Die Linke, il partito della sinistra radicale tedesca, vince le elezioni a Berlino e l’appassionata Elif Eralp diventa sindaca della capitale. “Cari berlinesi, oggi cambiamo la nostra città. Abbiamo fatto la storia“, ha esultato Eralp non appena i risultati le hanno consegnato la guida del municipio. La sua elezione segna un passaggio importante per il dibattito politico cittadino, in un momento in cui il confronto pubblico è particolarmente acceso su temi come sicurezza sociale, immigrazione e crisi del costo della vita.
Avvocata quarantacinquenne esperta di diritti umani, Eralp vede la vittoria come “un segno che l’amore e la giustizia hanno prevalso sull’odio“, invocando un argine – almeno nella capitale – all’avanzata dell’onda nera dell’AfD. Nel suo messaggio, la sindaca ha sottolineato come il voto di Berlino non sia soltanto una scelta di governo, ma anche una presa di posizione contro l’escalation di retoriche discriminatorie, spesso alimentate in campagna elettorale e capaci di generare tensioni sociali.
Nata a Monaco da sindacalisti turchi fuggiti dal loro Paese nel 1980, Eralp ha sviluppato presto una sensibilità politica legata alla tutela dei lavoratori e delle persone più vulnerabili. La sua carriera legale si è quindi orientata verso la difesa dei diritti umani, in particolare quelli dei migranti, con un approccio che mette al centro l’accesso effettivo alla giustizia e la dignità delle persone. Prima di aderire a Die Linke, Eralp ha accompagnato e sostenuto casi legati alle difficoltà di inserimento e ai diritti fondamentali di chi arriva in Germania in cerca di protezione o opportunità, rafforzando una competenza che oggi costituisce uno dei suoi principali punti di credibilità politica.
Secondo la ricostruzione biografica resa pubblica, la scelta di entrare nel partito è avvenuta proprio nel giorno in cui, nel 2017, l’AfD faceva il suo ingresso nel parlamento tedesco. Questo dettaglio è stato spesso richiamato da sostenitori e analisti come simbolo di un impegno maturato contro l’ascesa della destra radicale, e come continuità di una traiettoria personale che coniuga attivismo e competenze giuridiche.
La nuova sindaca incarna così la speranza di molti che Berlino possa fare la differenza, lanciando un segnale di apertura del Paese e della città verso i migranti e rappresentando le opportunità per i tanti giovani che vivono nella capitale, sede di 150 diverse nazionalità. La proposta politica che accompagna Eralp mira a trasformare questa diversità in un valore concreto, sia sul piano dei servizi pubblici sia sul piano delle possibilità di studio e lavoro. Commentando il suo successo, non ha nascosto l’emozione nel ringraziare i genitori, che le hanno insegnato a “non arrendersi mai, a rialzarsi sempre e a far sentire sempre la propria voce”. Una frase che, ripetuta durante comizi e interviste, è diventata anche uno slogan identitario della campagna.
Eralp, che durante la campagna elettorale si è confrontata a lungo con il sindaco di New York Mamdani, si è candidata per la sinistra promettendo di restituire la città ai berlinesi: a partire dal tema della casa – fulcro del suo programma – con la volontà di contrastare l’impennata dei prezzi attraverso una legge che consenta l’esproprio dei grandi gruppi immobiliari proprietari di oltre tremila appartamenti, con l’obiettivo preciso di “rendere Berlino nuovamente accessibile“. In diversi passaggi, la sindaca ha collegato la questione abitativa alla qualità della vita, ricordando che l’aumento degli affitti non colpisce solo i bilanci familiari, ma rischia di spostare interi quartieri, indebolendo comunità e servizi locali.
Tra i punti chiave del programma del partito per la capitale figurano il tetto agli affitti, la costruzione di migliaia di nuovi appartamenti per i residenti, scuole universalmente accessibili, la sicurezza delle infrastrutture critiche e il sostegno finanziario alla cultura, agli artisti e ai locali notturni della città. A questi obiettivi si aggiunge l’intenzione di rafforzare la pianificazione urbanistica con tempi più rapidi e strumenti più efficaci, in modo da ridurre i ritardi che spesso rallentano i progetti di edilizia popolare e l’ampliamento dell’offerta abitativa.
Le misure sul welfare e sui servizi educativi, secondo il programma, sarebbero pensate per garantire pari opportunità, riducendo le disparità tra quartieri e tra fasce sociali. Sul fronte della sicurezza delle infrastrutture critiche, l’impostazione proposta mira a combinare resilienza e prevenzione, con verifiche più frequenti, investimenti mirati e una gestione più trasparente delle emergenze. Per la cultura e la vita notturna, Eralp ha evidenziato che sostenere teatri, associazioni e spazi musicali significa preservare identità, lavoro e socialità, soprattutto in una città che vive di creatività e comunità.
Queste idee hanno riscosso grande consenso, soprattutto tra i giovani, che indicano nella crisi dell’abitare e nelle difficoltà di accesso alle opportunità concrete due delle principali ragioni del loro malcontento. I cittadini che si riconoscono nella proposta di Eralp hanno spesso evidenziato il valore di un programma “realistico ma ambizioso”, capace di affrontare problemi strutturali con strumenti amministrativi e legislativi già discussi nel dibattito politico nazionale.
Con l’avvio del suo mandato, Berlino si trova dunque davanti a una fase di governo densa di aspettative: da un lato c’è la richiesta di politiche più incisive contro il caro-affitti e l’esclusione sociale; dall’altro, l’esigenza di mantenere la convivenza e il rispetto delle diversità come cardini della vita urbana. Per Eralp, la vittoria rappresenta un’occasione per dimostrare che, anche in tempi complessi, la politica può tornare a essere strumento di giustizia, di ascolto e di cambiamento tangibile per tutti i berlinesi.


1 commento
Io non so quanto la “sinistra radicale tedesca” si differenzi e discosti dalla SPD, e quanto siano radicali, e casomai “estreme”, come si usa dire, le sue posizioni politiche, ma in ogni caso non sento parlare di “cordoni sanitari” nei suoi confronti, com’è giusto che sia, dal momento che il consenso di cui gode arriva dal voto popolare, mentre il cordone sanitario è stato più volte evocato, che io ricordi, riguardo alla cosiddetta ultradestra, il che mi dà l’idea di una certa qual discrepanza o dissonanza, o squilibrio, tra i due modi di intendere-concepire le vicende elettorali (alla faccia delle “pari opportunità”, verrebbe da dire).
Paolo Bolognesi 22.09.2026