Si chiama Olivia ed è uno dei supercomputer più green mai assemblati. Lo stanno creando a Måløy, in Norvegia, la miniera di olivina più grande al mondo, che ora è diventata il “Fort Knox europeo dei dati”. Olivia si trova a 700 metri sotto la montagna, e sfrutta il potenziale idroelettrico ambientale per funzionare, e l’acqua fredda per raffreddarsi.
Con una potenza di calcolo di oltre 64.512 core cpu, supporta software e linguaggi di programmazione rari e fondamentali per la ricerca. Specialmente in ambito AI e clima.
La stessa miniera ospita anche un data center ad alta efficienza energetica: costruito nel 2016, il Lefdal Mine Data Center offre 75 sale sotterranee ben raffreddate per ospitare i dati di chi punta al nord Europa in cerca di soluzioni sicure e sostenibili.
Tra questi c’è Bnp Paribas, e altri istituti tedeschi, ciascuno con propri spazi personalizzati.
E ha uno spazio tutto suo il supercomputer Olivia, con le sue file di armadi densi di fili, dietro un vetro che ricorda un ospedale. Entro il 2028 ospiterà tutta l’attuale potenza di calcolo della Norvegia, e molto di più. La sua ideatrice, Helge Stranden, ai vertici di Sigma 2, azienda realizzatrice del supercomputer, assicura che Olivia può soddisfare la crescente domanda di potenza di calcolo perché è stata progettata “per fornire nuova opportunità alla ricerca e agli utenti, e sarebbe stato impossibile farlo senza il nostro consolidato ecosistema”.
Gli ingegneri informatici hanno voluto immaginare come la tecnologia evolverà, assicurandosi che quanto sviluppato per il supercalcolo possa essere usato anche per l’ai.
La sostenibilità è la sfida attuale. Nata per diventare il supercomputer più verde in Europa, Olivia ha ancora molto da dimostrare ma le premesse fanno ben sperare. Ha occupato uno spazio già esistente, senza devastare neanche un metro quadro di natura, e funziona con energia rinnovabile al 100%, eolica e idroelettrica, entrambe prodotte a chilometro zero, senza disperderne lamminima quantità nel trasporto.
Il suo sistema di raffreddamento non emette né CO2 né vapore, prende acqua fredda dal fiordo e la restituisce calda al territorio. Vorrebbero trasportarla nella vicina località di SjomatStaden, in un impianto di acquacoltura di salmoni, perché ne possa produrre 15 tonnellate ogni anno. Il progetto è in attesa di approvazione.
Covando il sogno di allevare anche salmoni, oltre ai dati, il team di aziende attorno a Olivia lavora alla sua sostenibilità anche su altri fronti. È un cantiere aperto, chiuso in una miniera, ed è anche una sfida aperta, tripla: per la Norvegia, per l’Europa e per il settore.
Mats Bentsen, uno dei circa 800 ricercatori di questo istituto norvegese, spiega il tentativo in corso e le sue unicità, mostrando come solo il supercalcolo potrà aiutarli a “modellare tutte le diverse dinamiche del sistema climatico, come atmosfera, oceano, terra, mare, ghiacciai, e tutte le loro interazioni”. Riuscendoci, sarà possibile prevedere il cambiamento climatico. Finalmente sarà possibile fare un passo avanti nella comprensione dell’influenza antropica sulle crisi climatiche ed esplorare il rischio di grandi cambiamenti irreversibili. Grazie a Olivia, lo faremo con maggiore risoluzione, completezza e rapidità.

