Italiani, brava gente. Eccoci ad un nuovo capitolo della saga storica che ci riguarda: un manager italiano di 61 anni è stato arrestato e giudicato negli Stati Uniti per aver venduto armi alla Russia, per circa 540 milioni di euro. Il reo confesso aveva creato una rete di società per superare le limitazioni imposte dalle leggi statunitensi. Si chiama Manfred Gruber, e lo scorso 30 marzo si è dichiarato colpevole di associazione a delinquere finalizzata alla violazione dei controlli sulle esportazioni negli Stati Uniti.
Gruber, altoatesino, è il direttore commerciale della Bignami S.p.A, società punto di riferimento per l’importazione e la distribuzione di armi da caccia e tiro. L’azienda è nata nel 1939 a partire da una piccola armeria di Bolzano da un’idea di Battista Berti. Gruber ha sposato la figlia del fondatore, che tutt’ora gestisce l’azienda col resto della famiglia.
Il Dipartimento di Giustizia americano ha ricostruito la vicenda: Gruber ha esportato illegalmente dagli Stati Uniti al Kirghizistan munizioni per anni. La cosa è stata possibile grazie a una ben articolata rete di società che l’imputato e il suo socio controllavano in Italia. Appena arrivate in Kirghizistan, la maggior parte di queste munizioni veniva poi riesportata in Russia. Gruber è stato tratto in arresto lo scorso ottobre 2025, mentre si recava alla fiera di settore a Washington, l’Ausa Annual Meeting & Exposition 2025. Ora si trova nel carcere federale di Brooklyn. A gennaio il suo socio co-cospiratore residente in Kirghizistan, Sergei Zharnovnikov, è stato condannato a 39 mesi di reclusione dopo essersi dichiarato (anche lui) colpevole di aver violato l’Export Control Reform Act. John A. Eisenberg, assistente procuratore generale per la sicurezza nazionale, ha dichiarato:
“I crimini di Gruber hanno contribuito a sostenere una guerra sanguinosa che ha causato innumerevoli vittime”
e ha aggiunto: “La divisione per la sicurezza nazionale è impegnata a chiamare a rispondere quanti convogliano illegalmente armi e munizioni verso la macchina da guerra russa“. “Manfred Gruber ha messo a rischio molte vite fornendo illegalmente alla Russia munizioni militari di fabbricazione americana per un valore di centinaia di migliaia di dollari”, ha dichiarato il vicedirettore Roman Rozhavsky, della divisione di controspionaggio dell’Fbi. “La sua dichiarazione di colpevolezza dimostra le gravi conseguenze della violazione dei controlli sulle esportazioni degli Stati Uniti e l’impegno dell’Fbi nel perseguire chi alimenta illegalmente gli sforzi bellici dei nostri avversari stranieri”, ha aggiunto.
Il procuratore degli Stati Uniti Joseph Nocella, durante l’udienza che si è svolta nel distretto orientale di New York, ha spiegato che l’imputato utilizzava più società per nascondere il suo piano. Ha dichiarato: “Plaudo ai nostri partner dell’FBI e del Dipartimento del Commercio per aver scoperto questo schema micidiale e aver assicurato rapidamente Gruber alla giustizia“.
In base a quanto riportato negli atti giudiziari, Gruber è direttore delle vendite della Società Italiana-1, un grande distributore all’ingrosso di armi da fuoco e munizioni. Il manager ha operato come membro chiave di una rete internazionale di approvvigionamento di munizioni per la Russia, acquistando munizioni dagli Stati Uniti e riesportandole in Kirghizistan in violazione delle licenze del Dipartimento del Commercio rilasciate alla Società Italiana-1, che imponevano che le munizioni restassero in Italia. Ma Gruber non ha mai richiesto, né ottenuto, né posseduto mai alcuna licenza per esportare o riesportare munizioni in Kirghizistan.
Nella rete c’erano altre ditte: la Società Statunitense-1, con sede in Nebraska, disponeva di una licenza per esportare legalmente munizioni alla Società Italiana-1, ma le munizioni non potevano essere riesportate fuori dall’Italia. Eppure, in piena violazione della licenza, il buon Gruber utilizzava una società di copertura (la Società Italiana-2) per riesportare le munizioni della Società Statunitense-1 a Zharnovnikov, il trafficante d’armi del Kirghizistan incastrato da un contratto trovato sul suo telefono.
Sul sito della Bignami SpA si legge: “la storia della Bignami inizia nel 1937, grazie all’intraprendenza di Battista Berti – padre, nonno, appassionato cacciatore e tiratore – nel consigliare ed istruire, sui campi di tiro, amici e compagni di caccia. Ed inizia in quel di Bolzano, nel retrobottega di un negozio di elettrodomestici di un fraterno amico, appassionato cacciatore anch’egli, nelle ore successive all’impegno lavorativo quotidiano“.
Poi è arrivato Manfred e ha rovinato tutto. Peccato.

