Siamo al delirio, almeno si spera, perché se non fosse follia ma lucido disegno di morte sarebbe molto peggio.
In entrambi i casi sono cupe le ombre dell’autunno che si addensano sull‘orizzonte dell’America e del mondo intero.
“Se perdo per gli Stati Uniti sarà un bagno di sangue”, ha tuonato Trump dal palco dell’Ohio in un lungo e cupo discorso in cui ha definito il 5 novembre, il giorno del voto per le presidenziali, la data più importante della storia americana, uno spartiacque che segnerà il futuro degli Stati Uniti.
E dopo questa promessa di morte, è andato giù duro su altri temi.
“Non so se voi li chiamate persone. In alcuni casi non lo sono, sono animali” ha detto parlando dei migranti che approdano negli States attraverso i varchi clandestini alla frontiera con il Messico.
Parole durissime quelle pronunciate da Trump, tirate fuori mentre parlava delle difficoltà dell’industria automobilistica americana, che fanno a cazzotti contro ogni valore di carità umana.
Che può significare “bagno di sangue” se non quello che le parole dicono e che suona come la minaccia di chi vuol vincere per forza, anzi di chi pretende il potere e lo vuole a prescindere dal risultato elettorale, a prescindere dalle stesse elezioni.
Parole che in un colpo solo cancellano, da George Washington, duecentocinquanta anni di storia democratica americana e che raccolgono, ahimé, l’applauso di molti americani.
La sensazione è che l’assalto al Campidoglio fu solo un timido antipasto di quel che potrà succedere e che le orde dei fanatici possano essere ben più di una paio di centinaia di cow boy variopinti di piume indiane e teste di bufalo.
Nulla a confronto appare quella “carneficina americana” di cui parlò durante il suo giuramento nel 2017.
Dure le reazioni.
“Incita la violenza e ha sete di vendetta”, ha tuonato Joe Biden.
“Le sue parole mostrano ancora più chiaramente che dobbiamo vincere le elezioni”, ha rincarato la dose l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi.
“Parole estrapolate dal contesto”, accusano dallo staff di Trump, “dai media mainstream che mentono”. Puntano il dito su Biden “che si sta impegnando in un editing ingannevole e fuori contesto che fa vergognare anche Roman Polanski”.
Agli attacchi dell’ex presidente Biden ha risposto con un un mix di ironia e temi seri.
In corsa per il 2024, ha detto, “c’è una persona che è troppo anziana e mentalmente inadatta alla presidenza. L’altro candidato sono io”.
Poi ha aggiunto “Viviamo in un momento senza precedenti. La democrazia e la libertà sono sotto attacco. Putin è in marcia sull’Europa e il mio avversario si inchina a lui e gli dice di fare quello che vuole. Ma noi non ci inchineremo, io non mi inchinerò”.
Parole vere quelle di Biden che guardano a Mosca e a Putin che raccoglie l’85% dei voti.
Un plebiscito, più alto ancora delle precedenti elezioni di Putin, che sporca la repubblica russa con il sangue versato in Ucraina, con quello versato dai suoi oppositori, e che fa a cazzotti con le minacce dell’uso delle armi nucleari e delle armate schierate ai confini con la Finlandia.
Ecco, è proprio la parola “minaccia” il fil rouge che lega Washington a Mosca e che sta cancellando la parola democrazia dalle elezioni presidenziali che di democratico non hanno più neanche il lontano sapore.
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Vice Direttore. Nato nel 1956, studi classici e poi laurea in giurisprudenza, oggi è avvocato nella sua città, patria di Ovidio e Capograssi: Sulmona. Da bambino, al seguito del padre ingegnere, ha vissuto, dall’età di 6 sino ai 12 anni, in Africa, tra Senegal, Congo, Ruanda, Burundi, rimanendo anche coinvolto nelle drammatiche vicende della rivolta del Kivu del 1967. Da pochissimi anni ha iniziato a cimentarsi nell’arte della letteratura e ha già pubblicato quattro romanzi: “La Foglia d’autunno”, “L’ombra dell’ultimo manto” "I leoni siamo noi" (a quattro mani con la giornalista Francesca Di Giuseppe) e "Virgilia". Quest'ultimo vincitore del premio letterario internazionale Ovidio edizione del 2024. Giornalista pubblicista è anche opinionista del Riformista, di Mondoperaio, del Nuovo Giornale Nazionale. Impegnato in politica è attualmente membro del movimento Socialista Liberale.


1 commento
Le minacce le vedete solo voi sia chiaro. Io e milioni di italiani come me per niente, anzi.
Mi spiace per voi, non avete ancora chiaro che il sistema occidentale sta crollando pezzo per pezzo, e che non esiste già più un mondo unipolare dominato da America e dollaro.
Vivaddio.
Trump pensa solo agli Stati Uniti e fa benissimo, Putin pensa solo alla Russia e fa benissimo, l’Europa pagherà il prezzo più alto per tutti i suoi errori e le sue debolezze.
Che serva di lezione a tutti gli europei che non seguono l’esempio dell’Ungheria.