“Cosa sarà”, cantava Lucio Dalla.
A noi interessa più “chi ci sarà”.
Dove? Ma a San Pietro è ovvio.
E no perché, chi sarà il nuovo Pontefice, non è una cosa di poco conto, che interessa solo quelle quattro anime che abitano nei pressi del Borgo Pio.
Se il suo potere temporale lo esercita sullo stato più piccolo del mondo, sotto il profilo spirituale il suo popolo è il più numeroso che esista, secondo le stime ufficiali che indicano in due miliardi e quattrocento milioni, i fedeli del cattolicesimo sul pianeta.
Quindi sapere, o cercare di capire, chi potrà essere l’uomo che nei prossimi anni avrà una indubbia influenza su una marea così vasta di persone non è robetta da poco.
Del resto il panorama del Conclave si è allargato, in senso cosmopolita, a dismisura e proprio per mano di Bergoglio.
La percezione è che, da anni, c’è il tentativo di invertire la tendenza secolare della chiesa che ha visto, nella sua storia, quasi sempre Papi italiani.
Dei 266 papi eletti ben 217 sono stati italiani (quasi l’82%).
Ma, nei fatti recenti, la elezione dell’ultimo rappresentante degli italiani, Giovanni Paolo I, risale ormai al 1978, quasi cinquanta anni fa.
Tra i papi stranieri si conta una generalità di nazionalità, e casi anche singolari.
I francesi ebbero 16 Pontefici, seguiti dai tedeschi con 6.
C’è stato anche un papa inglese Adriano IV, e un olandese, Adriano VI.
Poi ci sono i Papi provenienti da paesi fuori dall’Europa, come Papa Francesco.
Ma ci sono stati anche 5 Papi siriani, tra cui Gregorio lll, e i tre provenienti dalla Terra Santa, incluso l’apostolo Pietro.
C’è stato anche un Papa africano, proveniente dall’Algeria.
Siamo nell’anno Domini 492 e, il 1 marzo, venne eletto Papa Gelasio.
Il Liber Pontificalis riporta che era natione Afer, quindi persona di colore.
Per afer, tuttavia, si intendeva un nativo della provincia d’Africa.
Le province africane dell’impero erano limitate al nord dell’Africa e pertanto papa Gelasio aveva probabilmente un colorito simile a quello dei berberi.
Insomma di stranezze ve ne sono state tante e diverse ma, tra esse, una è da raccontare perché ci è vicina e riguarda i nomi e le numerazioni.
Quello di Giovanni è il nome più utilizzato, ed è stato scelto da ben 21 pontefici.
Eppure noi ricordiamo Papa Giovanni XXIII.
Quando fu eletto ci vollero più di tre quarti d’ora, dalla fumata bianca, per giungere all’Habemus Papam.
Gliene mancava qualcuno, nell’elenco dei Papi, e non gli tornava la numerazione.
Questo è uno dei tanti misteri di Santa Romana Chiesa che non vi voglio svelare perché magari avrete voglia di leggere il mio romanzo “L’Ombra dell’ultimo manto” che di misteri vaticani ne svela non pochi.
Insomma tra curiosità, segreti e misteri, ci avviciniamo al 7 maggio e all’inizio del Conclave con grande interesse.
Anche perché nella rosa dei papabili c’è di tutto.
Oltre Pietro Parolin, che avvererebbe la profezia di Malachia, c’è il congolese Fridolin Ambongo Besungo che invece darebbe credito a quella di Nostradamus così come il filippino Luis Antonio Tagle, più un’altra decina di Cardinali divisi tra Francia, Olanda, Ungheria e ovviamente l’Italia con Pizzaballa e Zuppi.
Difficile fare nomi e soprattutto prevedere la durata del Conclave.
Una cosa è certa, dietro ogni Papa c’è un intreccio di geografia, storia, misteri e segreti che ci mostra quanto il Vaticano sia più globale e complesso di quanto immaginiamo.
Un piccolo stato, un immenso universo.
Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam.

