Premessa
Le sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori rappresentano vertici di un iceberg molto più vasto, celando al loro interno una serie di ricatti stratificati. Al cuore di questi intricati casi, vi è un segreto inconfessabile, una realtà così profonda e oscura che qualsiasi tentativo di ridurre il tutto a semplici questioni personali o relazionali non solo fallisce nel cogliere la complessità del dramma, ma risulta anche ingenuamente superficiale o deliberatamente fuorviante. Chi oggi propende per una spiegazione che riconduca le scomparse a dinamiche familiari o amicali, o è inescusabilmente ingenuo, o è complice di un tentativo di depistaggio.
Nel contesto di questi eventi, la scomparsa di Emanuela Orlandi si presenta come un livello di ricatto funzionale a nascondere uno scandalo ben più ampio e pericoloso. È in questo gioco di mascheramenti che le vicende italiane trovano un parallelo nel caso belga, dove le indagini su crimini gravi sono state sistematicamente ostacolate, dimostrando come la verità possa essere soffocata sotto strati di insabbiamenti per proteggere interessi molto più grandi e sinistri.
Procedo quindi con la prima parte di un’analisi che va ad inserirsi in un più ampio contesto internazionale da cui l’Italia non era e non è tutt’oggi esente. L’articolo che vi apprestate a leggere contiene testimonianze di vittime e resoconti che potrebbero turbare e disturbare le persone più vulnerabili.
Il complotto del complotto
L’analisi degli eventi degli anni ’80 ha evidenziato le dinamiche di una società segnata da attivismo politico e tensioni post-guerra fredda, ma ha dedicato poco spazio al traffico di minori e alla schiavitù sessuale, che coinvolge gli strati più alti della società.
Nonostante i numeri allarmanti, l’Italia è spesso reticente nell’affrontare il tema dello sfruttamento di minori. Indagini su sette occultiste e massoneria deviata non sono state trattate in larga scala dai media. Quando le indagini coinvolgono personalità potenti, i nomi vengono occultati e le vicende ridotte a devianze individuali, senza investigare le connessioni più ampie.
La situazione è ancora più critica quando sono coinvolti membri della Chiesa cattolica, con casi di abusi su minori spesso risolti con trasferimenti discreti degli abusatori, mentre le vittime vengono screditate e umiliate. Questo atteggiamento protettivo si estende anche ad altri settori del potere, rendendo difficile ogni tentativo di giustizia.
Ogni volta che la giustizia coinvolge figure di rilievo, le accuse vengono spesso sminuite come complottismo, proteggendo i responsabili e scoraggiando ulteriori indagini critiche. Questo schema si ripete in numerosi casi, compresi gli X-Dossiers in Belgio, che rivelarono l’esistenza di reti di abusi coinvolgendo politici, magistrati e figure di alto livello.
L’uso dell’accusa di complottismo, coadiuvato da altre tecniche, è diventato uno strumento per screditare coloro che cercano di far luce su questi crimini. Le denunce vengono ridicolizzate, isolate, delegittimizzate e marginalizzate, trasformate in racconti inverosimili con forte sostegno della stampa e dei media, che proteggono chi è coinvolto in queste attività devianti.
Poliziotti, giudici e testimoni coraggiosi che cercano di svelare queste realtà sono spesso isolati, minacciati o ridotti al silenzio. Questo clima di insabbiamento e intimidazione crea una barriera quasi insormontabile alla ricerca della verità, rendendo estremamente difficile portare giustizia alle vittime.
In Italia, le scomparse di Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e altre ragazze sono esempi di come le indagini siano state minate da depistaggi e coperture che coinvolgevano mafia, Chiesa, servizi segreti e massoneria. Nel caso Orlandi- Gregori, le inchiesta è stata più volte archiviata rapidamente, sollevando dubbi sulla reale volontà di fare luce sulla vicenda.
Emblematica è la seconda inchiesta Orlandi-Gregori culminata con il nulla di fatto del 2015, che vide un’immotivata e improvvisa sostituzione del giudice Giancarlo Capaldo con il magistrato Giuseppe Pignatone che appena nominato procuratore capo, archiviò rapidamente il caso, attirando critiche per la chiusura prematura di un’indagine piena di interrogativi, al punto che il giudice Capaldo si rifiutò, motivando la scelta, di firmare il decreto di archiviazione.
Successivamente, Pignatone è stato nominato Presidente del Tribunale della Città del Vaticano, mantenendo un ruolo influente sulle vicende legate all’inchiesta Orlandi-Gregori. Recentemente, è stato indagato per favoreggiamento e connivenza con ambienti mafiosi, ma ciò non ha avuto ripercussioni sul suo incarico vaticano.
La strage di Erode
Dietro le sparizioni di minori si cela una rete globale di abusi sessuali, traffico di esseri umani e rituali satanici, alimentata da figure potenti e protetta dal silenzio. Ogni anno, nel mondo, scompaiono circa 100.000 bambini, di cui oltre 2.000 in Italia. Questi minori, spesso invisibili alle statistiche ufficiali, finiscono in un mercato oscuro dove vengono sfruttati sessualmente, utilizzati per traffici di organi o coinvolti in snuff movie e rituali estremi.
Il caso del belga Marc Dutroux è emblematico: condannato per rapimenti e omicidi, le indagini rivelarono una rete di complicità ai massimi livelli, protetta da istituzioni e influenti figure della Chiesa. Nonostante le prove schiaccianti, l’inchiesta fu ostacolata, con morti sospette di testimoni e continui depistaggi.
Anche negli Stati Uniti, la testimonianza di Cathy O’Brien ha denunciato un sistema di abusi rituali protetto da figure politiche di alto livello, evidenziando un intreccio tra potere e crimine che prospera nell’ombra.
In Italia, le inchieste sull’avvocato Alberto Gallo e quelle del commissario Michele Giuttari hanno rivelato l’infiltrazione del crimine organizzato nelle sfere più alte del potere. Tuttavia, le connessioni tra questi crimini e le figure di spicco vengono spesso ignorate o insabbiate, lasciando i responsabili impuniti.
Il fenomeno del dark web aggiunge un ulteriore livello di crudeltà: le ‘red room’, spazi digitali dove le violenze su minori vengono trasmesse in diretta, offrono un terribile spettacolo a pagamento, alimentato dall’anonimato delle criptovalute. Questi scenari estremi sono protetti dalle barriere del web, trasformando gli abusi in intrattenimento per chi paga.
Nel contesto delle scomparse di minori a Roma nel 1983, emerge un quadro complesso, segnato da un numero allarmante di ragazzi e ragazze svaniti nel nulla. Non si tratta di un fenomeno isolato a quell’anno, ma di una realtà che perdura nel tempo. Sebbene alcune scomparse siano legate ad allontanamenti volontari, problematiche personali e sottrazioni per mano di familiari, esiste un nucleo di casi in cui i minori sembrano svanire senza lasciare tracce, sollevando interrogativi inquietanti. Un episodio significativo del 1983 è la riduzione temporanea delle scomparse dopo l’ultimo appello del Papa ai sequestratori di Emanuela Orlandi il 27 luglio. Questo rallentamento improvviso suggerisce un possibile legame tra l’attenzione mediatica sul caso Orlandi, il ruolo del pontefice o della Santa sede, e il comportamento dei rapitori. Dopo l’appello, solo una scomparsa fu registrata, quella di Calogera il 3 agosto, indicando un possibile effetto deterrente o un cambiamento di strategia da parte degli autori.
Il contesto delle scomparse di minori si intreccia con dinamiche che superano i confini nazionali, mostrando un fenomeno che coinvolge reti transnazionali di traffico di esseri umani. I bambini, privati della loro identità e dei loro diritti, diventano merce per un mercato criminale che opera sotto la superficie della società, protetto da un sistema che spesso sembra impossibile da scardinare.
La storia di queste sparizioni, i depistaggi e le coperture mostra un quadro di tentativi sistematici di nascondere la verità, relegando le vittime a un silenzio imposto. Ogni inchiesta rappresenta una sfida a un sistema di potere che cerca di sopprimere ogni tentativo di far emergere questi crimini.
Italiani brava gente
Dai fallimentari abbozzi di colonialismo, alle missioni militari di supporto, l’italiano da sempre racconta sè stesso, in una versione bonaria e indulgente. Questa edulcorata concezione di sé è alla base di quelle convinzioni popolari come l’inesistenza sul suolo patrio di serial killer, di madri snaturate, di sette sataniche e di brutalità affini a quelle che hanno caratterizzato i fatti del Belgio.
La realtà è ben diversa e ci racconta assai più bestiali di quanto sia accettabile immaginare.. La pedofilia, il mercato di minori, le violenze su bambini sono non solo una fattuale realtà, ma una realtà estremamente diffusa e radicata.
«Violentati. Bambini trattati come merce da vendere. Al punto che, nel loro gergo, erano «vino». Un litro e mezzo, a seconda delle gradazioni, costava dalle 400 mila lire a un milione. In codice, materiale pornografico per pedofili: video con bambini tra i 6 ei 12 anni, costretti a rapporti sessuali con adulti. Più di 500 filmini […] il «mosso» (1,5 litri per un bambino) era a seconda della scabrosità dei contenuti. Con il termine etichette si indicavano le fotografie»,
Quanto descritto accadeva a Roma, nel 1997, riportato da un articolo del Messaggero. Nello stesso giorno troviamo anche;
«Il traffico dell’orrore, quello dei mercanti di bambini, […] La pedofilia si traduce così in «una strage degli innocenti» come la definiscono gli operatori di Telefono Azzurro […] “ci sono bambini che hanno già la mercificazione del sesso incorporata”, afferma uno dei mercanti, che tra i 40 e i 50, stempiato, baffo da topo. Un tempo gestiva un bar malfamato all’Eur. “Nelle scuole elementari le bambine più sveglie hanno una tariffa: diecimila, coetanee e non. Mille lire per alzare la gonna, tremila per farsi toccare le mutandine, e via così. I bambini innocenti? Non scherziamo. Complici piuttosto». Poi con freddezza: «No, non mi sento un corruttore”. E aggiunge: “A Roma ci sono club privati di vecchi pedofili che si riuniscono periodicamente con bambini reclutati nel sottobosco. Un milione a prestazione” […]»
Quando si parla del mercato dei minori, non ci si limita ad alcune fasce di età, ma al range completo, neonati compresi.
Dal mondo della prostituzione, composto da giovani, per lo più straniere, ma non solo, adescate e immesse nel giro con l’inganno e il ricatto, i mercanti non ottengono introiti solo dalle prestazioni sessuali, ma anche dalla procreazione delle giovani, a cui figli vengono sottratti alla nascita. I più fortunati sono destinati a coppie sterili, che registrano i neonati come propri e, se di colore, li dichiarano frutto di rapporto extraconiugale. Gli altri, mai registrati e dunque inesistenti, finiscono in circuiti oscuri, che comprendono le sette e i mercati di organi.
Dal libro-testimonianza Silenzio! Qui si uccidono bambini di Regina Louf, una delle principali testimoni dell’affare belga:
«È in quell’ambiente che ho imparato a conoscere come il ricatto può essere efficace in politica e negli affari. Ma all’età di 15 anni, ero praticamente bruciata. Avevo visto molti bambini morire, tra cui i miei quattro figli, e non auspicavo altro che morire io stessa. […] Nel profondo di me, spero che possa riempire il vuoto, il baratro spalancato che hanno creato portandomi via i miei primi figli […] guardo sovente i miei bambini alla ricerca di un tratto conosciuto nei loro volti, ma spero che questo bebè – il quarto bambino – dimostrerà che loro non sono stati uccisi»
Il racket accontenta qualsivoglia perversione, purchè sia pagata a giusto prezzo. E i prezzi sono alti, così come la sua utenza dalla quale, come vedremo nel prossimo articolo, non si ottengono solo soldi, ma anche vantaggi in favori, ottenuti mediante ricatti scientemente organizzati.
Circuiti ingannevoli
Riavvicinandoci alle questioni da noi attenzionate, dobbiamo volgere lo sguardo ai circuiti di ragazzini e ragazzine, adescate e obbligate ad ingrossare le fila del mercato del sesso minorile.

Alcuni metodi di adescamento sono stati da me indicati nell’articolo Ecco cos’hanno in comune. In Italia, così in Belgio e in altri paesi europei la tattica di individuazione della preda, quando non introdotta dalla stessa famiglia, passa dallo schedare il materiale umano a disposizione, quando possibile fotografarlo, raccoglierlo in album e presentare questo alla clientela, che indica la propria preferenza.

A questo punto si passa alla fase di osservazione della vittima, che può durare anche diversi mesi, nei quali l’adescatore riesce a dedurre se sarà possibile irretire la preda, plagiarla, introdurla nel circuito e dunque ricattarla o terrorizzarla in modo tale da avere la garanzia del silenzio, oppure se bisognerà procedere con un sequestro e successivamente con l’eliminazione o il trasferimento in terra lontana, dove vivrà un’esistenza all’insegna della schiavitù.
Roma anni ’80
La Roma degli anni ’80 conosce molteplici episodi di sottrazioni e adescamenti, come la stampa dell’epoca riporta in maniera importante.
Molti erano i luoghi destinati a questo genere di incontri: si passa da noti locali della movida, come alcuni gestiti dalla banda della Magliana, a ville per festini privati: da Villa Ardisson, a quella conosciuta per il caso Musella, piuttosto che la villetta di via Corridoni, dove risiede anche Castellano.

A Roma era attiva una rete di adescatori, ingannatori che illustravano alle ragazzine allettanti proposte di lavoro, futuri brillanti nel mondo dello spettacolo nazionale e internazionale.
Siamo a conoscenza del gran numero di furgoni, 127 e altri mezzi che all’epoca si fecero carico di sequestri. Uno risulta particolarmente interessante, tanto che il caso venne attenzionato anche dal Sisde:

Riporto testuale dall’appunto del 9 luglio 1983 in riferimento alla scomparsa della cittadina vaticana Emanuela Orlandi:
«Si segnala che fonte confidenziale del Centro SISDe Roma 2° ha riferito che un furgone VOLKSWAGEN di colore bianco targato 13439 con contrassegni di nazionalità straniera, presumibilmente araba, di proprietà del cittadino libico BEN ASR:HAMED ALI’, nato a Tripoli 1’1.8.29, passaporto n,600748, rilasciato in data 17.3.81, sarebbe stato attrezzato con un doppiofondo
realizzato mediante una parziale modifica della cabina di guida. Tale furgone, ad una prima notizia, artatamente data, sarebbe dovuto servire per un furto in un CAVEAUX come già segnalato a suo tempo, recentemente, la stessa fonte ha appreso che il mezzo deve servire “a ben altro scopo“,Le modifiche tecniche al mezzo sono state effettuate nella carrozzeria di questa Via Pettinengo n.80 di ROSATI Angelo, pregiudicato, residente a Roma in Via Bistolfi n.37. Tenuto conto della recente telefonata pervenuta alla famiglia in lingua presumibilmente araba, nell’ipotesi che il predetto
furgone potesse essere stato usato nella vicenda in questione, sono in corso indagini al fine di stabilire la presenza in Italia del citato cittadino libico.
Sempre secondo fonti di settore in ambienti di criminalità comune del quartiere Borgo, immediatamente la Città Vaticana, non sono stati raccolti elementi utili all’indagine circa la partecipazione di pregiudicati locali alla vicenda».
Segnalo, giusto per conoscenza, che suddetta officina era collocata ad esattamente 250 metri da un immobile ad uso commerciale dela famiglia Accetti, accanto al quale si trovava la residenza di Luigi Prinisci che, con altre 8 persone, due delle quali residenti nelle immediate vicinanze di immobili in uso agli Accetti, era arrestato per sfruttamento di ragazze minorenni. Din otto, furono sette gli arrestati.
Dalla stampa dell’epoca:
«Avevano organizzato un vero e proprio «racket delle minorenni», scoprendole e prelevandole da quel microcosmo delle disavventure umane che è la stazione Termini. Ragazzine scappate da casa, sole e sperdute nella grande città, che venivano avvicinate con promesse d’affetto e d’aiuto per finire poi sul marciapiede.
Sette persone arrestate, un’ottava attivamente ricercata, quindi ragazze ricacciate a casa: è il bilancio dell’operazione che ha posto fine alla squallida attività della gang, grazie alle pazienti indagini del commissario Gianni Carnevale, della Squadra mobile, con la collaborazione del maresciallo Cerrai e dell’ispettore della polizia municipale Luciani di Montecelio. Sono finiti con le manette ai polsi Antonio Morbilli, 60 anni, abitante in via Rimini 25, il capo della banda; Claudio Simone, 30 anni, di Ladispoli; Alessandro Campo, 28 anni; detto «er pagnotta», la sua mole; Teresa Puoli, 24 anni, genovese, già nota alla polizia dei costumi; Giuseppe V., 15 anni e Maria M. anche lei 15 anni; Gervaso Carello, 21 anni, via Fornovo 30. È sfuggito alla cattura Luigi Pinisci, 37 anni, via Casalbertone 5.»
Conclusioni
Concludo con queste suggestioni la prima parte di questo approfondimento rispetto al traffico dei minori il prossimo articolo nel prossimo articolo approfonderò maggiormente da parte riguardante le ragazzine e il panorama di Roma negli anni 80, un periodo in cui la malavita italiana, in tutte le sue sfaccettature, incrementava significativamente questo mercato.
Esaminerò come gli strati più alti della popolazione, quelli più in vista, fossero disposti a spendere ingenti somme di denaro per alimentare queste attività illecite, contribuendo così a un fenomeno che ha segnato profondamente la società dell’epoca. Approfondiremo anche come le ragazze venivano ingannate e spostate da nord a sud attraverso canali che si occupavano anche del traffico d’armi e dello spaccio di droga. Questi circuiti erano sia nazionali che internazionali, e vedevano coinvolti il Sudamerica, il Belgio e la Francia come circuiti preminenti per l’Italia.
Inoltre, torneremo sulle morti di Loredana Nimis e Francesca Vecchi, di cui abbiamo già accennato in un paio di articoli. Entrambe morirono in circostanze misteriose poco prima di deporre in tribunale, dopo aver denunciato il giro di Roipnol utilizzato per irretire le ragazzine da portare ai festini.
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16 commenti
L’articolo racconta una realtà esistente ma che si allontana molto dal caso Orlandi. Se vuole parlare del mercato dei minori, sono d’accordo con quanto afferma: ci sono persone di spessore che pagano reclutatori di minorenni, ma nella maggior parte dei casi le vittime non vengono rapite, ma vengono contattate dai reclutatori e si concedono spontaneamente in vista dei benefici economici che ne derivano. Lo abbiamo visto con i bunga bunga di Berlusconi che vide la partecipazione anche di Noemi Letizia, una ragazza che ancora prima di compiere 18 anni andava e veniva dalla Villa di Arcore, a spese di Berlusconi che le pagava i viaggi e la omaggiò di una macchina appena compiuta la maggiore età. I casi di rapimenti di minori che lei tratta riguardano quasi sempre un mercato dedito alla prostituzione gestito da organizzazioni criminali. Non credo che questo sia il caso di Emanuela Orlandi. L’intervento del Sisde lascia ipotizzare che la scomparsa di una cittadina vaticana fosse diventato il pretesto per incolpare la Bulgaria del rapimento, così da rafforzare il fronte anticomunista in Italia. Un’azione simile purtroppo prevedeva che le indagini andassero tutte da quella parte fino a rimuovere magistrati come Gerunda e Sica che non volevano prestarsi a questo giochetto, come del resto fece Sandro Pertini. Lei si è mai chiesta perché il profilo tracciato da due pubblici ufficiali e raccolti da Martella fu tenuto nascosto nel cassetto per tutti questi anni anziché metterlo subito a confronto con le persone che conosceva Emanuela? Anche in questo caso ci vedo la manina dei servizi segreti.
Articolo pesante, parole dure, Rossella è una persona molto coraggiosa. Non c’è molto da dire dopo aver letto questo articolo…
Grazie per questo articolo Rossella, che serva a far aumentare la consapevolezza di ciò che accade a molti minori che scompaiono nel nulla ogni anno.
Minori di cui guarda caso la Sciarelli e Chi l’ha visto si guardano bene dall’occuparsi.
Dice bene Accetti su di lei.
Paolo Franceschetti ha scritto svariati articoli al riguardo anni fa, anche riportando le testimonianze di sopravvissuti a rapimenti e torture e abusi sessuali e psichici da parte di gente ricca e potente.
Sono storie agghiaccianti.
Vale la pena ricordare il caso “Pizzagate”, subito insabbiato e archiviato come complottismo, che invece è assai reale, come lo è Epstein insieme alla sua isola degli orrori.
Se ne occupò a lungo il giornalista Maurizio Blondet, forte dell’avere un suo sito e dell’essere in pensione quindi libero di scrivere.
Il Pizzagate fu subito insabbiato perché si collegava ai due fratelli Podesta, dell’entourage di Hillary Clinton -ci sono più morti misteriose attorno ai Clinton che a Barbablu e la contessa Bathory messi insieme- e i bambini venivano chiamati “pizza” in codice. E tutto avveniva appunto in una pizzeria di loro proprietà.
I fratelli Podesta che nei giorni del rapimento di Madeleine McCann erano in Portogallo nella stessa località dei McCann.
È un verminaio orrendo, e sempre Franceschetti ci insegna che quando il caso diventa mediatico serve a veicolare un messaggio occulto.
Il caso Orlandi serviva a diverse persone per portare avanti diversi ricatti e diversi scopi, forti del fatto che fosse (da molto poco) cittadina vaticana. Serve ancora a distanza di 41 anni, così come serve il caso mostro di Firenze a distanza di 50.
Tutti gli altri casi, migliaia e migliaia, finiscono nella totale oscurità del deep web e di luoghi da dove non usciranno mai più vivi.
E last but not least, il Vaticano c’è dentro fino al collo ovviamente.
Si narra che Benedetto XVI rassegnò le “dimissioni” da Papa a seguito di accuse -messe a tacere subito- da parte di un’associazione olandese a difesa delle vittime di abusi e torture sessuali di aver partecipato a festini satanici con sacrifici di ragazzini e bambini. Non se ne seppe più nulla ma pochi giorni dopo questa incredibile storia Ratzinger se ne andò. Coincidenza? Non credo.
Ah, un coraggioso giornalista olandese che aveva scoperto per chi lavorava Dutroux in Belgio (anche i reali belgi pare) è stato fatto prima mettere in galera e poi sparire del tutto perché ovviamente scomodo e pericoloso.
Fai attenzione Rossella, è un campo minato e scegli bene di chi fidarti e le persone di cui circondarti.
Non sono d’accordo con questa frase: “Chi oggi propende per una spiegazione che riconduca le scomparse a dinamiche familiari o amicali, o è inescusabilmente ingenuo, o è complice di un tentativo di depistaggio”. Quindi, io che propendo per spiegazioni più semplici sarei complice di un depistaggio? Le faccio presente che Stefania Brini sparì misteriosamente nel 1984. Se la polizia non avesse scoperto e arrestato l’assassino, che era lo zio, staremmo parlando anche qui di una ragazza finita vittima di una rete di sessopatici di alto livello? m
Questa mi era sfuggita: “E last but not least, il Vaticano c’è dentro fino al collo ovviamente”. Mi auguro che l’autrice di questa grave accusa abbia le prove per affermare una simile calunnia. Non voglio fare polemiche, ma mi chiedo come avrebbe reagito l’autrice se qualcuno avesse detto che lei è immersa fino al collo nelle orge, senza ovviamente fornire prove. Sapevo di essere finito in un blog di detrattori del Vaticano, ma non mi ero accorto di essere finito in un nosocomio di paranoici. Stavo per dare una certa credibilità a quanto racconta la Pera, ma adesso ho capito che è meglio tornare a seguire Nicotri, che ha i piedi ben piantati per erra. Buon proseguimento!
“Una simile calunnia” ahah.
L’unica volta in cui hai fatto ridere qualche pollo Barbato, bravo.
Quel covo di pedofili conclamati capeggiati dal gesuita finto Papa pensi ai ca…voli suoi, ché se pensa di uscirne pulito può aspettare parecchio.
Tra scomparse di minorenni, cardinali che si fanno chiamare Jessica di notte in discoteca, gay dichiarati, omicidi di guardie svizzere mai spiegati veramente, lo IOR e tutti gli inciuci coi peggio criminali d’Italia, meglio di Beautiful davvero.
I segreti del Vaticano sono segreti di Pulcinella, quindi Barbato torna da Nicotri e datti alla vendita di immobili, come da pubblicità.
Barbato, tu stai difendendo il Vaticano a tutti i costi. lascia che ti dica una cosa, noi umani non possiamo essere santi e non possiamo essere antenne che ricevono segnali santi. E una bugia. Una bugia in cui preferisci vivere. Questa è la verità
Mi piace vedere quanto impegno ci mettete per calunniare e criminalizzare il Vaticano. E mi piace leggere tra le righe quanta costanza impiegate per dimostrare quello che non siete e che non sarete mai: belle persone.
Mi creda Barbato, non credo il Vaticano più compromesso dello stato italiano e dei servizi segreti. Quello che, ai miei occhi, è il suo errore, sta nel far coincidere il Vaticano con il credo e la fede cattolica. Il Vaticano, più antico partito politico della storia, racchiude organi decisionali e di potere. Lì, al pari dei vertici della politica in Italia e altrove, si mischiano interessi e convenienze, anche personali. I notabili vaticani, ricordi, sono uomini, e gli uomini sono peccatori. Il potere è una cosa, la fede tutt’altro e non mi permetterei mai di entrarne nel merito.Lei sa qual è il motivo reale che impedisce il matrimonio agli ordinati (anche se nella storia di papi procreatori, es. Alessandro VI Borgia, ne abbiamo in gran numero)?
Io mi reputo cristiano, ma non mi identifico in nessuna religione. Anzi, ho una particolare avversione per le religioni, perché so bene quanto siano ipocrite. Ma trovo obiettivamente ingiusto infangare un’istituzione, accusandola dei peggiori crimini contro dei bambini senza fornire una prova, ma spinti solo dall’antipatia. Datemi prove che il Vaticano ha violentato, seviziato e ucciso dei bambini e io ci crederò. Ma fino ad allora, vale la presunzione di innocenza. Voi state gettando fango su un’istituzione che è corrotta quanto la politica, la pubblica amministrazione, la finanza, l’economia e via dicendo. Ho scritto un libro su quanto sia corrotta la società italiana in tutte le sue forme, compresa la magistratura, la cui legge è uguale solo per i ricchi e i potenti mentre manda in galera i poveri e gli straccioni. Accusare il Vaticano di essere il male assoluto quando il Vaticano è rimasto l’unico baluardo contro leggi discutibili, come le unioni civili, l’utero di affitto, la mercificazione delle donne, la commercializzazione dei bambini venduti come prodotti da banco, l’odio contro i migranti, i poveri e i diversi lo trovo schifosamente ingiusto.
Dottoressa Pera, la vuole una dritta? Cerchi di sapere se Palazzo Valdina dove avevano gli uffici i deputati era aperto il 22 giugno 1983, visto che il Parlamento era chiuso a causa delle elezioni del 26 e 27 giugno. Ho un sospetto che potrebbe smascherare una persona e che ho menzionato pure a Stefania Ascari, della commissione parlamentare, la quale ha detto che avrebbe fatto delle verifiche. Non ho saputo più nulla. Ma anche se lo avesse fatto non me lo avrebbe detto comunque, perché sarebbe coperta dal segreto istruttorio. Buona serata!
Finalmente qualcosa si sensato in mezzo a tanta insensatezza. Un lampo di luce in mezzo al buio dei complotti e dei complottisti.
https://ilsud-est.it/15-settembre-2024/2024/09/16/la-stasi-emanuela-e-mirella-tra-toto-e-007/
Ciao Rossella, a quando la parte 2?
Saranno solo 2 o di più?
Così posso farti alcune altre domande, grazie.
sto aspettando anche la parte 2. mi chiedo anche quando uscirà?
Chiedo a Barbato molto sommessamente: 1) E’ vero o non é vero che dopo il rapimento dell’Orlandi si mise in atto una ricerca in un club di pedofili esistente in Vaticano a cui fu esibita la foto di Emanuela e uno di questi disse “Questa no”. 2) E vero o non é vero che anche in questi giorni papa Francesco ha fatto appello a denunciare la pedofilia tra i preti sostenendo che anche chi non la denuncia é colpevole 3) E’ vero o non é vero che Pignatone ha chiuso le indagini sul caso Orlandi contrariamente a quanto voleva fare Capaldo. E poi é stato assunto come presidente del Tribunale Vaticano. E’ vero che lo stesso Pignatone é stato inquisito per rapporti con la mafia e nessuno in Vaticano gli ha chiesto le dimissioni. Io sono garantista s che Pignatone sia colpevole lo accerterà il processo. Ma le pare normale questo singolare silenzio?
Tutto vero quello che dice, ma questo non vuol dire niente, altrimenti dovrebbe porre le stesse domande sullo zio di Emanuela. E’ vero o non è vero che Mario Meneguzzi molestò la nipote Natalina? E’ vero o non è vero che, come ha fatto notare Nicotri, l’uomo faceva parte di una combriccola parlamentare che ricattava sessualmente le dipendenti di Montecitorio e affini? E’ vero o non è vero che Sica lo fece pedinare dietro a ipotesi istruttorie concrete senza le quali non si può pedinare nessuno? E’ vero o non è vero che l’uomo somigliava a un identikit tracciato da due pubblici ufficiali? Tutto vero anche questo. Non trovo anormale questo singolare silenzio, trovo più anormale la montagna di chiacchiere che si leggono e si ascoltano ogni giorno su stampa e televisione, con rivelazioni vaghe che cambiano come cambiano le stagioni. Così come non trovo normale questo accanimento contro il Vaticano e questa alzata di scudi a difesa dei familiari della Orlandi che da quanto si è capito non erano propriamente degli stinchi di santi. Vogliamo indagare pure negli ambienti parentali di questa ragazza o fa più comodo sospettare solo del Vaticano? In questo caso, chiudiamo commissioni parlamentari e procure italiane e vaticane e lasciamo che ognuno creda in ciò che vuole. Comunque una cosa è certa: se in questa vicenda sono compromesse anche le istituzioni politiche, allora la verità, salvo un miracolo o due, non si saprà mai.