Si faceva chiamare Silvio da tutti i nostri. Craxi lo chiamava Silvio perchè gli era amico da giovane. Martelli lo chiamava Silvio perchè era amico di Craxi. De Michelis lo chiamava Silvio perchè non voleva essere da meno degli altri due. Berlusconi mi volle incontrare assieme a Bobo Craxi poco dopo la mia nomina a sottosegretario del suo governo che avvenne su segnalazione del Nuovo Psi. Era l’aprile del 2005. Io pensavo di parlargli di politica, ma lui pareva quasi disinteressato. Quando Bobo gli disse che anch’io componevo canzoni il volto gli si illuminò. “Facciamo una serata anche con Chiara Moroni”, fu il suo commento. Per fortuna la serata non si fece. Qualche tempo dopo al ricevimento del presidente Ciampi che lasciava il Quirinale Berlusconi mi chiamò da lontano: “Del Bue, sono nella rassegna della canzone napoletana”, confidò orgogliosamente a tutti quelli che lo guardavano tra lo stupito e l’incredulo. Questo era l’aspetto ludico, gioioso, scanzonato di un grande imprenditore che inventò la televisione privata, che acquistò il Milan facendolo divenire la squadra piu forte del mondo e che nel 1994 discese in politica e in tre mesi vinse le elezioni. Quando si formò il Pdl lo abbandonai scegliendo la costituente socialista e il centro-sinistra, ma non posso dimenticare che nel 1994 la stragrande parte dei socialisti votò per lui per contrastare un blocco ispirato dal giustizialismo delle monetine e dal culto di Di Pietro. Berlusconi fu amico di Craxi e a lui dovette la sua stessa sopravvivenza come imprenditore televisivo per i due decreti governativi del 1985 che mettevano in angolo le decisioni di altrettante procure. Non bisogna dimenticare che due reti televisive nazionali private in mano a Rusconi e a Mondadori erano sull’orlo del fallimento e la genialità di Berlusconi fu quella di metterle a rete con Canale 5 costruendovi attorno una società pubblicitaria e una assicurativa. Cominciarono i grandi contratti e i nomi più famosi della Rai si trasferirono in.Fininvest: da Mike Bongiorno a Corrado e poi iniziarono programmi di varietà spettacolari e produzione di film da un’altra società creata all’uopo. Si sviluppò un regime di concorrenza che alla fine fece bene anche alla RAI. Il problema semmai era regolare la divisione del monte pubblicitario visto che la RAI godeva del canone. Berlusconi grazie a Mediaset divenne l’uomo più ricco d”Italia. Qualcuno potrà aggiungere “grazie ad aiuti politici e forse anche di altri poteri”. Forse. Ma che dire della Fiat che ha vissuto degli aiuti di stato e pagato la stragrande parte delle tasse all’estero? O di De Benedetti che risiede in Svizzera e vorrebbe far pagare la patrimoniale a chi vive in Italia? Del Milan si è detto. Intuizione e fortuna lo portarono verso il romagnlo Arrigo Sacchi che la serie A l’aveva vista solo allo stadio. E poi gli acquisti di due olandesi Gullit e Van Basten e poi di tre con Rijkard. E gli scudetti e le coppe a ripetizione. In politica l’uomo vincente seppe convincere gli italiani tre volte, nel 1994, nel 2001 e nel 2008. Ma in realtà la sua coalizione non perse mai La sconfitta del 1996 era dovuta alla dissociazione della Lega e quella del 2006 si trasformò in un pareggio. Piu volte nella cenere riusci a tornare all”altare. Sconfitto e condannato ai servizi sociali seppe risalire tutti i gradini del successo. Poi l’appannamento e il declino. Oggi la sua Forza Italia da partito centrale della coalizione di centro-destra si è trasformata in partito gregario di Giorgia Meloni. Gli sopravviverà? E’ molto difficile. Non può un partito fare a meno del suo padrone. Abituato a camminare al suo guinzaglio potrà mai avere imparato a cammirare da sola? Si possono aprire spazi per chi cerca consensi al centro. Se solo Renzi e Calenda capissero che lo stare insieme è l’unica condanna conveniente e che un elettorato moderato attende un nuovo salvatore..


3 commenti
Quando il Direttore ne ricorda l’orgoglio per l’essere entrato “nella rassegna della canzone napoletana” ce lo fa sentire quale uno di noi, una dimensione che messa insieme a quella di imprenditore, dirigente sportivo, e leader politico nonché Primo Ministro, ci dà l’idea di una “italianità” a tutto tondo, che a mio modesto vedere, come ebbi già modo di scrivere sulle pagine dell’Avanti online, avrebbe meritato di venir riconosciuta con il laticlavio di senatore a vita.
Nel 1994 non pochi socialisti si sentirono rappresentati dal Cavaliere, vedendovi un alfiere del garantismo e del pensiero liberale, ossia quel “salvatore” cui si accenna sul finire di queste righe, poi ci fu chi guardò ad altri partiti, ma pure chi ha invece continuato a votarlo ininterrottamente per quasi trent’anni, anche a ragione delle capacità ed intuizioni espresse a livello della politica internazionale (difficile dimenticare il “capolavoro” di Pratica di Mare, nel maggio 2002).
Paolo Bolognesi 12.06.2023
Mi inchino davanti a Berlusconi morto ma, nello stesso tempo, non capisco questo profluvio di parole osannanti che coprono le tante cose buone che il cavaliere avrebbe potuto fare e non ha fatto negli anni del suo lungo governare. Senza dimenticare (che è più grave) i provvedimenti che hanno peggiorato la vita degli italiani. Da insegnante cito il sistema scolastico e da cittadino la sanità. Tutto a favore dei privati. Da socialista mi basta per inchinarmi reverente davanti a Berlusconi morto e chiudere lì la vicenda. Giancarlo Volpari
Scrupoli e Malinconia fuori da casa mia…per me Berlusconi era questo….
Mi dispiace per la Meloni e Salvini non sono proprio all,altezza…neanche se si raddoppiano….