Motu immobilis, fermo nel movimento, è la celebre frase esoterica con la quale si definiva il sapiente in moto tra le categorie della conoscenza ma fermo sui valori dell’esistenza.
Poi qualcuno si sbellicherà dalle risate se accosteremo a questo concetto, in questa fase della vita politica del paese, a quel mattacchione di Matteo Renzi.
E già perché, se il nostro direttore ha mirabilmente descritto e spiegato chi se ne va dal Campo Largo, val la pena spendere qualche vocabolo per chi resta.
Magi con la sua +Europa è saldissimo in attesa di ricompense.
Altrettanto ancorato al molo popul-comunista è Maraio, con i PSI, il quale sicuramente avrà trattato per un posto sicuro (per sé stesso) sperando per lui che sia più sicuro della fregatura che gli diedero nel 2022 così finalmente potrà fregiarsi del titolo di senatore.
Poi c’è Matteo Renzi.
Non lo vogliono, gli intellettuali della sinistra. Da Scanzi a Travaglio lo insultano quotidianamente.
Ma lui è attaccato allo scoglio come una cozza.
Deve salvare il sedere a sé stesso e a quattro, cinque amici.
Ma siamo pronti a scommettere che se le quotazioni del terzo polo dovessero crescere la giravolta moderata sarebbe dietro l’angolo.
Insomma alla fine il refrain è sempre lo stesso, manovre politiche da agenzia di collocamento parlamentare.
Infine c’è Alessandro Onorato
È figlio adottivo di Bettini e siccome il buon Goffredo tutto è tranne che stupido ha capito che il Campo Largo, se resta un fronte fatto da ultrà dell’integralismo, non va da nessuna parte.
Ci voleva un alleato fedele mascherato da moderato, anche con un po’ di rimmel da riformista, per attrarre un po’ di elettori dall’oceano degli astenuti.
Ed ecco Onorato con il suo Progresso Civico Italiano (PCI) che prova a raccogliere gli amministratori, con un linguaggio tutto pragmatismo e zero ideologie, che parla con il sorriso del buonsenso senza capire un’acca dei grandi temi della politica.
Anche lui corre da leader per fare il deputato, come quelli che si candidano da Sindaci per fare i Consiglieri Comunali.
Sarà dura per lui far capire all’elettorato che per un moderato, per di più sedicente riformista, non è naturale stare con gli estremisti.
Ma lui non mollerà, qualche promessa l’hanno fatta anche a lui.
E già perché poi alla fine le liste vanno fatte e le firme vanno raccolte e come sempre la soluzione migliore è intrupparsi nel PD come faranno Magi e Maraio.

