Nel febbraio 2026 il Ministero della Giustizia ha attivato 36 Centri per la Giustizia Riparativa distribuiti su tutto il territorio nazionale, segnando così un passo fondamentale nell’implementazione della riforma Cartabia che vedrà ora coinvolte anche le persone in esecuzione penale in carcere.
Un recente rapporto del Garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna ha evidenziato alcune criticità nel sistema della giustizia riparativa in carcere: procedure ancora da definire, strumenti e modalità di accesso ai programmi non uniformi nei diversi istituti. Il monitoraggio ha inoltre messo in luce la necessità di rafforzare la formazione del personale penitenziario e degli operatori dei centri, aumentare la consapevolezza di detenuti e vittime sui benefici dei percorsi, sviluppare strategie regionali organiche, integrare i principi riparativi nelle attività trattamentali e predisporre sistemi di protezione e monitoraggio adeguati. Queste osservazioni sottolineano l’urgenza di favorire lo scambio di esperienze e competenze tra professionisti del settore, attivando maggiormente la comunità.
Da questa esigenza nasce la proposta di un percorso di formazione e confronto internazionale, centrato sul dialogo con sistemi di giustizia riparativa comunitaria già evoluti, come quello della California dove, nonostante i storici alti tassi di carcerazione, sono stati sviluppati programmi strutturati sia in ambito carcerario sia comunitario, partendo dal presupposto che riparare i legami sociali e ristabilire la fiducia reciproca sia al centro di una vera reintegrazione e prevenzione della recidiva.

Ecco perché si svolgerà a Parma l’evento “Giustizia riparativa e programmi di reinserimento comunitario: pratiche e scenari in dialogo” dal 22 al 24 giugno 2026, presso l’Auditorium “Carlo Mattioli” – Palazzo del Governatore (Piazza Garibaldi 19).
Il progetto propone un approccio integrato e sistemico alla giustizia riparativa, andando oltre la sola mediazione autore-vittima e valorizzando il ruolo della comunità, delle vittime dirette e indirette, delle famiglie, degli autori di reato e delle istituzioni penitenziarie.
L’obiettivo è dunque quello di favorire lo scambio internazionale con professionisti ed esperti del settore e tra esperti del territorio per incentivare l’avvio di progettualità future; apprendere pratiche consolidate per il reinserimento comunitario, il coinvolgimento dei familiari e la tutela delle vittime, con specifica attenzione alla mitigazione dei rischi;
Acquisire strumenti operativi per rafforzare la capacità del territorio di attivare percorsi efficaci, attenti e inclusivi di giustizia riparativa.
I destinatari del progetto sono mediatori penali, operatori dei servizi di supporto alle vittime, funzionari giuridico-pedagogici, assistenti sociali, avvocati, volontari e organizzazioni territoriali attive nell’accoglienza, nel reinserimento e nel supporto alla genitorialità in contesti detentivi.
Gli organizzatori principali sono il Garante delle persone private della libertà personale della Regione Emilia-Romagna e il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’Economia – C.I.R.Vi.S. dell’Università di Bologna.
Hanno collaborazto alla realizzazione delle conferenze diversi istituti internazionali: Impact Justice (Los Angeles – Usa), Mend Collaborative (Los Angeles – Usa), Mass Liberation (Los Angeles – Usa), Healing Dialogue and Action (Los Angeles – Usa).
I partner sono il C.I.M.F.M (Centro Italiano di Mediazione e formazione alla Mediazione), EssereUmani, Fondazione Casa di Carità Arti e Mestieri ONLUS, Sostegno & Zucchero Associazione familiari e amici sofferenti psichici Reggio Emilia, Cooperativa sociale L’Ovile – Anfora.
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