Premessa
Nel corso delle ultime settimane, il dibattito in merito ai potenziali soggetti da audire in Commissione si è fatto particolarmente acceso. Il fulcro della discussione pare essere Marco Accetti, il fotografo romano che nel 2013 si autoaccusò della scomparsa sia di Mirella Gregori che di Emanuela Orlandi. Come è noto, l’uomo fu all’epoca indagato, ma la vicenda si concluse con un nulla di fatto, a seguito della discussa “archiviazione Giorgianni”.
La decisione assunta dal magistrato Giuseppe Pignatone, subentrato al pubblico ministero Giancarlo Capaldo, suscitò in quest’ultimo un marcato disappunto, come dimostrano le motivazioni con cui ritenne di non poter sottoscrivere tale sentenza. Al “nulla di fatto” dell’inchiesta sulla scomparsa delle due ragazze — in cui figuravano come indagati anche alcuni esponenti della cosiddetta “Banda della Magliana” e un prelato, Don Piero Vergari — si affiancò, per quanto concerne la figura di Accetti, l’attribuzione del ruolo di mitomane e millantatore, con conseguente imputazione per calunnia e autocalunnia.
Se a oltre dieci anni di distanza questa figura risulta ancora controversa e divisiva, la responsabilità non può essere ascritta a giornalisti o studiosi, bensì esclusivamente alla magistratura, unico organo dotato degli strumenti e dei poteri necessari a stabilire l’attendibilità o meno di un teste o di un imputato.
L’etichetta di mitomane, oggi frequentemente affibbiata ad Accetti, si indebolisce alla luce delle stesse motivazioni addotte dal pm Capaldo, di alcune parti dell’opposizione alla sentenza di archiviazione presentata all’epoca dal legale del fratello di Emanuela Orlandi — in cui si rilevava l’impossibilità per l’Accetti di aver reperito talune informazioni tramite la stampa o le carte processuali — e infine da passaggi della stessa sentenza del 2013, che fonda parte delle sue valutazioni sulle dichiarazioni rese da soggetti escussi in sommarie informazioni. Dichiarazioni che, in taluni casi, risultano contraddette dalla documentazione ufficiale.
Alla luce di ciò, ogni valutazione sull’Accetti appare inevitabilmente arbitraria e riconducibile al piano dell’opinione personale. Un’impasse che potrà essere superata soltanto da un intervento perentorio, rigoroso e tecnicamente solido da parte degli organi della giustizia.
Fermo quanto sopra, ritengo che la Commissione bicamerale d’inchiesta possa contribuire, almeno in parte, a colmare questa lacuna, promuovendo l’audizione di soggetti finora mai escussi, in grado forse di offrire chiarimenti significativi tanto sul ruolo effettivo del fotografo romano, quanto sul contesto relativo alla sparizione delle due ragazze.
Gabriella Boggiani
Restando nell’ambito tracciato in premessa, Gabriella Boggiani rappresenta senza dubbio la persona più utile da ascoltare, se si intende comprendere a fondo la figura e il ruolo di Marco Accetti. La signora Boggiani è stata escussa nel 2023 dalla Squadra Mobile di Roma, confermando di essere la voce femminile del messaggio registrato su una cassetta AGFA Super Ferro Dynamic 90, spedita da Boston e rinvenuta all’interno di un furgone postale nei pressi di Piazza San Pietro.
Tale registrazione era stata preannunciata telefonicamente all’avvocato Egidio il 21 ottobre 1983 dall’anonimo interlocutore noto come l’Amerikano.
Il nome della Boggiani è stato indicato un paio di anni fa da Accetti. Nel corso degli interrogatori condotti dalla Squadra Mobile nell’ambito dell’indagine sulla morte e sul trafugamento della bara di Catherine Skerl, gli inquirenti hanno ritenuto opportuno verificare tale indicazione, convocando la signora e ottenendo effettivo riscontro.
A questa conferma si aggiunge la comparazione fonica effettuata dal dr. Marco Arcuri, che ha riscontrato una forte somiglianza tra la voce di Accetti e quella dell’Amerikano, riconoscendogli di fatto un ruolo quantomeno attivo come mittente delle comunicazioni anonime.
La Commissione bicamerale d’Inchiesta, così come gli inquirenti italiani e vaticani, hanno oggi l’opportunità concreta di archiviare una volta per tutte la questione delle telefonate anonime, attraverso una perizia fonica dal pieno valore probatorio, che potrebbe attribuire un’identità non solo al cosiddetto Amerikano, ma anche ai primi due interlocutori telefonici della famiglia Orlandi: Pierluigi e Mario, i quali nel corso delle rispettive chiamate si sono vicendevolmente citati.
Una perizia fonica legalmente valida è oggi tecnicamente realizzabile grazie a una registrazione rinvenuta lo scorso anno dal dr. Gianluca Lulli, mio collaboratore, presso le Teche Rai. Si tratta di un intervento telefonico effettuato da Marco Accetti nel corso del programma televisivo Tutti insieme compatibilmente, andato in onda nell’aprile 1980, tre anni prima degli eventi in esame (qui). Il documento rientra pienamente nel limite di dieci anni stabilito come tollerabile per una comparazione vocale ai fini legali.
L’ammissione di responsabilità della signora Boggiani non risulta rilevante solo perché rafforza l’attribuzione dell’identità dell’anonimo telefonista, ma ancor più perché potrebbe chiarire aspetti che lo stesso Accetti non ha mai reso noti.
In particolare, sarebbe possibile comprendere la natura del consenso fornito dalla donna al fotografo romano per la registrazione del messaggio. Allo stato attuale si possono avanzare solo ipotesi, che si polarizzano tra due estremi: da un lato, la possibilità che la giovane sia stata raggirata e abbia recitato quelle frasi inconsapevole del loro reale utilizzo, convinta di partecipare a uno scherzo innocuo o a un provino per il cinema o per la televisione; dall’altro, l’eventualità che abbia aderito in piena consapevolezza.
Nel caso in cui dovesse emergere quest’ultima ipotesi, la donna potrebbe contribuire a delineare l’intero contesto, fornendo anche quei nomi che l’Accetti si è sempre rifiutato di riferire. È superfluo sottolineare quanto tale scenario potrebbe rivelarsi decisivo per imprimere ai casi Orlandi e Gregori quella svolta tanto attesa.
Al contrario, se dovesse risultare fondata l’ipotesi di un coinvolgimento inconsapevole, verrebbe comunque chiarita la reale natura del ruolo ricoperto da Marco Accetti in tutta la vicenda.
Concludo aggiungendo che, qualora si volesse archiviare completamente la questione telefonista-missive, sarebbe utile compiere anche una perizia calligrafica sulle lettere inviate nel corso dei mesi dall’Amerikano, dal momento che Marco Accetti, così come ha indicato in Gabriella Boggiani la persona che prestò la voce per la registrazione del nastro inviato da Boston, ha parimenti attribuito a Patrizia De Benedetti la paternità delle varie missive. Essendo la donna assolutamente reperibile, anche al fine di una tutela della stessa, che da sempre si dichiara completamente estranea ai fatti, una perizia grafologica risulterebbe doppiamente proficua.
Un ulteriore passo utile sarebbe l’analisi del DNA sulle numerose lettere inviate a vari destinatari. Considerando le consuetudini dell’epoca, è plausibile che chi le ha spedite abbia inumidito con la propria saliva il retro dei francobolli e la linguetta della chiusura della busta. All’epoca, infatti, era pratica comune, e frutto di un’abitudine ormai interiorizzata, leccare i francobolli e la striscia gommata delle buste prima di spedirle. Se queste parti sono ancora integre, potrebbero contenere residui biologici da cui estrarre profili genetici, potenzialmente riconducibili al mittente o ai mittenti.
Gabriella P.
Allontanandosi dalla questione Accetti, troviamo un’altra Gabriella che sarebbe interessante ascoltare. A quanto mi risulta, di questa persona, e della vicenda che la vede coinvolta, ne ha parlato solamente il Blog di Emanuela Orlandi (qui), nonostante l’episodio possa potenzialmente portare nuove e utili informazioni.
Nel 1983, la ventitreenne Gabriella P., iscritta alla scuola di musica Tommaso Ludovico da Victoria, era l’unica persona – ad eccezione di Suor Dolores Salsano – a risiedere stabilmente nel complesso di Sant’Apollinare. Con la direttrice dell’istituto condivideva anche la città d’origine, Salerno. Non ho la possibilità di chiarire le motivazioni del suo essersi stabilita nell’edificio.
Secondo quanto riportato dall’informativa redatta dalla Legione Carabinieri di Roma, Reparto Operativo 5ª Sezione, redatta il 18 luglio 1983.
Il 22 maggio 1983, dopo aver persuaso Suor Dolores della necessità di sporgere denuncia, la giovane riferì alla Polizia Vaticana che, mentre si trovava in un ufficio al terzo piano per effettuare una telefonata, udì dei rumori sospetti provenienti dalla porta d’ingresso del piano, solitamente chiusa a quell’ora. Affacciandosi nell’androne, vide un uomo dall’aspetto distinto, magro, con capelli corti e brizzolati, apparentemente sui quarant’anni, vestito con un abito blu. Alla sua vista, l’uomo esitò e chiamò a voce alta “Suor Dolores” per poi allontanarsi precipitosamente. Gabriella notò subito che la porta era stata forzata, con ogni probabilità mediante un grosso cacciavite.
L’episodio, verificatosi un mese esatto prima della scomparsa di Emanuela Orlandi appare curioso, dal momento che, come riferirà successivamente la direttrice Salsano, quel piano era il medesimo in cui si trovavano le aule frequentate dalla cittadina vaticana e che, negli uffici della direzione dove si era verificato lo scasso, non venivano custoditi né denaro né altri oggetti di valore. Inoltre, la circostanza che vide l’uomo colto di sorpresa dalla ragazza, ripiegare sul richiamo alla suora, lascia intendere che quest’ultima dovesse conoscere l’autore del misfatto.
L’eventuale richiesta agli archivi della Polizia Vaticana, di prendere visione di questa denuncia, e l’escussione della signora Gabriella, potrebbero contribuire a stabilire se il telefono del terzo piano, da cui la studentessa residente nel complesso stava effettuando quella mattina la chiamata, fosse fruibile da tutti gli alunni dell’istituto e, se non ad attribuire un’identità dell’intruso, almeno a fornire elementi utili per inquadrare tale circostanza in modo da comprendere se vi sia, de facto, un’implicazione di questo accadimento, nella scomparsa di Emanuela Orlandi, soprattutto in forza del fatto che quell’edificio fu l’ultimo luogo frequentato dalla quindicenne scomparsa il 22 giugno 1983.
Maria Mazza
Maria Mazza, nata a Taurianova e residente a Rocca di Neto (CZ), viene sentita dalla Squadra Mobile di Roma la sera del 27 maggio 1983. Riferisce di essersi allontanata dalla propria abitazione nel gennaio 1982 senza il consenso dei genitori, e di essere giunta a Roma dove prese alloggio presso la pensione “Mary” di via Calabria. Dichiarò che, appena arrivata in città, rintracciò un suo compaesano, Giuseppe Guglielmi, già da anni residente a Roma con moglie e figlia, alloggiato in una pensione di via Principe Amedeo. Aggiunge che fu proprio Guglielmi a proporle di svolgere con lui l’attività di guardiamacchine nella zona della Fiera di Roma, attività che le fruttava un guadagno di circa 50.000 lire al giorno. Precisa di aver sempre provveduto personalmente al pagamento del vitto e dell’alloggio presso la pensione. Circa un mese dopo il suo arrivo, scrisse una lettera ai propri genitori fornendo il recapito della pensione, ma non ricevette mai risposta.

Mazza riferisce che circa quindici giorni prima della deposizione era stata contattata da una conoscente, Pina Viola, la quale le aveva mostrato un articolo de “Il Tempo” in cui si parlava della scomparsa di una ragazza di nome Mirella, figlia dei proprietari di un bar in via Volturno, suoi amici, pregandola di dare un contributo nelle ricerche della giovane scomparsa il 7 maggio 1983. A quel punto afferma di conoscere la ragazza, avendola incontrata proprio presso il bar della famiglia Gregori e si presta ad informarsi presso alcune sue conoscenze della Stazione Termini.
Questa versione è smentita dalla signora Viola che, al contrario sostiene che era stata la Mazza ad averla avvicinata asserendo di essere in grado di rintracciare la Gregori attraverso suoi contatti.
La Mazza prosegue il racconto riferendo che il 21 maggio, nel corso di una telefonata con uno zio residente in Val d’Aosta, apprendeva che la madre era ammalata e necessitava di denaro. La circostanza l’avrebbe spinta a telefonare alla signora Pina Viola, dichiarandole falsamente di sapere dove si trovava la ragazza scomparsa, con l’intenzione di ottenere denaro dai genitori di Mirella. Il giorno successivo, 22 maggio, la Viola prendeva direttamente contatto con i genitori della ragazza, comunicando che la Mazza avrebbe ricondotto a casa la figlia dietro un corrispettivo di 100.000 lire che questi ultimi consegnano in due banconote da lire 50.000, alla Mazza che la mattina di lunedì 23 si era recata di persona al bar Coppa D’Oro. Dopo aver ricevuto il denaro e rassicurato i Gregori sulle buone condizioni della figlia, Maria Mazza si allontanava da quella zona di Roma per tre giorni.
La ragazza informa gli agenti della Mobile che i soldi ottenuti erano stati da lei inviati in Calabria, alla madre malata, tramite un vaglia postale che non era nella condizione di esibire inquanto aveva cestinato la relativa ricevuta.
Rientrata in zona il 26 maggio, riferisce di essersi nuovamente incontrata con la signora Pina in via Volturno e di averle comunicato di non essere stata in grado di rintracciare Mirella, quindi di averle consegnato un foglietto scritto di suo pugno, riportante un indirizzo di Napoli in cui avrebbe dovuto trovarsi la quindicenne scomparsa. Successivamente, però, ritrattò questa versione, sostenendo che quel foglietto venne da lei consegnato a Giuseppe Guglielmi, che a sua volta lo avrebbe passato a un uomo identificato come “Filippo”, genero del padre della ragazza, nella notte tra il 26 e il 27 maggio, alle ore 2.00, presso la Stazione di Roma Termini. Aggiunge che alla signora Pina aveva riferito che Mirella era trattenuta da un napoletano che aveva richiesto la cifra di 100.000 lire per il suo rilascio.
Dichiara inoltre che circa due mesi prima vide Guglielmi, in via Volturno, portare una pistola infilata nei pantaloni sotto la giacca, ma non fu in grado di dire se fosse vera. Ammette infine di essersi recata presso l’XI Circoscrizione del Comune di Roma per ottenere l’autenticazione fotografica necessaria al rilascio di un documento, fornendo false generalità: “Greco Maria, nata a Taurianova il 16 agosto 1962”, dichiarando di aver smarrito la carta d’identità, e facendo firmare come testimoni due persone presenti sul posto, di cui non conosceva le generalità.
Conclude precisando che Guglielmi non era al corrente del raggiro dei 100.000 lire, e che la notizia da lei diffusa, secondo cui Mirella si sarebbe trovata a Napoli trattenuta da un uomo che chiedeva un riscatto, era completamente inventata. Afferma di non aver mai realmente saputo dove si trovasse la ragazza.
La ricostruzione della signora Viola e dei Gregori varia in diversi punti, senza tuttavia stravolgere la vicenda nella sostanza. Gli aspetti di maggior interesse dal punto di vista investigativo si ravvisano nella presenza di un’altra minore, di fatto scomparsa o meglio, allontanatasi da casa, inserita in un circuito di adulti che orbitano nell’ambito di luoghi caratterizzati, soprattutto all’epoca, da interessi tutt’altro che limpidi nei confronti di minori.
Gli approfondimenti condotti all’epoca dalle forze dell’ordine rilevarono, ad esempio, che Giuseppe Guglielmi, detto “Pino” – l’uomo indicato da Maria Mazza quale suo conoscente, in quanto compaesano trasferitosi a Roma – risultava in realtà un romano, nato nella capitale e frequentatore abituale di ambienti a luci rosse, tra cui il noto Cinema Volturno. Proprio in tale luogo fu rintracciata la stessa Maria Mazza, il giorno in cui venne escussa.
Le zone solitamente frequentate da Maria Mazza, tra cui l’area dove sorge il bar Coppa d’Oro, di proprietà della famiglia di Mirella Gregori, risultavano connotate dalla presenza di contesti a forte rischio, animati da individui senza scrupoli dediti all’adescamento di minori mediante tecniche fraudolente e accuratamente pianificate, finalizzate all’inserimento delle vittime nei circuiti della tratta, della prostituzione e della cinematografia pornografica clandestina. Tali ambienti sono stati in più occasioni descritti in articoli precedenti e ampiamente documentati da indagini dell’epoca, riportate anche dalla stampa coeva. In particolare, l’area della stazione di Roma Termini risultava costellata da false agenzie di casting, case di tolleranza abusive e soggetti adescatori – talvolta anche di sesso femminile – organizzati in una rete sofisticata, dotata di ramificazioni sia a livello nazionale sia internazionale.
Alla luce di questi elementi, sarebbe opportuno comprendere con maggiore chiarezza le modalità e le ragioni che spinsero la minorenne Maria Mazza ad allontanarsi dalla propria abitazione in Calabria per trasferirsi a Roma, nonché le circostanze attraverso cui entrò in contatto con tali ambienti e con quei soggetti. Risulta infatti poco plausibile che una ragazza, proveniente da un piccolo centro del profondo sud, potesse possedere l’intraprendenza e l’esperienza necessarie per inserirsi autonomamente in contesti tanto complessi, riuscendo a mantenersi, a soggiornare sin da subito in una pensione, e ad ottenere con facilità documenti falsi.
caso
In virtù delle informazioni che sto raccogliendo anche attraverso le testimonianze di alcune minori successivamente rintracciate – incluse nella lista redatta dalla Polizia di Stato in relazione alle scomparse avvenute a Roma nel 1983 – posso ipotizzare che la giovane fosse stata individuata sin dal suo arrivo, adescata e indotta ad allontanarsi con false promesse, probabilmente già nel proprio paese d’origine. Tanto più che la Calabria è emersa in più occasioni, nel corso delle mie indagini e nei documenti dell’epoca riguardanti il fenomeno, quale regione in cui risultavano attive reti criminali dedite alla tratta e allo sfruttamento sessuale di minori.
Ritengo pertanto necessario approfondire tale fenomeno con la massima attenzione. Pur in assenza di elementi sufficienti a suggerire che anche Mirella Gregori possa essere rimasta vittima di un simile inganno, non si può neppure escludere tale eventualità. Tanto più alla luce di una sua affermazione – “Mamma, non ti preoccupare, che tra poco ve li do io i soldi per acquistare la nuova casa” – riportata dalla madre, Vittoria Arzenton, agli inquirenti e, di conseguenza ritenuta dalla stessa di potenziale rilevanza.
Maria X
Come per Gabriella nel caso Emanuela Orlandi, rispetto al caso di Mirella Gregori compare un’altra Maria che potrebbe essere determinante ascoltare. Si tratta di una sua compagna di classe, una di quelle mai ascoltate e che, curiosamente, non compare neanche nella rubrica del diario che Mirella compilava doviziosamente, a meno che si tratti di un nome composto, riportato solo in parte dal quotidiano Il Corriere della Sera. Sarebbe dunque importante intanto individuare chi sia questa Maria, stando ai diari e alle agende di Mirella, le uniche persone plausibili rispondono ai nomi di Anna Maria, Maria Teresa e Maria Vittoria.
Un articolo datato 15/06/1983, dedicato a Mirella Gregori, il giornalista riporta le valutazioni che la ragazza avrebbe ricevuto in pagella, se non fosse misteriosamente scomparsa il pomeriggio del 7 maggio. A conclusione del pezzo, viene trattata la reazione della classe di fronte al dramma della scomparsa, il giornalista riporta anche lo stralcio di un tema svolto in classe proprio rispetto questa triste vicenda, da tale Maria, di cui non indica il cognome e che trascrivo testualmente:

«Ti prego, ancora una volta, con la speranza di farti capire che, anche se hai fatto degli errori che non ti hanno permesso una vita normale e pulita, non puoi continuare a farne altri perché non risolveresti nulla ma peggioreresti la situazione»
Queste parole Maria le rivolge direttamente al presunto rapitore. Probabilmente ci troviamo di fronte a una suggestione, a un’esercizio di fantasia della giovane compagna di classe. Tuttavia rimane, seppur minimo, l’interrogativo che questa ragazza possa invece rivolgersi scientemente ad una persona specifica, di cui conosce il passato e le vicissitudini.
Pertanto, al fine di non lasciare nulla di intentato, sarebbe utile individuare ed ascoltare anche questa persona che, con queste enigmatiche righe, apre ad un dubbio che sarebbe utile sanare.
La “profumiera”
Un’altra persona che ad oggi non è ancora stata ascoltata in sede di Commissione bicamerale d’Inchiesta è colei che è divenuta nota nelle cronache con l’epiteto de “la profumiera”. Con questo nome si va ad indicare la ragazza che interloquiva con Sonia De Vito, rispetto la scomparsa di Mirella Gregori e l’ipotetica conoscenza da parte di almeno una delle due ragazze, del responsabile di tale sequestro.
Come da me già spiegato in due articoli, questa conversazione, è stata erroneamente presentata dalla stampa degli ultimi anni come un dialogo ascoltato, e successivamente riportato in appunto da un agende dei servizi segreti (Sisde) e come episodio a cui non è mai stato dato un seguito investigativo.
Entrambe queste informazioni sono errate. Innanzi tutto la conversazione in oggetto non fu udita e riferita da un agente del Sisde che casualmente si trovava nel bar Italia, di proprietà dei De Vito, bensì da una fonte fiduciaria che presentò a riprova del fatto una ricevuta fiscale la cui datazione non corrispondeva con quella riferita, e che attestava la presenza di almeno due persone, se non tre (per dettagli rimando all’articolo L’appunto che non va).
Inoltre non corrisponde al vero affermare che detto appunto non fu oggetto di attenzione da parte degli inquirenti dell’epoca, dal momento che sappiamo, e la documentazione ne è conferma, che nell’immediatezza del fatto, ossia due giorni dopo detta conversazione, Sonia De Vito venne convocata e interrogata a riguardo. In quell’occasione la ragazza fece addirittura un nome, “Mr. B“., amico di Maria Antonietta Gregori e totalmente estraneo ai fatti.
Quello che non fu domandato a Sonia allora, e nemmeno oggi, è invece l’identità della ragazza con cui scambiò quelle riflessioni. Sappiamo solo che si trattava di una commessa dai capelli bruni, che lavorava in un negozio di profumeria non molto lontano dal bar di Sonia e da casa di Mirella.

L’escussione di questa ragazza appare ancora più indispensabile alla luce di quanto riportato nel documento che accompagnava tale nota, fornito dall’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) nel corso delle indagini del 2013 all’allora Procuratore Aggiunto Giancarlo Capaldo. Se nel documento dell’epoca le frasi di interesse vennero tutte attribuite a Sonia De Vito, nel documento riservato presente nel fascicolo del 2013, si fa riferimento ad una conversazione dove le affermazioni sono equamente distribuite tra i due soggetti: Sonia e “la profumiera“, in una sorta di “botta e risposta” che coinvolgerebbe questa seconda ragazza in maniera attiva, lasciando intendere che la stessa, parimenti a Sonia De Vito, potrebbe essere a conoscenza dell’identità del rapitore di Mirella Gregori (per maggiori dettagli rimando all’articolo Mr.B e la nota del Sisde)

Ovviamente potrebbe trattarsi di un errore di interpretazione ma, in un caso quale quello di Mirella Gregori, sarebbe bene non lasciare ulteriori piste insondate e chiarire almeno gli aspetti che si è ancora nelle possibilità di chiarire. Infine non è possibile escludere che la conversazione ascoltata dal fiduciario, non fosse l’unica intercorsa tra le due ragazze, con oggetto la scomparsa della giovane di via Nomentana. Rintracciare e dunque ascoltare “la profumiera“, dovrebbe quindi rientrare nelle priorità dal momento che, per quanto siano trascorsi diversi decenni, non è plausibile che la De Vito abbia dimenticato il nome di una coetanea con cui si è lasciata andare, forse per la prima ed unica volta, a così importanti confidenze.
Conclusioni
Va da sé che sarebbero moltissime le persone importanti da ascoltare, gli stessi Varenne, mai identificati e da me indicati in un paio di articoli su Mirella Gregori, potrebbero fornire informazioni determinanti, così come non secondaria continua ad apparirmi la nebulosità che ruota attorno ai dati anagrafici di Sonia De Vito, che risulta sconosciuta all’ufficio anagrafe di Salerno, ossia quella che dovrebbe essere la sua città natale.
Tuttavia ho optato per questa selezione che seppur breve e sicuramente non sufficientemente esaustiva ai fini investigativi, potrebbe riservare sorprese insperate.


78 commenti
Buongiorno! Le uniche persone che andrebbero ascoltate dalla Commissione Bicamerale sono tutte morte. E a meno che i commissari parlamentari non facciano una seduta spirita per interrogare i morti, questa sarà una storia destinata ad essere archiviata definitivamente. Qui non sono capaci nemmeno di capire chi ha ucciso Chiara Poggi, figuriamoci capire cosa è avvenuto in un tempo così remoto e che solo qualche vecchio può ricordare lucidamente, ammesso che la memoria lo aiuti ancora. Lasciate perdere questi casi, non perdeteci più il tempo e la ragione. E’ quello che ho fatto io da tempo, prima che la Procura, dopo due anni in cui si è grattata la schiena, ha deciso che devo essere io il pretesto per non archiviare le indagini e avere altro tempo a disposizione. Adesso, io potrei raccontare davanti al pm un cumulo di fesserie ed essere anche creduto. Potrei dire che il colpevole era questo o quello, cacciare persone innocenti nei guai che essendo morte non possono parlare, ma non lo farò perché non sono un calunniatore né un mitomane che si inventa lotte interne al Vaticano o che Emanuela e Mirella si fecero rapire con il loro consenso.
Incapacità di capire chi ha ucciso Chiara Poggi? Ma non diciamo fesserie.
Non ho mai creduto per un attimo all’incapacità delle Procure né tantomeno dei Ris, che nel 2007 improvvisamente dimenticarono tutte le procedure standard di repertazione oggetti trovati sulla scena del delitto, e ce n’erano svariati eh…
Non esiste alcuna incapacità di venire a capo di delitti irrisolti, credo lo sappiano pure gli studenti al primo anno di criminologia, perché il delitto perfetto non esiste e la firma dell’assassino è sempre sulla scena stessa.
E da quello che sta venendo fuori su Garlasco, direi che il termine da usare sia tutt’altro, rispetto ad incapacità.
La gente ha perso totalmente fiducia in istituzioni e giustizia dei tribunali, se perdono pure questa occasione di mettere in galera le persone giuste è finita.
Che Accetti non sia mai stato un mitomane lo capii immediatamente leggendo il suo blog anni fa.
Quando vuole sa dare informazioni molto circostanziate facendole passare per info lette da qualche parte e al contrario quelle lette in giro le spaccia per esperienze vissute da lui.
Se ci legge, e sono sicura che lo fa, sappia che è bravo, molto bravo a mescolare sapientemente verità e menzogna, assai più bravo di altri.
La magistratura ahimè non risponde a nessuno di ciò che fa od omette, e quindi nessuno di loro ci darà mai spiegazioni sul perché le donne nominate da Rossella non siano mai state audite in modo consono ed approfondito al fine di dipanare matasse che sono state volutamente ingarbugliate per confondere le acque e buttare tanto fumo sulle vicende.
Chi ha voluto tutto questo? Ho svariate idee al riguardo, ma non sta a me stabilirlo in modo ufficiale.
I magistrati lavorano in nome del popolo italiano, o no?
Sono però convinta che la riapertura di molti casi anche a livello internazionale (vedi caso Madeleine McCann, la bimba di 4 anni rapita in Portogallo tanti anni fa) sia un ottimo segnale che la verità vuole emergere ad ogni costo e seppur tra mille reticenze, resistenze ed opposizioni, prima o poi riuscirà a farlo.
Tempo al tempo.
E Rossella è sicuramente una persona che la verità la persegue con rigore e onestà anche intellettuale, ad averne di più come lei, perché certi “giornalisti” onnipresenti ovunque sui media non si possono proprio sentire e leggere.
“Alla luce di ciò, ogni valutazione sull’Accetti appare inevitabilmente arbitraria e riconducibile al piano dell’opinione personale. Un’impasse che potrà essere superata soltanto da un intervento perentorio, rigoroso e tecnicamente solido da parte degli organi della giustizia”.
Guarda caso quello che aveva fatto il consulente della Commissione, Pellizzaro: una serie di domande trabocchetto da porre ad Accetti così da valutare la sua attendibilità. Buona idea se qualche “talpa” nella Commissione non avesse fatto pervenire queste informazioni ad Accetti così da prepararlo per l’audizione e renderlo credibile, in modo da rendere ufficiale la sua versione: Emanuela e Mirella rapite nel contesto di una lotta interna al Vaticano, così da renderlo colpevole della scomparsa di entrambe le giovani. E questa sarebbe una Commissione d’Inchiesta? Ci troviamo davanti all’ennesima farsa. Tra gli organi competenti, c’è da aggiungere la decisione di Pignatore di archiviare le indagini di Capaldo quando capì che la sua inchiesta non stava portando da nessuna parte e che fino a quel momento Capaldo si era fatto infinocchiare dai racconti da romanziere di Accetti. Tanto è vero che la Procura di Roma adesso nemmeno ci pensa più a convocare Accetti, perché ha capito il personaggio e le sue fisime da complottista. Accetti ha fatto il suo tempo. E’ acqua che non macina più. E deve ringraziare una perizia psichiatrica se i magistrati non lo hanno sbattuto in galera per false testimonianze rese davanti agli organi inquirenti.
Il personaggio Accetti è finito, infatti. Ora il suo gruppo vuole giocarsi, come ultima carta, la Commissione. Sarà l’ultimo vagito.
Chi sarebbe il suo gruppo? Mi tolga poi una curiosità, perché io resto una poveraccia sempre piena di dubbi e alla continua ricerca di riscontri. Lei dove ha trovato gli elementi e le prove che le conferiscono la totale certezza rispetto quanto afferma?
Il personaggio Accetti non è ancora nemmeno iniziato, e non c’è alcun bisogno di Commissioni parlamentari per venire a conoscenza di ciò che ha fatto e con chi l’ha fatto.
Per quello ci sono i giornalisti d’inchiesta quelli seri, Rossella Pera è una di loro e per me una dei migliori in assoluto.
Volevo porre una domanda a Rossella Pera: lei è sicura che la telefonata di “Pierluigi” giunse per davvero a casa Orlandi e che il contenuto della chiamata era quella dichiarata da Mario Meneguzzi alla pm Margherita Gerunda, visto che quella telefonata non fu mai registrata? Già, perché diversamente da quanto lei ha scritto in un post precedente, non è vero che la Gerunda rimase all’oscuro delle telefonate di Pierluigi e Mario. Di quelle chiamate ne era a conoscenza fin dal 7 luglio 1983, dopo aver convocato Mario Meneguzzi e suo figlio Pietro, che si presentò in Procura con un giubbino a maniche lunghe, nonostante la calura estiva. Ho anche io le mie brave informazioni. Inoltre, se davvero il contenuto delle telefonata di Pierluigi erano quelle enunciato dal Meneguzzi, c’è un dettaglio in quella chiamata che nessuno ha notato, ma che ho notato io dopo aver ascoltato l’intervista del vero Pierluigi, il ciccione innamorato fritto di Emanuela.
Dimenticavo di dire che se c’è una persona che andrebbe di nuovo convocata e interrogata in modo approfondito dalla Commissione Parlamentare è Natalina Orlandi. I membri della Bicamerale farebbero bene a chiedere alla sorella di Emanuela chi erano i suoi colleghi di lavoro più stretti, visto che le fotocopie dei documenti di Emanuela furono fatti trovare il 6 luglio proprio in Piazza del Parlamento, a pochi passi da Montecitorio, dove lavorava Natalina e mezza parentela di Emanuela. E come mai lo sconosciuto che fece ritrovare all’Ansa quei documenti sapeva della telefonata del finto americano giunta a casa Orlandi il giorno prima, visto che quella telefonata non era stata divulgata dai media. Domande difficili da porre? No! Ma non toccheranno la famiglia Orlandi, perché il Vaticano è meglio come sospetto. L’ennesima buffonata istituzionale è servita.
@Mario Barbato Concordo con te su chi vorresti convocare in Commissione. Sarebbe servito anche Gangi, ahimè. Se è vero l’atto giudiziario citato nell’audizione di Marchionne, lo stesso dipendente Sisde che inviò per controllo alla Digos il numero di telefono nel diario di Emanuela (e lo inviò errato), lo mandò errato anche all’Americano, che telefonò a una sessantenne che niente ci entrava: Giorgina De Luca.
Un particolare rivelatore che potrebbe dire chi era o chi poteva essere l’americano: un depistatore. Nicola Cavaliere parlò dell’americano come di un personaggio, sfuggito per un soffio alla cattura, vestito con un impermeabile e un borsalino in testa. Tipico abbigliamento dei servizi segreti. Inoltre il vicecapo del Sisde, Parisi, tracciò un profilo dell’americano cercando di farlo passare per Marcinkus. Chiaro tentativo di far ricadere la colpa della scomparsa di Emanuela Orlandi sul Vaticano. Gatta ci cova.
Se Accetti fu telefonista, come ormai ampiamente provato, sarebbe decisivo per la Commissione Bicamerale ascoltarlo e condannarlo per le sue responsabilità. Se oltre questo – Marco Accetti – volesse finalmente far capire al mondo alcune dinamiche ad oggi poco chiare (es. mandanti, ruolo di Egidio, ruolo della PDB) farebbe un favore al mondo e soprattutto potrebbe andare a dormire con la coscienza pulita.
Se invece accetti continuerà a rovistare nella pista bulgara e nel farlocco ganglio abbiamo poco da sperare in una risoluzione del caso e diventa inutile anche convocarlo.
L’unica cosa certa è che finalmente il mondo a capito che la pista parentale non porta da nessuna parte che non esiste che ha fatto perdere tantissimo tempo agli inquirenti. Non esiste nemmeno la pista internazionale ma bisogna focalizzarsi sugli scandali della città leonina legati agli abusi sessuali
Marco Accetti non sarà convocato dalla Commissione Bicamerale perché dopo la scoperta di una “talpa” che gli passava informazioni riservate, la sua credibilità adesso è definitivamente compromessa e qualsiasi interrogatorio verrebbe messo in dubbio. Lei interrogherebbe una persona che è stata già istruita in precedenza su cosa deve dire e cosa non deve dire? L’unica chance che ha di essere credibile sarebbe quello di dire dove sono state sepolte Mirella ed Emanuela. Ma visto che lui con queste due scomparse c’entra come un cammello in Alaska, non lo dirà mai, semplicemente perché non lo sa.
Caro Mario Barbato,
Lei non sa molte cose. Ad esempio, è sicuro che l’ineffabile Pelizzaro abbia dato le dimissioni per una “talpa” di Marco Fassoni Accetti? E se fosse lo stesso Pelizzaro la talpa, o addirittura il burattino di qualcun’altro?
Adesso Marco Fassoni Accetti avrebbe pure una talpa ….
La profumiera è stata audita e i commissari parlamentari hanno fatto già il primo buco nell’acqua. Vediamo quali saranno le altre clamorose, decisive e sconvolgenti “rivelazioni” di altre persone da lei indicate nell’articolo. Ripeto: state perdendo solo tempo perso.
https://www.fanpage.it/roma/orlandi-gregori-ascoltata-titolare-della-profumeria-resta-il-mistero-sulla-nota-del-sisde-su-mirella/
La Commissione Orlandi-Gregori intanto ha ascoltato Fabio Rossi, che ha scritto un libro su Mirella Gregori la cui prefazione è stata fatta da un certo Tommaso Nelli, consulente a sua volta della stessa Commissione. Altro che talpa, altro che regole severissime, siamo alla vendita con le bancarelle….
Buonasera Mario, mi pare a dir poco evidente che non abbiano audito la persona giusta. Nella famosa informativa si parla di una ragazza coetanea di Sonia, che nel 1983 aveva 17 anni, e che faceva la commessa, non che fosse la proprietaria del negozio. La signora audita non era una coeva delle ragazze, infatti era la titolare del suo esercizio e conosceva solo marginalmente Sonia. Credo inoltre che in via Nomentana e nelle traverse prossime al bar Baffo e a casa di Mirella, ci potessero essere altre profumerie. Come ho consigliato nell’articolo, sarebbe stato meglio e, probabilmente, più produttivo, domandare direttamente alla De Vito il nome della ragazza, oppure domandare a Calì quali negozi di quel tipo ci fossero in zona o se ricordasse in quale esercizio fosse impiegata la persona in questione.
Buongiorno, Rossella. Sì, ha ragione. Leggendo meglio l’articolo di Fanpage, mi sono accorto che hanno convocato la persona sbagliata.
Ripeto per l’ultima volta, consapevole che forse gli stessi inquirenti che controllano il mio cellulare staranno leggendo, forse, anche i miei commenti. Bisogna convocare di nuovo i familiari e i cugini di Emanuela Orlandi e interrogateli in maniera più approfondita, il colpevole orbitava da quelle parti. I finti rapitori sapevano troppi particolari su Emanuela, sapevano perfino che due sere prima della scomparsa era stata a cena dai Meneguzzi. Lo stesso Pietro Orlandi ha detto che questo non lo sapeva nessuno, tantomeno i vari Accetti e affini. Chi sta passando quelle informazioni riservate ai pseudo sequestratori? Una mela quando cade dall’albero va cercata vicino all’albero e non sulle montagne. Non voglio dire altro, aggiungo solo che questa Commissione sta facendo solo confusione, usurpando il potere investigativo alla magistratura ordinaria. Ora capisco le parole di un maggiore dei carabinieri che quando gli chiesi come mai stavano indagando su di me, disse “per lanciare un segnale a certe persone”. Adesso ho capito chi sono quelle persone. Io ora mi defilo da questa storia, scannatevi tra di voi e buona fortuna!
In relazione all’ultimo commento di Barbato che finge di eclissarsi per la trilionesima volta ma poi torna perché altrimenti ‘ndo va?, sottolineo che a me i familiari di vittime di sparizione o delitto che diventano casi mediatici stanno poco simpatici, tutti.
I loro comportamenti non sono adeguati a ciò che hanno subito, le loro risposte a domande scomode -posto che ci sia chi gliele fa, e succede in casi rarissimi- altamente vaghe se non del tutto reticenti, lo stiamo vedendo con i personaggi di Garlasco, ma a me personalmente Pietro Orlandi non piace per niente.
Quando l’unica cosa che interessa a queste persone è salvare la reputazione e chissà cos’altro, a me l’empatia passa esattamente dopo 8 secondi.
Tenga, Rossella, qui si parla di mitomani, di Accetti e anche di Garramon. C’è un confronto tra Pietro Orlandi e Marco Accetti, con quest’ultimo che e pare chiaramente in imbarazzo a rispondere a certe domande poste dal fratello di Emanuela. Video registrato da due giornalisti d’inchiesta: Massimo Lugli e Antonio Jovine.
https://open.spotify.com/episode/2UpRlQc6tCFeXonNh7imhc
Barbato ma lei è sicuro che una pista escluda in toto un’altra? Ha mai provato ad approfondire e verificare se le persone da lei attenzionate avessero o meno dei rapporti con “il mitomane”? Che la storia del “ganglio” sia una palese panzana (cosa che ho sostenuto dal primo minuto) è un conto, ma chi la racconta potrebbe farlo proprio per deviare l’attenzione su altro. Mi dia retta lei per una volta, provi ad indagare in quel senso..
No, non nego che una pista escluda l’altra. E i soggetti da me attenzionati non superano le 6/ 7 unità. Elementi che potrebbero aver avuto un ruolo quantomeno di depistatori per allontanare le indagini da qualche verità scomoda. Non posso dire di quali soggetti parlo perché c’è un’indagine in corso e al limite posso farlo solo in Procura. Per quanto riguarda la sua domanda, non so se qualcuno di loro possa aver avuto rapporti con il mitomane. Può darsi. C’è però una cosa che mi è suonata strana. Lei era presente nel gruppo Facebook quando parlai di quella presunta testimone oculare che parlò di Emanuela sparita dopo una visita ginecologica che attestava una presunta gravidanza, giusto? Ebbene, i media insistono nel parlare di un aborto clandestino finito male. Le risulta che io avessi parlato di aborto clandestino nel gruppo? Io non ho mai parlato di gravidanza interrotta. Mi hanno messo in bocca parole che io non ho mai pronunciato. Chi è si è inventato questa notizia?
Barbato se presta attenzione non sarebbe la prima volta che i magistrati prendono per buone, o prove certe, le affermazioni fatte da terze persone, senza nessun riscontro o prova certa. Sicuramente chi l’ha tirata in ballo ha anche aggiunto queste parole. Non ha ancora scoperto chi è stato? All’epoca dei fatti aveva parlato con qualcuno in privato?
No, non ho parlato con nessuno in privato.
Adesso che ci penso meglio, sì parlai di questa storia della presunta gravidanza di Emanuela con una giornalista su Facebook. Fa parte anche lei del gruppo di Nicotri e rispose in privato che sospettava di “un aborto clandestino finito male”. Anzi, mi contattò diverse volte perché voleva sapere il nome di questo fantomatico ginecologo. Non so se sia stata lei, ma a pensar male…
Dissi a Pietro Orlandi che una testimone oculare aveva visto Emanuela entrare diverse volte in una Berlina nera con i vetri oscurati. Lui mi insultò (come al solito) dicendo che deliravo e che sua sorella mai sarebbe entrata nella macchina di uno sconosciuto. A patto il fatto che il conducente non doveva essere affatto uno sconosciuto, ecco la dichiarazione della compagna di Emanuela. Pietro offenderà anche lei? Vedremo.
https://www.adnkronos.com/cronaca/emanuela-orlandi-ultime-news_6uijoy1ZDgdiqU1D8h4iM8
Rossella merita assolutamente i complimenti. È andata oltre chiunque altro in questi casi. Estremamente coraggiosa e perspicace. A proposito, si è fatta avanti una testimone che parla di un’auto nera. Interessante… è salita in macchina dalla portiera posteriore sul lato destro? L’auto aveva degli inserti argentati? Discreti e raffinati?
Il RE è tornato sul suo TRONO!- DJT
IL LEONE RUGGISCE E SCATENA LE FORZE DIVINE!- Papa Leon XIV
La leonesa vincera- Chiesa Santa Madre 🙏🏼
Ora è chiaro
Ma guarda un po’! Sulla mia vicenda si sono mossi pure il Vaticano e la Commissione Parlamentare. Non immaginavo che quel piccolo e innocente post arrivasse a creare questo marasma, forse sarebbe stato meglio analizzare il Caso Orlandi nascosto nell’ombra. Ma ormai il dado è tratto e devo fronteggiare questa nuova sfida che mi vede mio malgrado protagonista senza che io l’abbia né voluta né tantomeno cercata. E tutto questo grazie a qualcuno che ha avuto la bella idea di consegnare quella informazione alla Procura.
https://www.youtube.com/watch?v=MEbTMr8UKv0
Questa è una bugia. Anzi, è una bugia inventata.
“Un cittadino comune non è obbligato a denunciare un reato di cui è venuto a conoscenza. Può scegliere di farlo, ma non è tenuto per legge”. Hanno fatto una porcata contro di me.
Ma se ti hanno detto dobbiamo lanciare un messaggio a qualcuno questo è un atteggiamento mafioso degli organi inquirenti, cosa significa, attenzione a chi vuole dire la verità, gli facciamo passare la voglia? Di chi hanno paura? Di cosa? Che Casagrande ricordi improvvisamente tutto? Sí ha il ragionevole sospetto che qualcuno vicino ad Emanuela sappia e stanno continuando a fare pressione a finché continui con le sue reticenze? A chi era diretto il messaggio secondo te? Fatti/facci il favore, per come ti hanno trattato
Non escludo niente. Così come non escludo che questa fantomatica segretaria del ginecologo altro non sia che una ex compagna di conservatorio di musica di Emanuela che potrebbe aver raccolto qualche confidenza proprio da Emanuela. Lo ha detto anche De Priamo: la verità su Emanuela Orlandi è custodita da una sua compagna di conservatorio. Chi sia non lo so. Però, devo aggiungere che i carabinieri mi hanno trattato bene, mi hanno messo a mio agio. Loro hanno fatto solo il loro dovere. E’ la Procura che ha messo in atto un’azione autoritaria. Potevano anche convocarmi in caserma come persona informata dei fatti. E invece sono finito direttamente nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento. Di chi e di cosa, non lo so manco io. So solo che la Commissione ha deciso di convocare il pm Luciani per essere informata su questa storia. E stessa cosa ha fatto la Procura Vaticana, con grande ira di Pietro Orlandi, ormai puntualmente ignorato da tutti, tranne che dai media. Escludo nel modo più categorico che la Procura abbiano voluto intimidire qualcuno. Quello che lei ha detto è molto grave. Intanto, l’analisi del mio pc è terminata e il mio avvocato ha anche nominato un consulente tecnico per accertare che tutto sia stato fatto secondo a legge. Come si vede, replicando a un certo Roberto, non hanno trovato nulla di scandaloso o di compromettente nel mio pc. Lui pensava che io ero come Chiara Poggi nel cui pc hanno trovato oltre 4000 siti porno. E poi dicono che le donne non guardano i porno. Sporcaccione!
Lancio comunque un assist alla Procura. Convochi Cristina Orlandi e Monica Meneguzzi e si faccia dire quale fu la frase che Emanuela Orlandi pronunciò il 20 giugno a casa dei Meneguzzi e che lasciò di ghiaccio il padre. Perché potrebbe esserci stato un legame tra quella frase e la sparizione della ragazza avvenuta due giorni dopo. Questo se lo vogliono fare. Se non lo vogliono fare, non lo facciano. Ma non venissero a rompere le scatole a me.
Ecco le ipotesi della Commissione Parlamentare. Niente intrigo internazionale, niente ricatto criminale, niente complotto vaticano. Ma una verità molto più semplice che conduce, come è logico aspettarsi nei casi di scomparsa di un’adolescente, alla pista sessuale da ricercarsi nel contesto amicale o parentale di Emanuela. Questo lo dico a beneficio di Rossella Pera che finora sta dando retta a un personaggio che pur di cavalcare la notorietà sarà capace di chiamare in causa pure i marziani.
https://www.today.it/cronaca/scomparsa-emanuela-orlandi-ruolo-amiche-commissione-inchiesta-de-priamo.html
Stai facendo del tuo meglio per estrarre il caso Orlandi da un contesto molto più complesso. Stai cercando di semplificare un caso estremamente complicato attraverso spiegazioni banali. La dedizione e l’ambizione che stai dimostrando indicano le tue vere intenzioni e, cosa ancora più importante… il motivo. Non riuscirai a superarmi nel ragionamento logico, indipendentemente dalla situazione. Qualunque siano le argomentazioni che inventerai, le annullerò immediatamente.
Purtroppo per lei le mie spiegazioni “banali” sono le stesse spiegazioni che sembrano aver convinto anche la Commissione Parlamentare che ha parlato di “rapimento a scopo sessuale”.
https://www.agoravox.it/Emanuela-Orlandi-si-fa-strada-tra.html#forum91992
De Priamo potrebbe avere ragione. La verità su Emanuela Orlandi potrebbe essere custodita da un’amica di Emanuela. Ma non da una compagna di conservatorio, ma dalla sua migliore amica. Quella con cui Emanuela avrebbe confidato qualsiasi segreto e che nonostante il suo nome fosse sul diario della ragazza non è stata mai interrogata. Siamo al cospetto di uno dei più clamorosi disastri investigativi e giudiziari che la storia italiana abbia mai conosciuto. Non riuscire a risolvere il giallo di un’adolescente, figlia di un postino e non del presidente degli Stati Uniti d’America, decreta il fallimento di un Paese pieno di magistrati incapaci, di investigatori incompetenti e di giornalisti interessati più a sé stessi che alla ricerca della verità. Per me il caso Orlandi è chiuso. Adesso voglio proprio vedere quali altre fesserie si inventeranno i media pur di mantenere in piedi un circo pieno di buffoni e di buffonate.
Tenga, dottoressa Pera! Le presento il mio avvocato, Luigi Tozzi, esperto di diritto penale e protagonista di casi di rilevanza nazionale. Ospite anche su Rai 3 nel programma “Un giorno in pretura”. Quando la mia disavventura giudiziaria sarà smantellata, io pretenderò le scuse ufficiali sia della Procura di Roma sia di quanti, sui media, mi hanno sbattuto in prima pagina come se fossi un delinquente.
https://www.studiolegaleluigitozzi.it/it/home
Ti auguro di uscire al più presto da questo inghippo in cui ti hanno messo. Sinceramente trovo assurdo quello che ti è accaduto.
In bocca al lupo!!
Grazie! Mi resta comunque una consolazione: il mio avvocato ha querelato Pietro Orlandi, la giornalista Giulia Ciriaci e il quotidiano Mowmag per diffamazione aggravata a mezzo stampa verso il sottoscritto. Senza contare che ha fatto trapelare il mio nome mettendo a rischio anche la mia incolumità. Pietro ha pronunciato parole pesanti che hanno lasciato di stucco perfino i suoi stessi lettori per la violenza verbale usata. Parole che dicono molto di questo personaggio.
https://mowmag.com/attualita/pietro-orlandi-rivela-il-nome-il-nome-del-blogger-indagato-per-favoreggiamento-emanuela-portata-in-inghilterra-perche-incinta-quando-e-stata-rapita-aveva-il-ciclo-le-tipiche-stronz-te-che
Rossella Pera prima mi manda messaggi privati e poi sparisce nel nulla. Mi sa che sta cercando informazioni da me. C’è poco da informarsi e c’è poco da indagare. Le cose sono chiare. Il caso Orlandi è un caso a chilometro zero. Quella sera qualcosa è andato storto tra la ragazza e qualcuno che lei conosceva. Forse un uno stupro o un tentativo di stupro finito tragicamente. Il cadavere caricato nel portabagagli e occultato chissà dove per non essere scoperto. E tutto finisce lì. Come disse la pm Gerunda: una violenza sessuale o un tentativo di violenza sessuale finito male. Punto. Il caso Orlandi è tutto qui. Nessun rapimento, nessun intrigo internazionale, nessun ricatto criminale, nessuna orgia vaticana, nessuna lotta tra fazioni interne al Vaticano, nessun adescamento di reclutatori pornografici. Nulla di tutto questo. Tutto inventato da media per far cassa. Con grande gioia di Pietro Orlandi che può elevarsi a vip dei salotti televisivi e dei pennivendoli mangiapreti interessati solo allo share. Quindi, Rossella, non mi mandi più messaggi che ho anche disattivato il mio account Facebook. Questa storia ha stancato tutti. E se ne faccia una ragione anche la Procura di Roma che si è messa in testa di chiarire un mistero troppo datato nel tempo per essere risolto. Cercate tutti quanti di non rendervi ridicoli per l’ennesima volta, che di figure da quattro soldi, dal 1983 a oggi, ne avete fatte già abbastanza. Muchas cosas hermosas.
La Gerunda fu quella che più si avvicinò alla verità sul caso Orlandi, anche per altre cose che disse, e fu per questo sostituita in fretta e furia.
Ma lasciamo perdere, non tocca a me trovare il bandolo di una matassa che per me Rossella sta egregiamente dipanando.
Una cosa è certa: non provo un briciolo di empatia per la famiglia Orlandi.
Ho saputo da una fonte interna alla giustizia che Domenico Sica aveva iscritto Mario Meneguzzi nel registro degli indagati a sua insaputa e lo fece pedinare per GRAVI INDIZI DI COLPEVOLEZZA. Non so quali indizi avesse raccolto, Sica, ma dovevano essere davvero importanti per farlo pedinare nel tentativo di raccogliere prove per incriminarlo, prima che qualcuno boicottasse la sua inchiesta. Anche se credo che uno di questi io lo abbia capito. Così come pensò che stia cominciano a capirlo anche la Commissione Parlamentare, che pare orientata a battere solo la pista sessuale, quella che Gerunda stava seguendo fin da primo giorno.
https://news.fidelityhouse.eu/politica/la-commissione-parlamentare-dinchiesta-sulla-scomparsa-di-emanuela-orlandi-esaminera-anche-la-pista-familiare-638761.html
https://freeskipper.altervista.org/archives/79683
https://news.fidelityhouse.eu/cronaca/caso-orlandi-parla-una-presunta-test-emanuela-vittima-di-un-festino-le-ragazze-reclutate-nella-scuola-di-musica-639565.html
Una vera ossessione per MFA, invece di occuparsi di chi potrebbe ancora offrire validi contributi
Accetti fa comodo perché è prodigo di rivelazioni fantasiose che permettono di riempire pagine e pagine di un blog come questo. Ma quello che Rossella Pera non sa è che L’Americano non era Accetti, molto probabilmente era un personaggio che lavorava in Parlamento. Lo dimostra il fatto che fece ritrovare le fotocopie di Emanuela in Piazza del Parlamento, davanti a Montecitorio, parlando questa volta con un italiano corretto e dicendo che la telefonata dell’Americano giunta il giorno prima a casa Orlandi non era stata divulgata dai media. Questo lascia pensare che l’anonimo telefonista di Piazza del Parlamento e l’Americano fossero la stessa persona. Mi sa che era un complice di Mario Meneguzzi che, in un cinico gioco degli specchi, cercò di deviare le indagini dopo il rumoroso appello del papa.. Accetti non lavorava a Montecitorio, quindi lo si può tranquillamente buttare nei cestino dei rifiuti con tutte le sue pantomime. E’ un mitomane che prima o poi farà i conti con la giustizia e con la sua coscienza, come Pietro Orlandi che prima o poi sarà smascherato e svergognato davanti all’opinione pubblica italiana. Ormai è solo questione di tempo. Belli comunque i suoi video. Li seguo volentieri.
“Sarei a chiedere di lasciar perdere la Pera, un’altra delusione. Ha scritto assurdità che le ho fatto notare, ma lei non è democratica come me, ignora”
“Lei riprende vecchie legende smentite dalle sentenze, ci mette su un sacco di parole inutili, e anche quelle difese pelose della reputazione delle ragazze che interessano solo i neo moralisti. Niente, fired”
Ciao Andreo, chi ha scritto queste cose?
Mi fanno veramente ridere tutti questi che non si sa chi siano e che sputano sentenze su Rossella e il suo lavoro.
Ha scoperto più Rossella di tante vicende in pochi mesi di quanto questi sedicenti esperti de noantri abbiano mai fatto in anni e anni.
Benissimo fa Rossella a ignorare e non essere democratica.
Solo chi non ha alcuna idea di come si facciano ricerche e indagini serie può avere dubbi e incertezze.
E non mi risulta che Rossella difenda in modo peloso la reputazione di alcuna ragazza scomparsa o uccisa, al contrario è una delle poche che come me si rifiuta di portare avanti una narrazione bigotta e limitata di novelle Santa Maria Goretti.
Insomma, chi ha scritto quelle stupidaggini è un poveraccio che branco nel buio più totale.
*brancola
ciao A. le frasi citate sono state scritte due giorni fa da Carmen Gueye sul suo gruppo facebook…
Grazie Andrea, gentilissimo.
Io questa qui la vedevo spesso sotto video del canale I mostri di Firenze ma non mi è mai interessato sapere chi fosse, non mi ha mai ispirato.
Una che parla di sentenze poi non me la filo di striscio. Le sentenze emesse a proposito di casi come Firenze appunto, e poi Garlasco, Erba, caso Gambirasio, Kercher, Scazzi, Josè Garramon, sono tutte prese in giro al popolo italiano che paga gli stipendi a quella gente.
Per non parlare di Garofano e i RIS nel 2007 a casa Poggi cosa sono stati capaci di fare o non fare.
Per carità.
Il correttore accidenti, Andreo 😊
Io prendo sul serio solo persone che risolvono i casi con tanto di prove alla mano. Finora sto leggendo solo un mare di chiacchiere basate su leggende nere, miti metropolitani, ipotesi di scuola e teoremi stravaganti che riempiono il web in tutte le salse. Il problema è che non bastavano i giornalisti ciarlatani e i conduttori cialtroni. Adesso sono subentrati pure gli youtuber chiacchieroni che dicono tutto e dicono niente. Intorno a questi case cold si è scatenata una gara a chi cerca più pubblico e più lettori perché l’unica cosa che interessa a questa gente e non è la verità, ma il denaro.
Io prendo sul serio solo persone che risolvono i casi con tanto di prove alla mano. Finora sto leggendo solo un mare di chiacchiere basate su leggende nere, miti metropolitani, ipotesi di scuola e teoremi stravaganti che riempiono il web in tutte le salse. Il problema è che non bastavano i giornalisti ciarlatani e i conduttori cialtroni. Adesso sono subentrati pure gli youtuber chiacchieroni che dicono tutto e dicono niente. Intorno a questi case cold si è scatenata una gara a chi cerca più pubblico e più lettori perché l’unica cosa che interessa a questa gente e non è la verità, ma il denaro.
Io starei a lasciar perdere tutto. Tanto questa inchiesta si chiuderà con un nulla di fatto. Come quelle precedenti. La Commissione ha già detto di non essere sicura di mettere la parola fine a questa storia. Il Vaticano con il nuovo papa forse ha già messo una pietra tombale sulla faccenda. E la Procura di Roma, in due anni di indagini preliminari, si è grattata la schiera. E adesso si è lanciata a caccia di testimoni dubbi, di documenti spariti e di personaggi deceduti. Il caso Orlandi, teoricamente, è già chiuso. E credo in modo definitivo.
Faccio notare a Pera che la telefonata di “Pierluigi” non fu mai registrata. Quindi mi chiedo come sarà possibile fare una perizia fonica sulla sua voce. Non si sa manco se questo tizio chiamò per davvero e soprattutto quale fu il contenuto della telefonata. Quella chiamata, come al solito, l’ascoltò solo Mario Meneguzzi, che si è portato con sé il segreto nella tomba.
La dottoressa Sara Cordella, che ha già smantellato la pista londinese di Pietro Orlandi, ha scoperto che la frase “con affetto, la vostra Emanuela”, trovata nella busta fatta ritrovare sempre a Piazza del Parlamento, è stata scritta sicuramente da Emanuela Orlandi, ma-sorpresa!-sono due frasi scritte in tempi diversi e messe insieme attraverso un’operazione di collage meccanico. Adesso, chi poteva avere accesso agli scritti personali di Emanuela Orlandi riportati probabilmente sul suo diario o su qualche altro supporto se non qualcuno che poteva avere accesso alla casa di Emanuela?
https://www.blitzquotidiano.it/cronaca/i-falsi-del-caso-orlandi-la-grafologa-sara-cordella-spiega-come-si-fa-3727128/
E perché doveva essere qualcuno che aveva accesso alla casa di Emanuela e non qualcuno che ci viveva già, magari?
Più libero accesso di così….
Aprire la mente è sempre utile e nessuna possibilità andrebbe mai scartata a priori.
Ma lei è sicura che le due dediche di Emanuela, “Con affetto” e “La vostra Emanuela”, messe poi insieme come fossero una sola cosa, fossero indirizzate ai genitori della ragazza e non a qualcun altro? Lei è sicura che quelle dediche si trovavano a casa Orlandi e non nella scuola di musica insieme al resto dei documenti della ragazza? Faccia mente locale.
La mia conclusione sul caso di Emanuela Orlandi. Credo che il colpevole orbitava in Parlamento e se non è stato mai processato e condannato è solo perché è riuscito a nascondere il delitto in forma perfetta, mettendo in campo una serie di depistaggi che hanno mandato in tilt le indagini. Questo è la mia convinzione. Una convinzione in ogni caso inutile perché, come disse Pier Paolo Pasolini, “io so, ma non ho le prove”.
In merito al suggerimento di Pera di analizzare tracce di DNA e grafia delle lettere, se la busta trovata in Piazza del Parlamento è ancora nelle disponibilità della magistratura, suggerisco di confrontare le eventuali impronte digitali e il DNA lasciato sulla busta con alcuni parenti di Emanuela Orlandi e i colleghi di lavoro più stretti di Natalina Orlandi. Tutte persone che, lavorando a Montecitorio, potevano avere la possibilità di far ritrovare quella busta nella succitata piazza. Lo so che l’articolo parla soprattutto di Mirella Gregori, ma poiché di Mirella Gregori non so nulla, allora preferisco tacere. Buon lavoro.
https://fai.informazione.it/5E2C348E-0FDB-400D-87CB-150E1EE06808/La-Commissione-Parlamentare-sul-caso-Orlandi-Non-portera-a-nessuna-verita
Dottoressa Pera, è inutile che si metta a suggerire chi deve interrogare la Commissione Parlamentare e chi no, perché questa Commissione non è sua, non è di Pietro Orlandi, non è di Laura Sgrò, ma è un organismo politico che non deve rendere conto né a lei né a chi propone e dispone. Ormai le indagini hanno preso una piega ben precisa. La Procura di Roma si sta concentrando solo sulla pista familiare, in particolare stanno scavando a fondo nella vita di Mario Meneguzzi, vogliono capire questo tizio chi era, con chi era in contatto, quale era il suo passato, come è giunto a Roma, come ha fatto a entrare a Montecitorio, cosa è successo davvero tra lui e Natalina Orlandi. La Procura Vaticana ha consegnato tutta la documentazione ai magistrati italiani e sta lasciando che siano loro a sbrogliare la matassa. Stessa cosa si appresta a fare la Commissione Bicamerale. Ha di nuovo convocato Pietro Orlandi e ha secretato parte della sua audizione per poi consegnare tutto alla Procura di Roma per degli approfondimenti. Ormai, la pista vaticana è stata definitivamente abbandonata. Anche a Palazzo Mancuto hanno capito che bisogna indagare tra gli amici e i parenti di Emanuela, prima di chiudere questa storia. Le ultime dichiarazioni di De Priamo lo hanno fatto capire chiaramente. Il resto non verrà nemmeno preso più in considerazione. Ed è un bene. Perché questa storia è già piena di venditori di paccottiglie che hanno fatto perdere un sacco di tempo agli inquirenti. Non ripeteranno lo stesso errore. Perché questa è l’ultima chance per tentare di risolvere un caso compromesso fin dall’inizio. Non ci si metta pure lei con queste fisime da leggende nere.
Faccio una divagazione importante. Tra due anni mi candiderò alle prossime elezioni politiche nelle fila del Movimento Cinque Stelle. Chi mi voterà in questo blog? Sono già in campagna elettorale. Tanto, se una pippa come Giorgia Meloni può fare la premier, a questo punto il premier lo posso fare pure io.
Barbato, davanti a lei c è PO e dentro c è la Ascari, quella che ripete la stessa domanda cinque volte. Cambi partito
Tenga Rossella Pera. Ho anche ideato il mio programma politico. L’ho titolato “Si può fare”.
https://www.youtube.com/watch?v=fNIrEYimmXs
https://fai.informazione.it/2AD56B7B-3E20-42C9-BFB3-F473AADB166E/Emanuela-Orlandi-un-mistero-destinato-a-essere-consegnato-alla-storia
Il direttore Del Bue si lamenta di Sala inquisito a Milano riferendosi a…Mani Pulite. Che orrore queste due parole per i socialisti!!!! Vi siete pappati mezza Italia con gli appalti pubblici pilotati, con le tangenti che piovevano a pioggia per pulire pure i cessi pubblici, con i conti correnti nascosti in Svizzera sotto il nome di acque minerali e con il tesoro che Craxi aveva nascosto all’estero. E adesso volete fare i garantisti con Sala? Ma la vergogna dove l’avete messa? Ma quando vi guardate allo specchio non vi fate un senso di schifo?
Giusto per evitare fraintendimenti, mi riferisco ai socialisti craxiani dell’epoca del “mariuolo” isolato Mario Chiesa che tanto isolato non era. Non mi riferisco ai socialisti di oggi. Stia tranquillo, signor Pietro, e non si agiti troppo.
Giusto per rinfrescarvi la memoria, caso mai l’abbiate persa.
https://www.youtube.com/watch?v=pjihW2gtDTE
Indagano me per un post del cazzo e poi hanno lasciato che corrotto raggiunto da 24 avvisi di garanzia, 24 avvisi di garanzia, 24 avvisi di garanzia, 24 avvisi di garanzia, 24 avvisi di garanzia, se ne vada all’estero senza essere né processato né condannato. MA VERGOGNATEVI, BUFFONI!
La fruttivendola finalmente ha smesso di parlare di leggende nere. Meno male, va, che non se ne poteva più delle stronzate che pubblicava su questo giornaletto. Si dedichi a cose più serie e non ci fracassi più i maroni con i suoi miti metropolitani. Torni a insegnare nei licei, che il giornalismo non fa per lei. Le farà comunque piacere sapere che il quotidiano Mowmag ha messo la Ciriaci da parte quando ha capito di essersi beccato un querela dal sottoscritto insieme a Pietro Orlandi e alla stessa Ciriaci. La richiesta di risarcimento, lo annuncio già da adesso, sarà enorme. Così faremo passare la voglia a certi elementi di giocare con la reputazione delle persone. E dica a Nicotri che la sua pagina “Vogliamo la pagina su Emanuela Orlandi” è sotto il controllo dell’autorità giudiziaria. Auguratevi adesso che non troveranno pubblicato niente di compromettente là sopra, che dopo saranno cazzi vostri.
L archiviazione Giorgianni è esemplare, la può discutere solo un depensante
Barbato, davanti a lei c è PO e dentro c è la Ascari, quella che ripete la stessa domanda cinque volte. Cambi partito
La profumiera è stata ascoltata e ha parlato con molta chiarezza, mai avuto commesse. Qui c è l effetto Ascari, si finge di non sentire o è proprio ignoranza crassa
Il nome completo di Sonia è Maurizia Sonia de Vito. E da quello che ho visto, nella richiesta di verifica del registro presso l’ufficio anagrafe di Salerno l’hanno indicata solo come ‘Sonia de Vito’. Forse per questo non è stata trovata?