di Giovanni Crema
La rete ospedaliera del Veneto sta attraversando una rilevante crisi per motivi programmatori e di carenza di personale, soprattutto medico.
Il buono standard assistenziale, che è ancora presente, deriva da una ereditata solidità del sistema e dal personale, che lavora professionalmente e con quel “senso del dovere”, che caratterizza la popolazione del Veneto.
Tuttavia, non vedere una potenziale crisi del sistema vuol dire non saper interpretare evidenti segni di malessere, rappresentati ad esempio dal transito di professionisti dal pubblico al privato.
Il sistema ospedaliero veneto viene oggi riferito al modello hub & spoke, modello che ha certamente vari aspetti di validità.
Gli ospedali hub devono operare in collegamento con i presidi ospedalieri territoriali (spoke), nei quali vengono assicurate le funzioni ospedaliere di base.
Per garantire funzionalità a questo sistema gli ospedali hub devono avere adeguato numero di personale: condizione questa talvolta, come noto, non garantita.
L’identificazione degli ospedali spoke dovrebbe trovare riferimento a bacini utenza, che dovrebbero essere in facile e diretto raccordo con le strutture hub, prescindere dalla loro collocazione all’interno di Aziende Ulss o provincie.
Una programmazione basata quindi su bacini di utenza omogenei e non su precostituite “aree amministrative”. Nella definizione di “territorio omogeneo” rientrano in primis le vie di comunicazione.
È ovvio che tale sistema, proponibile nell’area della pianura veneta, risulta debole nelle aree di montagna, dove l’assistenza socio sanitaria deve trovare modelli organizzativi specifici e quindi diversi da quelli applicabili in pianura.

