Segue da qui Entriamo un po’ nel vivo finalmente leggendo atti e sentenze.
Nel gennaio 2021 a me e ai miei genitori arriva una denuncia di stalking, ma non dall’Orco bensì da una sua consociata, direi la prima fra tutti i suoi lacchè, la Contessa. Cito testualmente la denuncia fatta dalla Contessa ai Carabinieri di Scandiano. Non vi posso dire data e ora precisa perché nei documenti in mio possesso (copia di quelli in fascicolo) sono oscurati con una linea nera.

DOMANDA: Signora xxxx può indicare la frequenza con cui si ripetono le minacce e la frequenza con cui si ripetono le molestie? RISPOSTA: io non abito sempre lì, vado solo nel periodo estivo ed il fine settimana. Sto da giugno a ottobre a xxxx perché ho una casina. Qualche volta è capitato che quando mi ha incontrato nel cortile, Mariangela mia ha fatto il dito medio e mi ha detto: “Che brutta faccia che hai!” e poi borbotta sempre, ma non comprendo quello che dice perché lo fa mente se ne va senza fermarsi. Mariangela è sempre nel cortile con una macchina fotografica che filma, fotografa tutto quanto. Fotografa ogni minimo movimento che facciamo ma di cosa faccia con le foto non lo so. Mi hanno riferito, un frequentatore del bar del posto, xxx, che fa vedere i filmati ai frequentatori del bar suoi conoscitori. Mariangela non mi chiama mai per telefono. Non ci parliamo da più di un anno. Tutto è successo perché Mariangela, con xxxx, hanno avuto da ridire per la questione del suo cane di proprietà di Mariangela che non lo aveva mai legato. Tuttora lascia sempre libero questo cane, razza lupo, ma io non ho paura del cane.
DUNQUE: Le dico questo le dico quello, borbotto… però non ci parliamo da più di un anno, non la chiamo mai per telefono. Capita di incontrarsi nel cortile… però sono sempre in cortile… Fotografo e filmo tutto e non sa cosa ne faccia… dovrebbe saperlo perché grazie a questo sono arrivate e stanno arrivando condanne penali. Mi hanno riferito, un frequentatore del bar… Lascio sempre libero il mio cane… è propria la miseria dell’anima di questa persona che parla visto che sempre ha lasciato libero anche il suo, taglia grande uguale.
Già dopo questa capisci un po’ perché i Giudici si rompono i coglioni di andare a guardare tutte le carte e perciò, tante volte, in effetti non lo fanno. Ma continua.
DOMANDA: “quindi lei con la signora Mariangela non si sente telefonicamente?” RISPOSTA: “No. Né tramite whatsapp né messaggi. Ho rotto proprio i rapporti con tutta la famiglia”. DOMANDA: “Le apparenti motivazioni di tale condotte?” RISPOSTA: “Mariangela, in particolar modo, lo fa per fare dispetto. Le faccio un esempio: io ho un pezzo di giardino, di mia proprietà. In questo giardino, loro parcheggiano il furgone perché devono fare dei lavori, senza mia autorizzazione. Le ripeto che noi non ci parliamo….
E qui mi fermo per riassumere perché è davvero delirante. Mariangela diventa “loro” perché diventano i genitori che parcheggiano il furgone per fare dei lavori. Di fatto non è stato ravvisato lo stalking né per me né per il furgone dei miei genitori ed è stata disposta l’archiviazione. La Contessa allora fa opposizione all’archiviazione. E questa è ancora più delirante.
Viene respinta l’opposizione all’archiviazione e caso chiuso. I miei genitori fanno contro alla Contessa per calunnia, ma non ne abbiamo saputo più nulla, attualmente è uno dei fascicoli che non si trovano più in Tribunale. Il PM suggerisce alla Contessa che potrebbero esserci gli estremi per un procedimento civile rispetto ad un episodio specifico che vado a raccontare.
Dopo due settimane dall’aggressione verbale che ho subito dall’Orco nel maggio 2020 che ha portato una condanna già definitiva per minacce all’Orco (grazie a un video!!) la Contessa pensa bene di mettere dei vasi a chiusura di quel pezzo di giardino che dicevamo sopra, che considera esclusivamente suo. All’epoca qualcosa ancora ci si diceva e dunque le dissi che dovevo poter passare, che non poteva chiudere l’accesso al giardino. Mi risponde che c’è una passerella (50 cm) che devo passare da lì, passerella completamente invasa da una pianta di lavanda, sempre sua perché ha la stessa malattia dell’Orco, è tutto suo.
Pazienza ancora un attimo, l’ho premesso che è tutto delirante. Insomma, le dico che se vuole che passi di lì, almeno che poti la lavanda e alla Contessa partono queste meravigliose parole proprie dell’eleganza che compete a tale titolo: “Puttana, puttana!” Interviene un altro lacchè (certo sono sempre tutti presenti, sempre i soliti, quando accade qualcosa, sono proprio fortunati) che stupita si rivolge alla Contessa chiamandola per nome, semplicemente dicendo il suo nome come fosse a redarguire. E la Contessa risponde “Dicevo puttana alla lavanda”.
Ora, mettetevi nei miei panni un attimo e considerate anche che ero in pieno ciclo mestruale. Beh, me ne si possono dire tante, è vero, non sono un tipo ordinario, ma puttana proprio no. Con la stessa facilità con cui scende un sorso d’acqua fresca, vincendo la forza di gravita mi sale invece dallo stomaco una delle frasi migliori per tempestività e potenza bellica che mi sia mai uscita: “Se qui c’è una puttana quella sei tu che hai sposato un uomo ricco che sapevi essere malato e hai messo al mondo figli malati”. E sono andata via.
Che ve ne pare? Non mi vanto del contenuto che certo non è elegante sebbene pura verità, ma ho risposto a tono vista la qualità della conversazione. E soprattutto, ho risposto a seguito di una provocazione.
Non è servito a niente. Non è servito a nulla in sede civile dire ciò. Io ho sempre ammesso di aver detto quelle parole, ma appunto su provocazione, dopo che erano state dette a me per prima. E sia chiaro che la mia frase parte con “SE qui c’è” che anche solo per pura grammatica dimostra che era in risposta a una provocazione, non è stata un’offesa diretta come quella rivolta dalla Contessa a me. E alla lavanda. Il clou della situazione è che è stata proprio quella sua testimone stupita a confermare che la parola “puttana” è uscita dalla bocca della Contessa. Ma stava dicendo “porca puttana”. Sempre alla lavanda.
Niente, servito a niente, il Giudice di Pace avv. Silvia Tanzi condanna me per ingiuria. Sono profondamente delusa dall’operato di questo GDP perché io ho ammesso la mia parte, ero pronta ad assumermi responsabilità, ma se l’ho fatto è perché mi aspettavo che anche all’altra parte fossero attribuite responsabilità. Sennò che senso aveva? Potevo negare tutto. Il paradosso è che negare tutto avrebbe probabilmente portato allo stesso risultato che ha portato ammettere tutto. Che differenza fa dire la verità in Tribunale, avv. Silvia Tanzi?
In nessun momento in sentenza viene citato quello che dico io, viene citata la loro versione travisata “Vergognati, hai sposato tuo marito, sapendo che era malato, per i soldi, hai fatto due figli malati” e ci ho messo pure tutte le virgole a cazzo che c’erano. Si parla di un’ennesima discussione tra me e la Contessa (quando ai Carabinieri la Contessa stessa diceva che non ci parlavamo da un anno!!) durante la quale così d’improvviso io me ne esco con una frase del genere. Ma che diavoletto che sono!
Questa è una di quelle sentenze in cui la realtà processuale non corrisponde alla realtà fattuale. In nessun momento si è contestualizzato, né rispetto alle mie denunce per lesioni e minacce (ma si menziona una causa di divisione per un prato) né rispetto al momento. La mia testimonianza, la mia persona non fanno alcuna apparizione nella parte definita “Svolgimento del processo” all’interno della sentenza. Men che meno “esisto” nella parte definita “Motivi della Decisione” si citano solo i testimoni (aveva ragione il Maresciallo a dire di filmare!!) e non so quante leggi che sembra un compitino di scuola. Ah, con anche un pippone sul matrimonio.
QUI trovate la sentenza completa del GDP avv. Silvia Tanzi che io avrei voluto appellare, ma l’avvocato che avevo all’epoca disse che era inutile farlo…
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2 commenti
Son tornate a fiorire le contesse. “Tout se tiens” e il mondo va in vacca.
viene in mente Gianni Agnelli