C’è grande attesa per la cerimonia di firma dell’accordo di pace a Gaza organizzata a Sharm el-Sheikh: sarà presente Donald Trump, impegnato al contempo in un breve tour in Medio Oriente.
Durante il viaggio Trump dovrebbe prima visitare Israele per incontrare Netanyahu e tenere un discorso alla Knesset.
I media egiziani riferiscono che sono in corso i preparativi per accogliere Trump già domani, lunedì. Secondo i media israeliani, inoltre, Trump incontrerà anche le famiglie degli ostaggi.
Secondo i giuristi internazionali, tutta la pantomima di Sharm non fa che dare un’ulteriore picconata alla già fragile impalcatura della cooperazione globale voluta dalle Nazioni Unite.
Perché, infatti, non tutti sanno (né i media si accapigliano per fare in modo che lo sappiano) le Nazioni Unite sono nate 80 anni fa proprio per dirimere le controversie tra Stati, prevenire le crisi e, udite udite, gestire in modalità “protettorato” tutte quelle aree del pianeta sopravvissute a gravi crisi umanitarie, causate da carestie, violenze, genocidi e guerre. Quindi, le Nazioni Unite (leggi: la comunità internazionale) avrebbero potuto benissimo occuparsi della ricostruzione di Gaza. Perché così è scritto nella Carta di San Francisco.
Ma Trump e il suo amico di Tel Aviv hanno preferito gestirsela in privato. Col placet di molti altri Stati, stanchi e piegati dalla forza dei soliti Grandi ormai al comando. E alla ratifica, domani, ci ritroviamo un bel contratto capestro di ampiezza globale.
Ma per evitare che il peggio accada, ancora, bisogna ritrovare il coraggio di andare verso il pieno riconoscimento delle restrizioni e delle obbligazioni imposte dal diritto internazionale
Diversamente, il mondo resterà una giungla dove i patti internazionali non saranno altro che artifici temporanei.
Temporanei perché dettati da chi, al momento, si trova in posizione di forza. Come del resto avviene nella vita politica interna di ogni Stato: nelle stesse democrazie si osserva un’enorme diseguaglianza sia di posizioni che di ricchezza.
Ma le due dinamiche sono molto differenti: la democrazia costituzionale è fondata sul principio della partecipazione ugualitària; nella politica internazionale, invece, il principio d’uguaglianza tra Stati è accettata come norma formale, ma non come norma di comportamento. Ecco perché la politica mondiale resta dominata dal gioco di potenza e di ricchezza: sono sempre i Big che tendono a imporre o a scrivere la legge.
L’ambito delle relazioni internazionali resta quello ben descritto da Tucidide nella sua Storia della Guerra del Peloponneso. Ricordiamo il dialogo tra ateniesi e melii? Gli ateniesi dicono che nelle relazioni internazionali i forti fanno quello che possono e i deboli quello che sono costretti a fare. In risposta, i melii insistono mel parlare di diritto di giustizia. Allora gli ateniesi rispondono che l’opportunità è dettata dalla sicurezza, mentre la giustizia e l’onore possono perseguirsi soltanto nel pericolo. E detto ciò, gli ateniesi attaccano e massacrano i melii.
Rousseau, del resto, vedeva nella socialità l’origine di tutti i mali: non appena iniziamo ad essere socievoli, iniziamo a fare comparazioni e diventiamo invidiosi, cupidi e calcolatori. Perciò seguono violenze e rivolte. E così avviene tra Stati.
Ma nelle relazioni internazionali ogni Stato deve innanzitutto assicurare la propria sopravvivenza.
Le relazioni internazionali sono una catena infinita di fini e mezzi. I mezzi di oggi creano i fini di domani. Perciò la scelta dei mezzi è particolarmente importante: è moralmente necessario utilizzare mezzi che non distruggano lo scopo scelto con la violenza o la corruzione; inoltre, i mezzi devono essere proporzionali allo scopo e alla sua importanza nella gerarchia degli obiettivi.
Infine, i mezzi scelti non devono mai, assolutamente, costringere a sacrificare valori superiori al prezzo che pagheremmo senza averli mai scelti.
Fermiamoci un attimo e chiediamoci: Donald, cosa abbiamo scelto, davvero? Viva il “meglio questo che niente“. Ma per quanto ancora? E fino a quando? Tucidide, perdonaci.


2 commenti
La Società delle nazioni, creata dopo la prima guerra mondiale, non impedì la seconda guerra mondiale.
Anche dopo la seconda guerra mondiale, i vincitori crearono l’ONU.
Ora sembra che non serva più.
C’è soltanto da sperare che i nuovi equilibri possano determinarsi senza un’altra guerra mondiale.
Complimenti per l’articolo.
Grazie, Moreno