C’è un nuovo sport nazionale: guardare il display della pompa di benzina come fosse il tabellone del Totocalcio, trattenere il fiato e poi esultare quando l’importo totale riesce a stare sotto il conto corrente mensile. In questi giorni la misura dello sconforto è diventata la stessa unità di misura dei carburanti: litri, euro e sarcasmo. Perché se fino a ieri ci lamentavamo per il costo del caffè al bar, da qualche giorno lo confrontiamo con la tangibile prospettiva di fare il pieno solo una volta al mese.
Il prezzo alla pompa non è più solo una questione tecnica o logistica: è una metrica morale.
Ci dice quanto siamo disposti a pagare per il privilegio di restare incolonnati nel traffico, per accompagnare i figli a calcio, per avere la spesa al supermercato senza dover rinunciare al condimento preferito.
E mentre il litro sale, sale anche la colonna sonora del mercato: aumenti nei costi dei trasporti, rincari sugli scaffali, e quel sottile suono da orologio che ticchetta verso la prossima bolletta.
La politica italiana, non avendo un cazzo niente da fare si alterna tra le pagliacciate di Vannacci, che gioca a fare il generale della antica Roma, e quelle di Salvini che guida le crociate per il povero gioielliere omicida per sbaglio.
E che gli frega dei prezzi nei supermercati o di quelli alla pompa.
Su quest’ultimo tema il direttore del Secolo è uno specialista.
Le cause dei rincari sono le guerre.
E, a proposito di politica, una volta non eravamo amici di Trump?
Coccole, complimenti, cappellini rossi, eravamo proni alle follie di quel bisonte dai capelli gialli tanto da gridare ai quattro venti che, nonostante abbia scatenato ‘na guerra al mese, meritava pure il Nobel per la Pace.
Ma vaffanculo va.
“C’era una volta” è l’incipit classico di ogni fiaba dai fratelli Grimm ai cartoni di Disney.
Chissà se Giorgia sarebbe stata Biancaneve, Belle o Pocahontas.
Il “C’era una volta” della Meloni si alterna tra i video ironici sul costo della benzina (per le accise) e le catilinarie sullo stesso tema nelle aule parlamentari.
Parole di fuoco e accuse di “rapine” nelle tasche degli italiani rivolte ai governanti di turno.
“E mo?” come direbbero dalle mie parti.
“Mo ce la pijamo in saccoccia”.
Tanto Vannacci sta a pensare alla remigrazione e Salvini alla legittima difesa.
La prossima volta che andiamo al supermercato ricordiamocelo quando ci accorgeremo che venti euro basteranno appena a comprare un etto di mortadella e due banane.
Così come ci dovremo ricordare che le strade sono sgangherate, che i trasporti sono puntuali quanto il ciclo delle signore, che per accedere a un esame diagnostico bisogna contare gli anni come Matusalemme, che la giustizia funziona con un luna park, che i servizi sono un colabrodo e vi risparmio il resto per carità di patria.
Però in compenso avremo un generale romano che al suo comando fa scatenare l’inferno.
Che culo!


3 commenti
Questo simpatico articolo- sfogo è un bollettino di guerra economica scritto con la lucidità di chi, alla pompa di benzina, ha ormai smesso di chiedere il pieno e domanda direttamente un mutuo. Il quadro è tragicomico, ma impeccabile: non avremo più servizi, sanità e potere d’acquisto, però potremo consolarci contemplando un generale in costume da centurione. Panem no, circenses parecchi. Siamo talmente fortunati che, al prossimo pieno, invece dei punti fedeltà ci assegneranno direttamente un curatore fallimentare
Ironie e sarcasmi a parte, da questa Prima Pagina, e dal primo commento, salvo miei fraintendimenti, sembra che tutto o quasi “vada a rotoli”, e se ci fossero al riguardo soluzioni alternative, che siano effettivamente realistiche e percorribili, anche riguardo alla copertura finanziaria, non siano cioè solo “belle parole”, mi chiedo perché mai proposte in tal senso non vengano avanzate dalle opposizioni (mi sembra essere invece opinione abbastanza diffusa che da parte loro prevalga molto la protesta rispetto alla proposta).
Paolo Bolognesi 24.07.2026
Nel mio precedente commento dicevo della impressione che gli oppositori dell’attuale Governo difettino di proposta, e facciano invece prevalere la protesta, e un tale atteggiamento mi sembra ripetersi in ordine al ddl anti-maranza, inesorabilmente bocciato dagli anti-meloniani, vuoi perché ritenuto anticostituzionale, vuoi perché a loro dire occorrerebbe affidarsi all’opera di educazione-prevenzione piuttosto che a provvedimenti di natura restrittiva-repressiva.
Per il primo aspetto sarà verosimilmente l’alta Corte a pronunciarsi, giacché suppongo che qualcuno vi farà ricorso, mentre il secondo, così come viene posto, starebbe da un lato a significare che in tutti questi anni una tale opera è mancata, oppure che non è comunque riuscita a dare i risultati attesi (un po’ come succede per l’improprio abbandono dei rifiuti lungo le strade, che continua a verificarsi nonostante i tantissimi appelli a non farlo che nel tempo sono stati fatti in proposito).
Tutto ciò mi induce a pensare che se a sinistra, e dintorni, la cultura riformista ha ancora rappresentanza e voce, dovrebbe allora farsi sentire, e nella fattispecie (ove sia effettivo il problema “maranza”, come peraltro da più parti si ammette e segnala) avanzare proposte che siano percepite come una realistica e praticabile alternativa rispetto al ddl governativo, e non limitarsi dunque a bocciare sistematicamente ogni iniziativa dell’Esecutivo (in questo come del resto in altri settori)
Paolo Bolognesi 26.07.2026