Premessa
Negli ultimi giorni abbiamo assistito a una serie di apparenti colpi di scena legati alla vicenda di Emanuela Orlandi. In ordine cronologico, abbiamo registrato l’intervista a Pierluigi Magnesio, un vecchio amico e spasimante della ragazza, e le dichiarazioni di Pietro Orlandi riguardo a una lettera che gli è stata consegnata circa un anno fa da un ex membro dei NAR.

Rispetto a Magnesio, farò alcune riflessioni qui sotto. Per quanto riguarda la lettera che informerebbe di una gravidanza avvenuta nel 1993, in cui Emanuela sarebbe stata assistita a Londra, non più presso una struttura simile a un ostello a gestione vaticana, ma in un appartamento situato altrove, sempre di proprietà e gestione della Santa Sede, e dove Emanuela sarebbe rimasta segregata, la prima cosa da chiarire è che dal punto di ista grafologico è un falso. Questo è certo perchè dimostrato dalla dottoressa Cordella. E’ falso lo scritto ma vero il contenuto?

Personalmente, più si parla di Londra, più verrei tentata di cercare a Parigi. È ovviamente una battuta, ma fatico a credere che, con tutti i problemi e i danni d’immagine che il Vaticano ha subito a causa della scomparsa di Emanuela, la ragazza sia stata tenuta in vita per dieci anni nel Regno Unito, dove sarebbe rimasta incinta e successivamente avrebbe partorito.
Lettera da Londra
Quello che non mi convince non è la questione della gravidanza, imputabile a un prelato, perché la storia ne è piena di episodi analoghi e, forse, sono più gli alti ecclesiastici che, sentenzialmente in segreto, hanno avuto figli, rispetto a quelli che hanno nei fatti rispettato il voto di castità che la religione, contrastando la natura, impone. Ciò che non riesce a persuadermi è l’Inghilterra.

Un segreto, affinché rimanga tale, va tenuto stretto. Sono rarissimi, nella letteratura criminale, i casi di ragazze tenute segregate da aguzzini esterni o padri, che non siano state tenute in assoluta prossimità. Più ci si allontana dal cuore del segreto, più se ne perde il controllo, perché sempre più attori devono prendervi parte, mettendo a rischio ciò che deve essere protetto.
Il Regno Unito, dove ho vissuto, ha una geografia urbana poco adatta a questo tipo di prigionia. Nelle città e nei centri minori, le residenze sono organizzate in agglomerati, e le case isolate sono rare, limitate a villaggi semi-abbandonati. In tali zone, pochi abitanti noterebbero facilmente movimenti inusuali o novità, aumentando il rischio che qualcuno rilevi l’anomalia e la divulghi, sia a breve che a lungo termine.

La suggestione di Calvi, del crack ambrosiano e degli eventi che coinvolsero anche il Vaticano e che ebbero come scenario anche Londra, suggerisce che le città britanniche siano un terreno fertile e un luogo accettabile per la prigionia della quindicenne. Inoltre, da un lato, questa Londra sta tornando troppo spesso; dall’altro, anche la sequenza temporale non si concilia con la necessità di nascondere per sempre uno o più fatti inconfessabili.
Invero, non è certamente l’ipotesi di una gravidanza provocata da un prelato l’elemento assurdo, bensì i tempi e i luoghi in cui la stessa si sarebbe verificata. Assumendo per veritiera l’informazione che racconta di Emanuela incinta, è la notizia di Londra il depistaggio, e non viceversa. Questa faccenda, qualora si fosse effettivamente verificata, è avvenuta in prossimità sia spaziale che temporale: in quell’anno e a Roma. Dopotutto, ci hanno mostrato edifici ben organizzati per gestire una prigionia.
Pierluigi Magnesio
L’intervista di Pierluigi Magnesio ha commosso il web e intenerito anche i cuori più duri. Non la sottoscritta. Soprattutto nel pianto finale ho letto qualcosa di molto diverso rispetto al dispiacere (che sicuramente prova intenso e sincero), ho letto la paura.

Se in un primo momento questo racconto strano e artificioso in talune risposte mi ha fatto financo ipotizzare una sua diretta responsabilità nell’accaduto, il sovrapporre le parole di oggi ai fatti di ieri mi fa propendere per l’eventualità, per me quasi certezza, che l’uomo sappia molto di più, che addirittura sia stato testimone o che, al pari di Sonia De Vito nel caso Gregori, sia stato coinvolto suo malgrado, con l’inganno e, successivamente, ricattato.
Opto per l’opzione della paura. Ripassando mentalmente i fatti delle prime ore, oltre a constatare che per ben due volte Magnesio ha rilasciato alle forze dell’ordine, accusandole oggi di aver non una volta, ma ben due, sbagliato il verbale, falsa testimonianza circa il luogo in cui si trovava al momento della scomparsa dell’Orlandi. Con tutta la mia buona volontà, non arrivo a credere che si possa sbagliare due volte a redigere il verbale, soprattutto se in entrambi i casi si tratta della stessa persona. Decidiamo pertanto e subito se vogliamo accusare i carabinieri di dolo e depistaggio, quando all’epoca scrissero gli accadimenti, o se Pierluigi ha mentito.

Ritengo che Pierluigi abbia mentito, forse a causa di minacce subite sia al momento che nei giorni e forse nei mesi e negli anni successivi. L’uomo, infatti, come molti altri attori delle vicende del 1983, vive oltre i confini nazionali da molti anni. Alcune minacce all’allora adolescente potremmo averle avute per anni sotto il naso: il primo telefonista dice di chiamarsi Pierluigi e di avere 16 anni. Dice di chiamarsi Pierluigi. Pierluigi. Non Marco o Mario o Andrea, ma Pierluigi, non il nome più comune in circolazione. Non contento sostiene di avere 16 anni.
Chi chiama sta indicando Magnesio. Ciò lo farebbe immediatamente escludere da un ruolo attivo consenziente: non fu un complice, perché nessuno tenterebbe di incanalare le attenzioni verso il proprio complice. Non è nemmeno il vero Pierluigi perché lo zio Meneguzzi affermò che la voce non era quella di un sedicenne e lo definì anche “il pariolino” per la mancanza di inflessione romanesca e il linguaggio forbito. Abbiamo sentito parlare Magnesio, il “pariolino” non è di sicuro lui.

Un altro elemento rimarca una pubblica minaccia a Pierluigi Magnesio: la chiamata del telefonista la domenica sera, che dice di trovarsi a cena con i genitori, in una località di mare. Il rimando alla cena che il vero Pierluigi consumò con i genitori la sera precedente, a Ladispoli, è eclatante. Concludo dunque che sin dalle primissime ore il ragazzo, o il padre, furono oggetto di non mascherata minaccia e che l’ipotesi di una sua convocazione da parte della Commissione parlamentare abbia risvegliato in lui datate paure o abbia risvegliato i responsabili e le loro minacce.
Un consiglio a Magnesio
Mi rivolgo ora proprio a lei, signor Pierluigi, mi rivolgo a lei se è persona che ha subito e subisce minacce di morte; i motivi sono diversi, ma il risultato non cambia. Io, come lei, al rispuntare di certi nomi e certi personaggi, sono puntualmente ricontattata dalla stampa, che mi sbatte in bella vista con titoloni eclatanti e generalmente con affermazioni ben lontane dalle mie, peggiorando la mia situazione.

Non si fidi di chi le dirà di essere nelle mani migliori; saranno con ogni probabilità le peggiori. Vada subito dalla Procura e racconti tutto, deve dire immediatamente tutto quello che sa, se vuole davvero mettersi al sicuro. Finchè lei sa e non parla, lei è in pericolo. Una volta dette ad alta voce e pubblicamente non c’è iù alcun motivvo di metterla a tacere. Mi ascolti, si metta sotto i riflettori, si metta al sicuro e vuoti il sacco.
Il ritorno dei NAR
Peccando ora di presunzione, farei notare che dei NAR e dell’eversione di destra la sottoscritta ha iniziato a parlare l’indomani del primo articolo su Emanuela Orlandi, ben prima dei grandi titoloni e delle inchieste di più prezzolati ricercatori. Non perché chi scrive abbia doti intellettive superiori, ma perché i miei studi accademici mi hanno consentito di avere un quadro di un certo tipo su quella società e perché ogni società sarà sempre meglio interpretata da chi viene dopo, perché chi l’ha vissuta è naturalmente vittima del pregiudizio legato al proprio vissuto e alle emozioni della propria esistenza.

Che i NAR svolgano, al pari di tutti i gruppi della destra eversiva, un ruolo centrale nell’edificazione del potere di quegli anni è indubbio. A loro si devono i rapporti con le criminalità locali e le associazioni di stampo mafioso, il collante con il mondo industriale e con la massoneria, e il ruolo di testa di ponte con la politica per l’inserimento in luoghi strategici di personaggi loro subalterni e subalterni alle altre categorie con cui hanno non solo stretto legami, ma ovviamente penetrato diventando ostico stabilire dove finisce il neofascista ed inizia il massone o il mafioso.
Fatico ad immaginare questi individui, le cui motivazioni materiali sono ancora rilevanti oggi, come anime piene rimorsi. Al massimo, li potrei collocare in un favorevole momento politico, dove caos e scandali danneggerebbero progetti e accordi precostituiti, spingendoli ad allontanare i clamori da Roma e riversarli oltremanica. Le mie sono semplici ipotesi.
Conclusioni

La grafologa Sara Cordella ha prontamente analizzato l’epistola mostrata da Pietro Orlandi, dichiarandone la non veridicità. Se dunque la lettera è un falso, per la logica del “do e tolgo“, potrebbe essere errato anche il contenuto, oppure la fotografia. Insomma una delle tre ha buona proabilità di essere vera, e allo stato attuale la catenina è in pole position.
Sarebbe utile risalire alla persona che ha consegnato questo materiale o ai suoi colleghi. Non è un’impresa impossibile: a Londra bisognerebbe cercare nella League Saint George, ma non credo sia necessario disturbare le logge. Probabilmente conviene fermarsi nella capitale e fare un giro in qualche associazione…
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19 commenti
Domanda:
Perché a distanza di quasi 41 anni il Vaticano ha ancora bisogno di depistare sulla morte immediata della Orlandi?
E soprattutto cui prodest l’entrata in scena dei servizi allora e dei NAR ora? Dico ora anche se la lettera è dell’anno scorso se ho ben capito.
La risposta è molto semplice, almeno per me:
In questa storia allucinante ci sono ancora gruppi di potere occulti che si ricattano a vicenda a distanza di 40 anni, fazioni in lotta tra loro che usano la morte della povera ragazza come asso nella manica per ottenere dal Vaticano qualcosa che non sappiamo ma che potremmo anche intuire. Cosa possono mai volere criminali da altri criminali?
Bene fa Rossella Pera a consigliare a Magnesio di parlare. Paolo Franceschetti dal suo blog sulla Massoneria anni fa diceva esattamente la stessa cosa: siete in pericolo finché restate in silenzio. Dite tutto ciò che sapete, liberatevi e consegnate la vostra versione alla storia. A quel punto nessuno potrà più nuocervi.
Sarete protetti dall’aver reso pubblico ciò che sapete.
La vicenda Orlandi serve a sviare su tutte le altre morti e sparizioni di Roma e dintorni, così come le vittime manifeste dei mostri di Firenze servivano anche a distogliere l’opinione pubblica da ciò che accadeva a Firenze e Roma negli stessi anni. Con Perugia nel mezzo.
Nota a margine:
È stato scoperto tempo fa da due bravi ricercatori con canale YT che il famoso medico perugino morto forse nel lago Trasimeno aveva all’Isola d’Elba un appartamento in comproprietà con un tizio che forgiava passaporti per quelli della destra eversiva che volevano sparire in Sudamerica.
Chi non ha ancora compreso che tutte queste vicende sono collegate tra loro da un unico filo rosso sangue si dedichi decisamente a qualche lavoro manuale e fisico, così l’ossigeno arriva meglio al cervello.
Questa e’ la tesi di Accetti che solo in due portano avanti.Quindi chi scrive o e’ uno o l’altro
Ma quante seghe mentali che vi fate.
Me le fai tu le seghe barbato
Non prenderti confidenza, psicopatico. Se hai argomenti migliori da formulare bene, altrimenti queste perle di schifose volgarità rivolgile ai cafoni come te.
Eh io te l’avevo fatta una domanda ma non hai risposto
Chi è che secondo te è Nicotri è coinvolto nella vicenda? Quello vicino a Meneguzzi
Ma questo Barbato chi è? Un prelato o uno pagato dal Vaticano?
Strano che la Pera se lo tenga qui a molestare gli utenti…ma non può essere bloccato?
Ah boh chi lo sa, so che è un fervente cattolico filo nicotriano quindi puoi immaginare
Ma perché, per dire che gli articoli di Pera sono una cagata pazzesca bisogna essere dei prelati o essere pagati dal Vaticano?
A forza di leggere gli articoli filo-complottisti della Pera finirete prima o poi in un centro di salute mentale.
https://www.agoravox.it/La-psicologia-malata-dei.html
Barbato non hai ancora risposto alla mia domanda
https://freeskipper.altervista.org/caso-orlandi-ombre-e-sospetti/
Barbato guarda cosa ho trovato, un articolo scritto da lei, ha la stessa capacità di Nicotri di prendere le informazioni da altri giornali e di strumentalizzarle a proprio piacimento, lei ha citato una cosa che scrisse Tommaso Nelli in merito alla questione dello zio, ovviamente però si è ben guardato di leggere tutto l’articolo di Tommaso dove ha praticamente smontato sta cazzo di pista familiare; disinformazione pure
Ma perché lei le informazioni da dove le prende, dalla carta igienica esposta nel cesso di casa sua?
Io le prendo da persone affidabili, lei non ha capito il concetto che ho espresso, hai scritto un articolo sul niente storpiando il lavoro di un altro giornalista che invece ha fatto un articolo magistrale
Senta, per quel che mi riguarda, lei può credere a ciò che vuole, non imponga a me quello che devo scrivere o meno. La conversazione con lei è chiusa qui. Come diceva Oscar Wilde: “Non discutere mai con un idiota, gli altri potrebbero non capire la differenza”. Questo lo dico a beneficio della Pera cotta a cui piacciono gli aforismi.
Ma vai mona
Nicotri ha già fatto la sua figura barbina 3-4 settimane fa proprio sul canale YT dei due ricercatori di cold cases (prevalentemente del caso mostro di Firenze), era stato invitato per parlare del caso Orlandi e di Fassoni Accetti.
Ha perso decisamente un’occasione d’oro per tacere, ma tant’è, finché c’è chi gli va dietro….
Il canale è “I mostri di Firenze” per chi volesse cercare la puntata in questione.
Sisi l’ho vista, lascia perdere che sono dovuto intervenire in chat più volte perché stava dicendo delle cazzate assurde, e pensare che pure Diddi lo ha ascoltato, chissà che cosa gli avrà detto, parenti zii cugini uomini RAI, uno sparare del mucchio