E’ forse la prima volta, dal delitto Moro, che tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento si siano unitariamente presentate in una manifestazione di protesta. Unitariamente contro Putin dopo la morte del suo più tenace oppositore: Aleckesey Navalny. Possiamo parlare di diverse sensibilità e di toni non identici (penso agli interrogativi che ancora si pone il rappresentante della Lega), ma da Sinistra Italiana a Fratelli d’Italia tutti i gruppi parlamentari erano presenti all’iniziativa sollecitata da Carlo Calenda, sia pur con delegazioni non omogenee. Questa unità non si é verificata a proposito dell’aggressione della Russia all’Ucraina e soprattutto sul tema degli aiuti militari alla resistenza eroica di quel paese. Quel che non si é riusciti a fare, ma si é ugualmente tentato, e lo riprenderemo, con Navalny, si é fatto a proposito della guerra all’Ucraina. In quest’ultimo caso promuovendo l’idea che la rivoluzione di Maidan del 2014 contro il governo filorusso di Victor Janukovic, sfociata poi nelle elezioni democratiche con l’elezione di Poroshenko, sia stata un colpo di stato e per di più di stampo nazista, come il battaglione Azov (poco importa che al nazismo facesse esplicito riferimento la brigata russa Wagner) e che l’orribile strage di Odessa si stata organizzata e voluta dagli ucraini. Ho dimenticato qualcosa? Sì. Le responsabilità ucraine di combattere per mantenere i suoi territori del Donbass, i più ricchi di materie prime di tutta la regione. Ma la chiave interpretativa era un’altra. Dove stavano gli Stati uniti? Dalla parte di Kiev. Conte e Fratoianni non possono stare con Biden (Conte addirittura preferirebbe Trump). La posizione di solidarietà a un paese aggredito con missili, bombe, cannoni e mitragliatrici e che si difende strenuamente, nonostante tutti gli errori che possono essere stati commessi, é stata sposata dal governo italiano e dal Pd e meno male. Un po’ la stessa teoria giustificazionista é stata tentata con Navalny. Quando quest’ultimo fondava un gruppo nazionalista, non condannava la guerra in Cecenia e definiva scarafaggi i terroristi islamici nessuno lo condannò. Da quando é diventato il più pericoloso oppositore di Putin ed é stato avvelenato, e oggi che é morto non certo di morte naturale, saltano fuori le posizioni passate. Quando un uomo muore per le sue idee merita sempre rispetto, qualsiasi siano le idee.Se poi queste (Navalny si era opposto sia all’invasione della Crimea sia all’aggressione dell’Ucraina) sono idee di libertà diventa un martire. Non si può paragonare Navalny a Matteotti, mi hanno detto a proposito del titolo del mio precedente editoriale. E perché mai se entrambi sono stati vittime di un dittatore e se entrambi combattevano per la libertà sfidando i rispettivi regimi a schiena dritta e con pericolosa temerarietà?
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


5 commenti
Navalny era una spia degli inglesi. Uno che è stato filmato in un video che lo riprende a chiedere 20 milioni di dollari ad un emissario americano per iniziare una “rivoluzione colorata” in Russia.
Le spie vendute ad altri paesi non diventano eroi né martiri, se non in un mondo totalmente capovolto.
Ma nemmeno questo mi stupisce.
Siamo in pieno 1984, libro di George Orwell che tutti dovrebbero leggersi o rileggersi visto che altrimenti non sembrano accorgersene.
E in questo mondo capovolto alla 1984 i nazisti ucraini di Azov diventano vittime, i loro tatuaggi con swastike e croci uncinate “simboli runici”, Navalny da nazista “redento” diventa come Matteotti e i genocidi intanto continuano indisturbati.
Ma guai a mettersi contro Israele.
Frase attribuita a Voltaire:
” Per capire chi ti comanda, basta scoprire chi non ti è permesso criticare”.
Promuovendo l’idea di Maidan come colpo di stato? No, non è un’idea e come tale non va affatto promossa infatti.
È la realtà che andrebbe messa nero su bianco nei libri di storia, quando saranno scritti da chi ha voglia di narrare qualche verità anziché sdoganare menzogne.
Zelensky è solo un fantoccio degli americani, nulla di più. E fa quello che gli ordinano.
La Russia ha lautamente finanziato i comunisti italiani per oltre mezzo secolo, adesso è il nemico.
Misteri della politica italiana, che non esiste più dai tempi di Craxi.
Altra frase, stavolta di Abraham Lincoln da tenere ben a mente:
“Si possono ingannare tutti per un po’ di tempo, o alcuni per tanto tempo, ma non si possono ingannare tutti per tanto tempo”.
Pubblico anche questa. Solo per dire che non sono d’accordo dalla prima all’ultima riga. Chiedo al nostro Edoardo Crisafulli, che sta in Ucraina, di chiarire perchè.
Difficile rispondere a un post infarcito di balle e propaganda. Viviamo nell’epoca della post verità e delle fake news.
Dare del nazista è facile. L’unico test oggettivo sono le elezioni. Alle ultime elezioni in Ucraina l’estrema destra ha preso percentuali ridicole. L’etichetta nazista è tipica della propaganda bolscevica. Queste cose Orwell le spiega bene. Per giustificare una guerra imperialistica e fascista, occorre deumanizzare gli ucraini. In tre anni in Ucraina non ho conosciuto un solo nazista. Circa i simboli: ne esibiscono più gli ultras nelle partite di calcio a Roma. Quindi i romani sarebbero nazisti?
Difficile rispondere a un post infarcito di balle e propaganda. Viviamo nell’epoca della post verità e delle fake news.
Dare del nazista è facile. L’unico test oggettivo sono le elezioni. Alle ultime elezioni in Ucraina l’estrema destra ha preso percentuali ridicole. L’etichetta nazista è tipica della propaganda bolscevica. Queste cose Orwell le spiega bene. Per giustificare una guerra imperialistica e fascista, occorre deumanizzare gli ucraini. In tre anni in Ucraina non ho conosciuto un solo nazista. Circa i simboli: ne esibiscono più gli ultras nelle partite di calcio a Roma. Quindi i romani sarebbero nazisti?
Quell’amico del regime russo, che ha scritto prima, ha detto solo ridicole menzogne di cui si dovrebbe vergognare! Secondo lui tutte le persone fatte assassinare in Russia (ma anche avvelenare in Gran Bretagna) non sono stati uccisi, ma si sono suicidati spontaneamente? Ma vatti a nascondere, coniglio, che è meglio!