di Mattia Carramusa
Invitato come segretario regionale della FGS Sicilia, oggi sono intervenuto a distanza ad un evento organizzato dal Liceo “De Cosmi” di Palermo. L’ho fatto con un video perché, come ho chiarito con una provocazione voluta, la politica palermitana, siciliana e nazionale non è stata in grado di risolvere due problemi: quello del lavoro nel mezzogiorno e quello dei trasporti per i fuorisede.
Cittadini domani: le problematiche già oggi
La sorte ha portato me, siciliano, ad emigrare per lavoro, sia pur per un impiego a tempo determinato. E i prezzi dei trasporti verso la mia terra risultano già da mesi proibitivi.
Si possono anche spendere 400 o 500 euro per tornare a casa, se si ha uno stipendio che permetta poi di sopravvivere il resto del mese. Sicuramente non quando percepisci stipendi appena in linea con quello che fu il reddito di cittadinanza. E sopravvivere con quell’ammontare da fuorisede comporta la necessità di non dilapidare tutto per un incontro, a cui pur mi sarebbe piaciuto partecipare in presenza.
“È facile intervenire a distanza”. Vero, ma è anche difficile per chi, volendo essere presente, non può. Non per causa sua, ma perché contesto socio-economico, lavorativo e politico non lo permettono. Non per sola responsabilità di quest’ultima, ben chiaro!
La politica, oggi, è chiamata però a rispondere di queste, e molte altre, problematiche. Anche uscendo dagli schemi o recuperandone di vecchi. Ed è bene che, finalmente, la politica torni a scuola. Così da tornare ad essere Politica, con la P maiuscola e a cui tutti siano formati.
Cittadini domani: il sunto
All’evento “Cittadini di domani” ho voluto rimarcare quattro cose.
La prima: appassionatevi alla politica. La politica è un fuoco di ideali e valori, di visioni e missioni. Il sentire politico ha una sua dignità, se ha ragione e ragionevolezza.
La seconda: come diceva Matteotti, esistono due tipi di politica, la politica dell’incontro e quella dello scontro. Entrambe le politiche sono “violente” nella loro retorica, ma mentre la prima è necessariamente affermazione di principi in un contesto dialettico laico e plurale per una sintesi, la seconda è retorica vuota fine a sé stessa per avere a prescindere ragione. Negli ultimi decenni siamo stati abituati allo scontro, e siamo stati disabituati alla politica.
La terza: smettetela di parlarci con paternalismo. Studenti, neo-elettori: smettetela di farvi trattare con paternalismo becero dalle istituzioni e dai politici. Voi siete, noi siamo, cittadini già oggi. Con responsabilità ma anche con dignità. Avete, abbiamo, diritto ad essere ascoltati e rappresentati. Non con amicismo o insulso paternalismo. Pretendendo, soprattutto, che siano creati spazi politici istituzionali e rappresentativi nelle istituzioni pubbliche.
L’ultima: c’è chi fa politica per interesse, per convenienza. È un’ovvietà, è inutile fingere che si sia tutti puri. Lo disse anche Pertini. In politica ci sono anche tante persone che fanno politica per quello: negarlo sarebbe come negare l’esistenza del sole a mezzogiorno! C’è anche chi la fa per vocazione e passione. La politica deve tornare ad essere una bella cosa. Non “in mano ai dinosauri”, citando un bel film con Gigi Lo Cascio. In mano a politici che rispondano a chi li vota, e non al gradimento del capo di partito.
Cittadini domani: una speranza
Ringraziando ancora i rappresentanti per l’invito, spero innanzitutto che per le prossime volte sia possibile per me partecipare in presenza.
Sono stato enormemente felice nel vedere, dai video, che non manca la vena polemica nei ragazzi più giovani, né la voglia di fare domande.
Fare politica non significa dare sempre risposte. Significa farsi delle domande. Il buon politico è quello che si fa delle domande su com’è il mondo oggi, su come sarà domani e su come si vuole che sia dopodomani.
Abituarsi a domande difficili per avere risposte complete. Altrimenti avremo altri decenni di politica vuota. Di politica di sterile scontro e semplicismo disfunzionale. Di analfabetismo politico e, quindi, elettorale.
Non si vuole un ritorno della prima repubblica nella sua totalità. Ma si vuole una politica che recuperi ciò che c’era di buono: valori, ideologie, metodo. E perché no: in un mondo di dilettanti, professionismo della politica.

