di Angioletta Massimino
In Sicilia, di solito, quando si vuol dire che qualcosa ha breve durata si dice che dura ‘da Natale a San Silvestro’. Il massimo della brevità!
Ebbene, sempre in Sicilia, questo record è stato battuto, perché il Ponte Scorciavacche, sulla Palermo – Agrigento, nei pressi di Mezzojuso, inaugurato il 25 dicembre del 2014, è crollato il 30 dicembre 2014, non è arrivato neanche a San Silvestro.
Record battuto!!
Ma quel che ha lasciato tutti ancora più strabiliati è stata la fretta che si è avuta nel costruire questo Ponte, tra l’altro su un terreno non idoneo, e per di più in tempi record, fatto mai accaduto, specie in Sicilia.
E ancora più fretta si è avuta nell’inaugurare il suddetto Ponte, tanto che non si è atteso neanche il necessario collaudo.
Oggi, in vista di una costruzione molto più importante, come quella del Ponte sullo Stretto, sponsorizzata da Salvini adesso diventato amante della Sicilia, Ponte che dovrà congiungere la Sicilia al resto della Penisola, l’occhio dell’osservatore coglie una pervicacia recidivante.
All’epoca del crollo del Ponte Scorciavacche, il presidente dell’ANAS, l’amministratore delegato e il direttore generale era Pietro Ciucci, tripla carica in capo alla stessa persona, il quale si è trovato spesso ai vertici di enti pubblici e istituzioni economiche tra le più importanti in Italia, come l’IRI.
Nel 2002 Silvio Berlusconi lo nomina al vertice della società Stretto di Messina, la società controllata dall’ANAS che dovrebbe realizzare il Ponte.
Un progetto che l’esecutivo di Prodi blocca nel 2006.
Tra il 2014 e il 2015 sono avvenuti una serie di crolli sulle autostrade d’Italia, che hanno messo in serie difficoltà l’ANAS.
Dopo il crollo del Ponte Scorciavacca nel dicembre 2014, a marzo del 2015 un altro crollo sulla Salerno-Reggio Calabria, in cui un operaio perse la vita.
Ancora ad aprile 2015, vi fu il crollo del viadotto “Himera”, sulla Palermo-Catania.
Per dieci anni Ciucci è stato sotto processo per il crollo del Ponte Scorciavacche, insieme ad altri dirigenti, con la richiesta da parte della Procura di quattro anni di carcere. Dopo vari rinvii, per disquisizioni sulla competenza territoriale tra Termini Imerese e Palermo, e dopo il pronunciamento della Cassazione, nel gennaio 2025 la terza sezione penale del tribunale di Palermo, presieduta da Fabrizio La Cascia, ha assolto con la formula “per non avere commesso il fatto” l’ex presidente dell’ANAS Pietro Ciucci, e i dirigenti della società Stefano Liani e Michele Vigna, dall’imputazione di ‘induzione a dare o promettere utilità’, tramite la costruzione dell’opera subito crollata.
Le accuse di attentato alla sicurezza dei trasporti e falso sono state dichiarate prescritte nel corso del processo, poiché il conflitto di competenza tra la Procura di Palermo e quella di Termini Imerese, che ha reso necessario l’intervento della Cassazione, ha fatto perdere inutilmente diversi anni di tempo, fatto che, però, è stato utile agli imputati, guarda caso, infatti sono state dichiarate prescritte le accuse a carico di altri 9 imputati.
Nel 2023, subito dopo le elezioni, il governo Meloni riprende il progetto di Berlusconi per costruire il Ponte. E a chi affida tutto? A Pietro Ciucci, il quale fa risorgere la società Stretto di Messina che era andata in liquidazione.
Oggi lo stesso Ciucci è amministratore delegato della “Stretto di Messina S.p.a.”, società concessionaria dello Stato per la costruzione del collegamento stabile viario e ferroviario tra la Sicilia e la Calabria.
Che fatalità! Fosse anche solo per un fatto scaramantico, non mi sembra un buon inizio.
Spendere, inoltre, quindici miliardi (quelli previsti…), per il Ponte sullo Stretto, i cui lavori dovrebbero iniziare già a settembre 2025, quando in Sicilia mancano le strade e le autostrade, le ferrovie che congiungano la Sicilia da est a ovest e viceversa (che attualmente, invece, non consentono di raggiungere la parte opposta dell’Isola in un tempo inferiore a tredici ore e anche con cinque cambi di treno, fatto vergognoso), gli ospedali, le scuole, la ricostruzione delle case terremotate e tanto altro ancora, mi sembra un inutile spreco di denaro, che, però, in caso di appalti di grandi opere risultano subito disponibili, dato il ‘magna magna’ che ne consegue, mentre per altro la risposta dei politici è sempre la stessa: “Non ci sono soldi”.

