, poco sfruttata all’epoca, era davvero molto complicata nell’applicazione: i coniugi per separarsi avevano la necessità dell’approvazione dei genitori e dei nonni. Ci volle circa un secolo perché in Italia si rimettesse mano a questa norma.
Progetti per l’introduzione del divorzio in Italia furono presentati dai liberali fin dal 1878
con la proposta Morelli, seguita dai progetti di legge Villa (1882-1883), Villa – Zanardelli
(1882), per concludersi definitivamente con il progetto Zanardelli del 1901.
Nel 1902 il Governo di Giuseppe Zanardelli elaborò una direttiva che prevedeva il divorzio solo in caso di adulterio, di lesioni del codice, ma anche di condanne gravi.
Purtroppo non venne approvata e non si parlò più di questo tema per più di cinquant’anni.
L’Italia rimase molti anni senza una legislazione in materia.
Il divorzio era ammesso in quasi tutto il mondo civile. Era da sperare che venisse introdotto anche in Italia poiché l’opinione pubblica diventava ogni giorno più favorevole e due progetti per attuarlo, proposti dal Villa e dallo Zanardelli, ottennero già l’approvazione delle Commissioni parlamentari nominate ad esaminare quei progetti.
I costumi nostri sarebbero senza dubbio migliorati ma rimase tutto come prima.
Loris Fortuna, deputato socialista, presenta il primo ottobre 1965 in Parlamento un
disegno di legge per l’istituzione del divorzio, più precisamente “Casi di scioglimento del
Matrimonio”.
Nell’inizio della relazione alla Proposta di legge n. 2630 si legge:”
L’esigenza di una riforma dell’istituto matrimoniale, intesa a introdurre attenuazioni al principio della indissolubilità, non è cosa di oggi; essa veniva costantemente avvertita da legislatori, giuristi, scrittori e da uomini di governo prima ancora che lo Stato con il codice del 1865, sottrasse alla egemonia della chiesa cattolica la disciplina del matrimonio.
Ed è bene ricordare che dall’Unità d’Italia ad oggi sono state, al riguardo presentate al Parlamento ben 10 proposte di legge per lo scioglimento del matrimonio, di cui due di iniziativa governativa; nessuna però ha avuto utile esito”.
Ci avevano già provato i socialisti Renato Sansone e Giuliana Nenni, negli anni cinquanta, mettendo a punto una legge di “piccolo divorzio” per i casi estremi di ergastolani, malati di mente, scomparsi, divorziati all’estero. Nella presentazione del disegno di legge, Fortuna spiega la necessità della riforma con la condizione di isolamento in cui era venuto a trovarsi il diritto italiano, in questo istituto, rispetto agli ordinamenti stranieri, e con la considerazione che in quegli anni la media annua dei figli illegittimi è di circa ventiduemila, e la media annuale delle separazioni legali si aggira fra novemila e diecimila.
La legge sul divorzio permette di sciogliere, secondo le parole di Loris Fortuna, ciò che
“per ragione propria dei componenti è già virtualmente disciolto” e pertanto di porre
rimedio a una situazione di fatto già molto diffusa.
Il carattere popolare che andava assumendo la battaglia divorzista era testimoniato anche dal numero di messaggi (32.000 cartoline e 4.000 lettere) che Fortuna aveva ricevuto alla Camera tra l’ Ottobre e il Marzo 1966 su iniziativa del settimanale “ABC”, e che furono presentati al Presidente dell’Assemblea in occasione del dibattito sulla giustizia.
Mentre il movimento cresceva, in Parlamento iniziavano le manovre diversive per non discutere la legge con la presentazione di una proposta di riforma del diritto di famiglia a firma del Ministro Reale repubblicano, in attesa del quale si sarebbe dovuto accantonare la proposta Fortuna.
E contemporaneamente, di fronte a un’opinione pubblica che si andava sempre più interessando alla questione, si muovevano le gerarchie cattoliche e lo stesso Pontefice Paolo VI che all’inizio del 1967 aveva pubblicamente espresso “sorpresa e dispiacere nei confronti del Parlamento che si era espresso favorevolmente sulla compatibilità del divorzio con le norme dell’ordinamento costituzionale italiano”.
Di fronte agli indugi e alle reticenze dei partiti laici, che pure si erano tutti pronunciati in favore del divorzio ma non riuscivano a dare un seguito operativo alla scelta, la Lid nel congresso di Roma si apriva con l’ interrogativo “Verso le liste divorziste alle elezioni?” proposto dal segretario della Lid (Lega Italiana per l’istituzione del divorzio) come arma di pressione verso i partiti. Dal Congresso uscì invece l’ indicazione di appoggiare quei candidati che fossero impegnati a rappresentare il progetto divorzista nella nuova Legislatura. Così accadde che il 5 Giugno 1968, subito dopo la prova elettorale 70 parlamentari dei partiti laici, PCI, PSU, PSIUP, PRI, a eccezione dei liberali che
proposero il 7 Ottobre 1968 un loro progetto a firma di Antonio Baslini – presentarono un
disegno di legge unificato, ancora con primo firmatario Loris Fortuna, il primo della quinta
Legislatura Repubblicana.
Nell’Aprile 1969 il progetto di tutti i laici, ulteriormente unificato con quello presentato separatamente del liberale Antonio Baslini, fu discusso alla commissione giustizia della Camera dei Deputati per iniziare poi, alla fine di maggio, il dibattito generale in aula. Per la prima volta una proposta divorzista veniva affrontata a Montecitorio. L’avvenimento poteva essere considerato di portata storica, tanto più in presenza di una maggioranza relativa di Governo di osservanza cattolica.
Di fronte ai tentativi di ritardare la discussione Marco Pannella segretario della Lid (Lega italiana per l’introduzione del divorzio), iniziava assieme ad altri radicali lo sciopero della fame per la fissazione dei termini delle votazioni e il 29 Dicembre 1969 la Camera dei Deputati votava la Legge con 325 voti favorevoli e 283 contrari.
Dopo la votazione alla Camera dei Deputati, il buon esito finale della legge sul divorzio era tutt’altro che scontato. In Senato della Repubblica la maggioranza dei partiti divorzisti era molto più ristretta e con notevoli incerti. Tra i molti ostacoli che venivano continuamente posti, i democristiani sollevarono l’ eccezione di incostituzionalità sull’estensione del divorzio ai matrimoni concordatari per bloccare la discussione e il Vaticano da parte sua, inviava una nota al Governo italiano per dichiarare che quel disegno di legge violava il Concordato.
Dal Settembre al Novembre 1970,il lungo e difficile iter legislativo del divorzio, sotto la pressione dell’opinione pubblica, arrivò in porto avendo ragione di tutti gli ostacoli che si frapponevano. Il 9 Ottobre 1970 la legge modificata da emendamenti contrattati dallo schieramento divorzista con la DC passava nel Senato della Repubblica.
Nella notte tra il 30 Novembre e il primo Dicembre 1970 la proposta di legge Fortuna – Baslini venne definitivamente approvata dalla Camera dei Deputati con 319 voti favorevoli e 286 voti contrari, divenendo la Legge 898 che introduce nel nostro ordinamento giuridico il divorzio.
All’uscita da Montecitorio, l’ onorevole Loris Fortuna venne portato in trionfo dai divorzisti, ma dopo quel risultato, per varare la legge, ci volle ancora un anno.
Loris Fortuna intuì lo straordinario cambiamento che stava avvenendo nel nostro Paese.
Un Paese nel quale la politica (intesa come classe dirigente) viveva come se l’Italia fosse ancora quella del dopoguerra, mentre una parte rilevante della società era già in linea con le grandi trasformazioni che stavano avvenendo nell’Europa. E quindi lui capì, ed era favorevolissimo, che era opportuno spingere nel suo Partito Socialista la componente liberale, la componente laica, favorevole alla modernizzazione e alla laicizzazione dei costumi del Paese.
Non fu facile, se pensiamo che persino nei movimenti giovanili della sinistra risentivano di
una tradizionale posizione che era più impegnata sui problemi della società economica,
addirittura con frange dichiaratamente anticapitalistiche.
Lui capì questo e fu importantissimo e fondamentale per la vittoria, sia parlamentare e
poi referendaria.
Perché diede la possibilità a donne e uomini politicamente diversi di essere liberi dal legame di appartenenza e di costruire un elemento di mobilitazione di massa, che ha avuto poi anche la grande capacità di condizionare positivamente i lavori parlamentari.
L’approvazione del divorzio rappresentava un fatto pressoché unico nella storia dell’Italia
repubblicana per almeno due motivi. Perché la riforma era stata promossa attraverso una azione che si era configurata principalmente extraparlamentare, e perché per la prima volta la Democrazia Cristiana era stata battuta in Parlamento da una maggioranza che aveva unito nello stesso fronte tutti i partiti laici,dal PCI al PLI. Quel successo, ritenuto impensabile solo cinque anni prima, ebbe ripercussioni nelle vicende politiche italiane del successivo quinquennio.
Il Dicembre del 1970 è uno di quei momenti della storia d’ Italia destinato ad esser ricordato per lungo tempo. Il Parlamento italiano, approvando una legge che regolamenta lo scioglimento del matrimonio introduce nel nostro Paese l’istituto del Divorzio. Si conclude così un lungo percorso di battaglie e rivendicazioni nelle piazze, nelle case e nelle aule dei Tribunali iniziato già alla fine dell’ottocento.
La storia ormai cinquantennale di questa legge si sovrappone a quella di un periodo che ha visto profondi cambiamenti sociali e politici nel nostro Paese. I legami familiari e i vincoli derivati dall’unione coniugale sono stati, e continuano ad essere un aspetto particolarmente sensibile e delicato che spesso si sovrappone a questioni religiose, di giustizia sociale e di uguaglianza di genere. Non a caso, infatti la legge sul divorzio, è stata spesso criticata, ripensata e aggiornata negli anni seguenti al fine di adeguare la legislazione ai rapidi cambiamenti sociali.
Nel 28 giugno del 1972 Loris Fortuna presentò una proposta di legge “Riforma del diritto di famiglia” che sulla scia dell’approvazione della legge del divorzio e della vittoria sul referendum che prevedeva la sua abrogazione, dopo un laborioso iter parlamentare il 19 maggio 1975, il Parlamento italiano approvò la legge 151 per la riforma del diritto di famiglia, con una larghissima maggioranza e la sola astensione del Movimento Sociale Italiano.
Cadde la patria potestà, passò la parità dei coniugi nella coppia e soprattutto sparì la discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio. Una riforma decisiva nello sviluppo giuridico e sociale del paese che riconobbe alla donna una condizione di completa parità con l’uomo, all’interno della famiglia, e garantisce la tutela giuridica dei cosiddetti “figli illegittimi”.
Senza il progresso civile che è stato iniziato con l’introduzione delle leggi volute da Fortuna, non ultima quella sul “nuovo Diritto di Famiglia”, molto più difficile sarebbe stato l’emergere di rapporti di uguaglianza, l’accesso consistente a tutte le professioni e l’affermarsi di una nuova dignità e libertà per la donna.
Loris Fortuna fu una particolare figura, spesso dimenticata del socialismo italiano. E’ difficile infatti trovare una biografia che comprenda tutto ciò che ha rappresentato.
Dalla legge sul divorzio alle numerose battaglie per i diritti civili.
Andate su Google, e digitate Roma via Loris Fortuna. zero. Fate poi la prova con Milano, Torino, Napoli, Bologna….sempre zero. A Udine risulta un parco con il suo nome e recentemente gli Avvocati suoi colleghi, hanno ottenuto che venga intitolata a suo nome un’aula del Tribunale della città friulana.
Mi auguro che per il futuro avvenga quanto Il mio fraterno amico on Roberto Villetti ha scritto sull’Avanti!, in occasione della sua scomparsa, che: “Loris Fortuna è stata una personalità importante che sarà ricordata per la legge sul divorzio, che è stata una cosa veramente grande nella civilizzazione del nostro Paese e sarà ricordato anche quando altri, che hanno ben meritato per la Repubblica e ci appaiono più importanti, saranno dimenticati”.

