Premessa
Durante il decennio degli anni ottanta, la pineta di Ostia emergeva non solamente come un luogo di villeggiatura balneare ma anche come un oscuro epicentro di attività illecite e sotterranee. I miei articoli precedenti hanno soltanto sfiorato la complessa trama di delitti e misteri che si celava sotto il manto di apparente serenità offerto dai suoi paesaggi marittimi. La pineta, infatti, si rivelava un crocevia di nefandezze, da crimini violenti a rituali, senza trascurare le pratiche di eversione
La presenza inquietante di questo locus criminis nei resoconti delle indagini relative alle sparizioni di figure quali Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e tutti gli altri minori scomparsi e uccisi, non ha mai ricevuto l’attenzione investigativa adeguata, nonostante le sue frequenti citazioni nei dossier di polizia. L’esigenza di ritornare a sondare Ostia e la sua pineta deriva da un obbligo verso un’esplorazione più meticolosa della verità. Gli avvenimenti di quegli anni, intersecandosi con le operazioni di gruppi criminali come la Banda della Magliana, delineano un quadro ben più complesso e articolato.
Questo nuovo esame mira a scavare oltre la superficie dei delitti perpetrati, indagando il contesto socio-politico che ha permesso a tali dinamiche perverse di radicarsi in un luogo paradossalmente destinato al riposo e al divertimento.

Intraprendendo questa narrazione, ci proponiamo di offrire non solo una cronaca di eventi, ma anche un’interpretazione dei fenomeni criminali che hanno trovato terreno fertile in questo specifico segmento del litorale romano.
Questa interazione sinistra tra diversi strati criminali ha creato un ambiente in cui la violenza, il mistero e il controllo territoriale si fondono in un unicum disturbante. Nella pineta di Ostia, le attività illecite si sono succedute con una frequenza allarmante, spesso lontane dagli occhi delle autorità e ancor più distanti dalla consapevolezza pubblica. Il luogo, noto per la sua bellezza naturale e come rifugio estivo, nascondeva invece una realtà ben più sinistra, caratterizzata da un substrato di eversione e da pratiche che sfidano la comprensione comune.
La criminalità organizzata ha sfruttato questa area come un luogo ideale per condurre operazioni al riparo da sguardi indiscreti, mentre gruppi estremisti hanno trovato nell’isolamento della pineta il contesto perfetto per le loro riunioni e i loro riti, molti dei quali ancora avvolti nel mistero.
Il presente approfondimento si pone l’obiettivo di iniziare a tracciare una mappa di queste attività criminali, delineando le connessioni tra i diversi attori coinvolti. L’analisi proposta si sforza di rendere visibile l’invisibile, di illuminare quelle zone d’ombra che, seppur cruciali per la comprensione dei fatti, sono state spesso trascurate o minimizzate.
Il Sisde nota e annota
Le molteplici attività criminali che si verificano in numero e frequenza allarmante all’interno delle pinete della località di Ostia -quella di Castel Fusano e quella di Castel Porziano- negli anni ’80, sono un fenomeno talmente singolare da destare l’interesse dei Servizi segreti civili italiani.
Gli agenti del Sisde, infatti, si preoccupano di tracciare un quadro delle molteplici personalità che sia di notte, sia di giorno, abitano l’area boschiva di Ostia.
Un numero non secondario di episodi criminosi di piccola, ma anche di grande entità, risultano commessi da bande composte da elementi di eterogenea origine e provenienza, il cui minimo comun denominatore appare essere l’appartenenza effettiva o meramente ideologica, all’area dell’estrema destra, soprattutto quella di carattere eversivo.

All’interno di questo contesto criminale complesso, si osserva anche un’interessante incidenza di proselitismo camuffato sotto attività apparentemente innocue come i “Gruppi di Ricerca Ecologica” (G.R.E.), che, secondo le informazioni del SISDE, sono utilizzati dagli estremisti di destra per diffondere la loro ideologia sotto il velo di interessi naturalistici.
Nel rapporto del SISDE del 1983, emerge una dettagliata analisi della minaccia posta dall’estremismo di destra, rivelando una realtà criminale di complessità notevole e di pericolosità crescente. Le indagini condotte evidenziano una
potenziale pericolosità di questo fenomeno; tuttavia, al momento del rapporto, non si registrano iniziative eversive o terroristiche
Un evento significativo che illustra questa fusione è l’omicidio di Sergio Zampilloni, avvenuto a Ostia il 5 luglio dell’anno in questione, nato da un conflitto tra bande rivali che includevano sia criminali comuni che elementi di estrema destra.
Nonostante la mancanza di azioni organizzate di proselitismo, i nuovi adepti, provenienti da vari ambienti sociali e culturali, sono spesso coinvolti in aggressioni mirate a stabilire una supremazia ideologica, operando in piccoli gruppi che talvolta collaborano per completarsi reciprocamente. Questi gruppi si caratterizzano per una mancanza di coordinamento e una debolezza generale nelle attivismo.
L’analisi di queste dinamiche evidenzia come Ostia sia diventata un punto nevralgico per l’estremismo di destra, con un significativo incremento delle attività eversive nella zona. Questo contesto è aggravato dalla presenza di elementi criminali noti, quali Ottorino Addis e i fratelli Canori, che frequentano locali come il bar “Algida” e il “Gipy“, e si sussumono in un clima di mutuo sostegno che abbraccia anche latitanti ed estremisti.
In definitiva, il rapporto sottolinea un ambiente in cui l’ideologia politica distorta si manifesta attraverso atti di teppismo e delinquenza comune, con gli estremisti di destra che non solo incutono timore e preoccupazione ma assumono anche comportamenti in spavalderia che culminano in aggressioni contro avversari politici o civili inermi. Le azioni di questi gruppi sono tuttavia sporadiche e mancano di un’organizzazione centrale, riflettendo la natura frammentata e opportunista del movimento estremista di destra.

Nonostante la mancanza di un coordinamento e di una strategia condivisa, l’impatto delle loro attività sul tessuto sociale è tangibile e preoccupante, specialmente considerando la facilità con cui si integrano e si sostengono reciprocamente in attività criminali e ideologiche.
Il fenomeno non si limita a Ostia ma si estende alla capitale e ai suoi dintorni, come indicato dall’attenzione particolare riservata alla zona nel rapporto del SISDE. Questo ampliamento geografico dell’influenza estremista è particolarmente preoccupante poiché suggerisce una capacità di diffusione e di adattamento delle reti eversive a vari contesti urbani e sociali, aumentando così la difficoltà di contenere e contrastare efficacemente tali movimenti.
Il rapporto conclude con la constatazione che, nonostante la mancanza di prove concrete di finanziamenti specifici per le attività terroristiche, è plausibile supporre che ci siano flussi di denaro non documentati che sostengono il “residuo terrorismo tradizionale di destra”. Questa situazione di incertezza finanziaria rende ancora più complesso il quadro delle operazioni di destra, con possibili implicazioni di supporto indiretto attraverso attività criminali meno visibili ma altrettanto dannose.
In sintesi, il rapporto del SISDE del 1983 non solo evidenzia una realtà criminale multi-sfaccettata e pericolosa a Ostia e dintorni, ma solleva anche preoccupazioni significative riguardo la capacità di tali gruppi di infiltrarsi in vari strati della società, utilizzando strategie di proselitismo e finanziamento occulte che minacciano la sicurezza pubblica e l’ordine speciale.
Considerazioni
Il rapporto del SISDE descrive chiaramente come, nonostante le apparenze fasciste e ritualistiche, i gruppi di estrema destra attivi ad Ostia si integravano essenzialmente con la criminalità comune, dedicandosi a crimini non ideologicamente motivati, ma piuttosto orientati verso il guadagno illecito e il controllo territoriale. Queste attività includevano traffico di droghe, gestione di locali illeciti, e vari atti di violenza, sottolineando una predominante preoccupazione per il potere locale e il profitto piuttosto che per la realizzazione di un’agenda politica rivoluzionaria.
L’elemento politico di estrema destra, invece di indirizzare l’azione verso attività volte a sovvertire l’ordine democratico o a mettere in atto e finanziare attività terroristiche, rivolge sempre più spesso su taluni frequentatori della pineta, specie se rampolli di buona famiglia, verso un indirizzo teoretico, legato all’esoterismo spesso occultista.
In altri casi il pensiero si afferma ancora più estremo con richiami evidenti ad un archetipo di tipo nazista, e con un chiaro interesse nei confronti dell’eugenetica e delle sue pratiche, riprese in ampia parte dagli studi di Mengele.
Questa tensione verso il nazismo, come abbiamo già visto, è sposata anche da una fetta di mondo appartenente a una sfera sulla carta molto lontana da estremismo politico e criminalità, ma che in questi anni è, sempre con più frequenza, coinvolta in crimini e attività illecite: il mondo dello spettacolo.
Quintessenza di quanto appena affermato è la diffusione della corrente cinematografica della Naziexploitation (che ho trattato qui) che esordisce con Salon Kitty di Tinto Brass, per essere poi sposata da un buon gruppo di registi legati precedentemente al mondo dell’horror tra cui spicca la figura di Bruno Mattei, frequentatore del complesso di Sant’Apollinare e possessore di una BMW verde proprio nel 1983, quando uscendo dal medesimo edificio scompare Emanuela Orlandi.

Della Partita sono anche Virgilio Mattei e Peter Skerl, la cui figlia è vittima di un brutale omicidio da cui non è possibile escludere l’elemento esoterico. Gli uomini sono soliti frequentare ville e locali appartenenti o attesi da personaggi appartenenti alla criminalità finora descritta.
La connessione con figure come Julius Evola e l’inclusione di elementi iniziatici conferiscono a questi gruppi di destra estrema una dimensione aggiuntiva che merita un’analisi. Julius Evola, filosofo ed esoterista, ha avuto un’influenza notevole su vari movimenti neofascisti, soprattutto nel contesto italiano.
La sua visione del “tradizionalismo radicale”, che rifiuta i principi moderni di eguaglianza e democrazia in favore di un ordine gerarchico basato su principi spirituali e aristocratici, ha trovato eco in certi settori dell’estremismo di destra.
Questo approccio esoterico al fascismo non è puramente politico ma profondamente metafisico, proponendo una rigenerazione spirituale e culturale che trascende il mero autoritarismo: la fusione tra la violenza politica e l’esoterismo in alcune frange dell’estremismo di destra manifesta la ricerca di un ordine ultraterreno, che si presume possa essere instaurato attraverso atti di purificazione sociale e politica.
Dal punto di vista sociologico e psicologico, l’integrazione di elementi esoterici può fungere da potente catalizzatore per il reclutamento e la coesione interna. Offrendo una narrazione che combina politica, religione e filosofia, i gruppi estremisti attirano individui in cerca di una causa più grande, che promette non solo un cambiamento sociale ma anche personale e spirituale.
L”elemento occulto conferisce a questi gruppi un senso di esclusività e di iniziazione, potenziando il legame tra i membri attraverso rituali e simboli condivisi che rafforzano la loro identità collettiva e li distaccano dal resto della società, percepita come decadente e corrotta.
Le Gang del bosco
L’appunto è redatto dal Sisde contestualmente alle indagini svolte in riferimento alla scomparsa di Emanuela Orlandi. La documentazione, che risale al settembre del 1983, è illuminante nella sua linearità. La Pineta dove in molti, con diverse modalità, trovano la morte, e tra questi ricordo il caso di Josè Garramon, da me particolarmente attenzionato, è il teatro di scena per attività criminali di diverso livello.
Ho brevemente elencato le principali attività delinquenziali praticate un quella pineta; in buona sostanza non si fa mancare nulla, tranne il terrorismo di stampo internazionale, ovvero la prima pista proposta e negli anni rispolverata alla bisogna. Sono invece presenti sequestri e reati, anche gravi, che hanno riguardato minorenni.

Apprendiamo inoltre che questi gruppi si componevano di individui di diversa cultura, provenienza ed estrazione sociale. La criminologia ci insegna che questo genere di differenze predispone i diversi soggetti a orientarsi maggiormente verso una tipologia di crimine piuttosto che un’altra.
Va da se che il sodalizio tra criminali di diversa tipologia funge da vaso comunicatore, allargando lo spettro dei reati commessi e miscelando brutalità di vario grado e portata: è così che il rampollo di buona famiglia, impregnato di elitismo nazifascista, impara a svaligiare banche e il ladro rapinatore scopre “l’arte” dello stupro punitivo.
Interessante anche rilevare l’esistenza di lotte intestine alla stessa area dell’eversione, per stabilire la supremazia di una gang sull’altra. Come funzionavano queste lotte per la supremazia? Si trattava sempre di scontri armati e scazzottate o venivano messe in atto anche vere e proprie sfide, caratterizzate da perversa brutalità e ferocia, che loro chiamano goliardia, a danno di vittime designate di volta in volta seguendo parametri determinati da fattori particolari?
Niente più che suggestioni, ma non sarò la sola a ricordare che a sparire sono soprattutto ragazzine quelle due ragazzine Carla e Antonella, sequestrate e rilasciate da giovanotti che per entrambe dissero “questa non va bene!”. E che dire poi di quel circuito per automobili, costruito realizzato per volontà degli italiani di Libia e intitolato a Tripoli? Un luogo controverso, oggi abbandonato e dismesso, con un gran potenziale ma dove nessuno pare interessato a perseguire un’opera di rinnovamento, dove nessuno pare intenzionato a smuovere un centimetro d’asfalto.
Oltre Emanuela e Mirella
Possiamo raccontarcela come ci pare, ma il numero di giovani scomparsi da Roma quell’anno non è normale, come non è normale il numero che ogni anno ci viene presentato; nei primi sei mesi del 2023, i minori scomparsi in Italia sono 2.123. In questo numero rientra solo una piccola percentuale di stranieri, il cui numero e destino resta purtroppo troppo spesso sommerso. Per approfondimenti qui. Su questo tema torneremo ancora, perchè sarebbe anche ora di capire dove finiscono tutti questi nostri bambini e ragazzini.
Tornando alla Roma degli anni ’80 sappiamo che i giovani adolescenti scomparsi sono moltissimi, la maggior parte dei quali, però, fa poi rientro a casa, oppure verrà ritrovato senza vita. I decessi sono in larghissima scala riconducibili all’abuso di sostanze, soprattutto l’eroina che impazza e falcia migliaia di vittime in pochissimi anni.
Tuttavia persiste un numero, tutt’altro che irrisorio dal momento che riguarda un solo anno e una sola città, seppur la capitale, di giovani mai più rintracciati. Quelli che mi accingo ad indicarvi sono i minori di cui è stata sporta regolare denuncia di scomparsa, nell’arco di tempo che va dal 22 giugno al 22 luglio 1983, ovvero nell’arco di un solo mese:
Nel corso dell’estate del 1983, Roma fu testimone di una serie di scomparse che iniziarono il 22 giugno con Stefania P., di 17 anni, Rosa D.L. e Morena R., entrambe di 16 anni. Questi primi casi segnarono l’inizio di un periodo inquietante per la capitale. A queste sparizioni seguì, il 27 giugno, quella di altre persone: Vincenzo M. e Vincenza P., entrambi di soli 14 anni, Katia T. e Massimiliano D.L., di 17 anni, e Claudio M., di 16 anni, furono segnalati come dispersi.
Il mese di luglio vide un aumento dei casi. Già dal primo giorno del mese, Anna N. e Alfredo R., di 17 anni, Cinzia C., di 15 anni, e Angelica L., di 18 anni, entrarono nell’elenco dei dispersi. Il 6 luglio, anche Gianluca R. e Lucia S., rispettivamente di 15 e 14 anni, e Gianluca P., di 17 anni, furono aggiunti alla lista. Il 9 luglio, Paolo S. e Francesca G., entrambi di 16 anni, furono segnalati come mancanti.

La seconda settimana di luglio continuò a essere tormentata da queste inspiegabili sparizioni. Il 14 luglio, Massimo N., un ragazzo di appena 14 anni, scomparve. Nei giorni successivi, il 16 luglio, furono segnalate le scomparse di Susi C., di 15 anni, Romolo S., di 15 anni, e Francesca D.F., di 16 anni.
Questa sequenza di eventi ha sollevato numerose domande, poiché le indagini non hanno portato a conclusioni definitive. Le ricerche sono continuate senza sosta, nella speranza di trovare risposte concrete che possano dare un senso a queste tragiche sparizioni.


3 commenti
Non ha tutti i torti.
Sarebbe interessante riportare l’andamento delle sparizioni in funzione dei giorni della settimana. Sarebbe utile per capire se fossero maggiormente concentrate nei fine settimana. Se così fosse, potrebbe voler dire che a far sparire questi ragazzi fossero individui adulti, con un lavoro, con una vita normale, magari provenienti da centri distanti da Roma.
Rossella, dici che i gruppi eversivi e tutte le varie scomparse del 1983 sono collegati? E se lo sono, chi poteva fare secondo te da trait d’union tra i gruppi e chi commissionava le sparizioni?
A mio avviso vanno distinte le sparizioni con morti accertate essendoci stato il rinvenimento di cadavere come per la Skerl, Garramon e altri, e le sparizioni a tutt’oggi misteriose e irrisolte.
Alcuni morti ritrovati servivano secondo me a fare da monito o messaggio criptato da chi aveva commesso i delitti a chi doveva comprendere il messaggio, tutti gli altri possono essere finiti in molti giri diversi, dal Vaticano a chissà dove.
Franceschetti scrisse alcuni articoli anni fa riguardo ai tanti minori che ogni anno scompaiono in Italia, i numeri sono impressionanti e i media non ce ne parlano, guarda caso parlano sempre solo di Angela Celentano, Denise Pipitone e la bambina peruviana scomparsa l’anno scorso mi pare, a Firenze. Perché? Perché Chi l’ha visto non parla mai dei tanti, troppi minori scomparsi?
Secondo Franceschetti determinate notizie e solo quelle servono a veicolare messaggi occulti tra fazioni massoniche e criminali, credo abbia ragione da vendere, anche perché spiega molte cose su certi programmi del servizio pubblico RAI che hanno memoria solo di 3,4 bambini e degli altri se ne infischiano…