Se il buongiorno si vede dal mattino, tira brutta aria in Macedonia nel Nord per i socialdemocratici, partito noto soprattutto per il suo leader Zoran Zaev, a lungo Primo Ministro e grazie al quale il Paese dei Balcani occidentali era entrato nella Nato, aveva risolto con la Grecia il lungo contenzioso sul nome e aveva fatto importanti passi in avanti sul piano delle riforme per poter iniziare i negoziati per l’adesione all’ Unione Europea. In un anno che si preannuncia determinate per gli assetti politico istituzionali di Skopje, il risultato del test elettorale iniziale, il primo turno delle elezioni presidenziali, che si e’ tenuto mercoledì 24 aprile, si può definire una vera mazzata per il partito che esprime sia il Premier sia il Capo di Stato uscente. Ha infatti nettamente prevalso, con il 40%, Gordana Siljanovska Davkova, candidata proposta dal maggiore partito di opposizione, il Vmro Dpmne (destra nazionalista). D’accordo che i sondaggi la davano in vantaggio sugli altri, ma la proporzione della sua vittoria e’ stata assolutamente inaspettata, basi dire che ha piu’ che raddoppiato i consensi ricevuti dal secondo arrivato, il Presidente della Repubblica uscente, Stevo Pendarovski, socialdemocratico, fermo al 19%. La magra consolazione per quest’ultimo è che il prossimo 8 maggio si andrà al ballottaggio non avendo nessuno superato la soglia del 50% piu’ 1 indispensabile per essere eletto al primo turno. Se il risultato in quella data dovesse essere confermato avrebbe anche un enorme valore politico oltreché istituzionale anche perché lo stesso giorno, in concomitanza, si svolgeranno le elezioni parlamentari il cui esito, aldilà di una possibile o probabile alternanza sul piano interno, avra’ un grande riflesso sul cammino di avvicinamento di Skopje all’Unione Europea. In teoria non ci sono posizioni opposte sul fatto di aderire alla UE ma rimane una forte divisione sul modo di arrivare al raggiungimento di questo obiettivo per superare il veto della Bulgaria che aveva causato il blocco del processo. Come e’ noto, Sofia pretende un riconoscimento alla minoranza bulgara con un adeguamento della Costituzione macedone che ne riconosca e ne tuteli l’esistenza. Questa era stata anche la proposta francese in merito nel tentativo di sbloccare l’impasse. Il Governo socialdemocratico al potere si era dichiarato pronto a presentare gli emendamenti necessari ma non aveva i voti parlamentari necessari. Invece il Vmro Dpmne si rifiuta di cedere alle richieste di Sofia sostenendo a gran forza che cio’ potrebbe avvenire solo dopo e non prima l’adesione del Paese all’Unione Europea. E siccome nel ballottaggio e nel voto dell’8 maggio saranno di fronte le due diverse prese di posizione, si capisce bene che in caso di vittoria della Gordana Siljanovska Davkova e del probabile bis dei nazionalisti e di destra nelle politiche un macigno si abbatterebbe sulla volontà dei macedoni di avvicinarsi a Bruxelles. Una questione non da poco che interessa anche l’Albania il cui cammino europeo e’ stato abbinato proceduralmente a quello della Macedonia del Nord e quindi risulta anch’esso bloccato. Uno smacco per Zaev e i socialdemocratici che su questo avevano concentrato gli sforzi e che sono stati evidentemente delegittimati di fronte agli elettori. La loro unica speranza rimane quella di poter catturare nel ballottaggio i voti andati agli altri candidati esclusi, in tutto cinque che si sono divisi gli altri consensi al primo turno. Tra questi il Ministro degli esteri Osmanj, sostenuto dal partito di etnia albanese DUI che ha ottenuto un lusinghiero 16%. Il DUI, che fa parte della coalizione di governo ha offerto il suo sostegno a chi si impegnerà a modificare la costituzione prevedendo l’ elezione del Presidente della Repubblica dal Parlamento anziché, come e’ ora, direttamente dal popolo. Un modo, secondo il DUI, che permetterebbe a un albanese di arrivare a raggiungere quella carica. Ma sia Pendarovski che Siljanovska Davkova si sono dichiarati contrari a questa proposta. Fino all’ultimo giorno utile e’ probabile che le trattative tra i partiti e i candidati riempiranno il panorama politico per poi dare la parola al popolo che democratimente farà la sua scelta.

