Premessa
Giunti a 41 anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi senza che questo caso ci abbia consegnato almeno una certezza e, in attesa che la Commissione parlamentare d’inchiesta tenti di giungere almeno a eliminare tutta una serie di elementi ed individui il cui unico ruolo è stato quello di depistare e allontanare dalla verità.
Mettere in fila tutti gli elementi che la documentazione ufficiale ci ha consegnato, dividendo gli ambiti è, insieme all’analisi del contesto, l’unica attività che può assumere una qualsivoglia utilità, salvo rivelazioni inaspettate.
Mi accingo pertanto a rappresentare quanto documenti dell’epoca e note dei Servizi segreti nazionali mettono a nostra disposizione rispetto i vari veicoli che sono stati attenzionati durante le indagini, a partire dalla rinomata BMW Touring, color tundra. O meglio, la BMW Touring perchè il colore del mezzo sarà accertato solo in un momento successivo.
Infatti, ad esempio, le indagini svolte al fine di risalire al proprietario della vettura che si fermò in divieto di sosta e fermata, nei pressi del Senato il pomeriggio del 22 giugno 1983 conducono, inizialmente, a un veicolo di colore bordeaux, poi ad un altro ed un altro ancora, color carta da zucchero.
Da quanto emerso nelle indagini sono numerosi i possibili proprietari della BMW Touring e alcuni, forse, troppo poco approfonditi.
La BMW Touring Tundra
Ripercorriamo cosa ci indicano i documenti rispetto al pomeriggio del 22 giugno e della BMW Touring: intorno alle 16.20 una giovane ragazza corrispondente nella descrizione – sia del vigile Sambuco, sia del poliziotto Bosco – alla cittadina vaticana Emanuela Orlandi, è notata mentre dialoga in viale Rinascimento, nella prossimità del Senato, con un uomo di un’età compresa tra i 35 e i 40, particolarmente alto, biondo con un’evidente stempiatura, che è intento a mostrarle dei prodotti, presumibilmente dell’AVON.
Il vigile Sambuco entra direttamente in contatto con l’uomo dal momento che questi aveva lasciato la sua macchina, una BMW Touring di colore, presumibilmente, verde chiaro, in sosta vietata.
Tra i due uno scambio di poche battute, legate al veicolo, che “l’uomo Avon”, si affretta a comunicare che avrebbe immediatamente spostato; questo rende possibile a Sambuco udire l’uomo rivolgersi ad Emanuela dicendo: “ci vediamo dopo!”. Esclamazione che dirà di aver udito anche il poliziotto Bosco.
Inutile dire che questa è forse l’unica volta in cui ognuno di noi avrebbe tifato per la multa emessa dal vigile urbano, che avrebbe consentito l’immediata identificazione dell’uomo, ancora ignoto a distanza di 41 anni.
Gli appunti del SISDE : colori e padroni
Tra le azioni repentine svolte da forze dell’Ordine e Servizi segreti c’è proprio quella volta a rintracciare il proprietario del veicolo quasi sanzionato da Alfredo Sambuco. Nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Emanuela viene notata una BMW Touring targata Roma VZ9514, parcheggiata nei pressi della Città del Vaticano, il colore però non combacia, è bordeaux e intestata a uno straniero sulla sessantina F.L.M, coniugato, senza figli, residente nel quartiere Flaminio. L’uomo non è individuo da destare sospetti e sicuramente totalmente estraneo alla vicenda della cittadina vaticana. Si segnala a onor di informazione che la casa dell’uomo dista circa 400 m. dalla discoteca Ciack, frequentata da molti giovani, e a 125 m. da un’immobile di proprietà della famiglia Scimone.
Negli stessi giorni viene attenzionata un’altra vettura BMW Touring targata Roma N3Z130, il colore è ora carta da zucchero, e risulta di proprietà dell’avvocato Matteo D.O., specialista in diritto del lavoro e insegnante.
Il giurisperito è in ottimi rapporti con il cardinale Agostino Casaroli che nel 1989 lo nomina Assessore alla Presidenza dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica, carica che mantiene fino al 2006, anno della sua morte. Durante il suo mandato, ha contribuito in modo significativo all’istituzione e al funzionamento dell’Ufficio del Lavoro della Sede Apostolica.
Targhe e telai e l’appunto del 9 luglio
Le indagini svolte per risalire al proprietario dell’automobile, permettono di risalire all’unica società che si occupa di importare per l’Italia le vetture della BMW, ha sede a Verona. La stessa rende noto agli agenti che non è possibile risalire al mezzo di interesse se si è sprovvisti di numero di targa o numero di telaio,
A questo punto la Società tedesca è invitata a mettere a disposizione di chi indaga tutti i dati delle BMW Touring importate in Italia, così da poter poi risalire a quelle vendute nella Capitale. La ricerca è circoscritta agli anni 1973-1974, essendo questo l’unico periodo di importazione del modello nel nostro Paese.
Mediante un appunto del SISDE datato 9 luglio 1983 si viene a conoscenza che, in seguito ad accertamenti, è stabilito che la BMW ricercata è di colore verde pistacchio e che tale Maurizio D. residente a Vicovaro è stato visto sfrecciare sulla Tuscolana con una ragazza molto somigliante a Emanuela Orlandi.
Lo stesso sarebbe stato in possesso di una BMW Touring, targata Roma H38434, rivenduta a tale Giuseppe S. residente a Castel Madama e proveniente dalla provincia di Reggio Calabria. Lo stesso convivrebbe con una trentacinquenne dedita alla prostituzione.
Allontanandosi per un attimo dalla questione BMW, evidenzio che nella stessa nota viene osservato quanto segue:
“A seguito di un riascolto più attento del nastro, la famiglia ha fatto conoscere che la telefonata ricevuta alle ore 10,30 dell’8.7.1983, era stata effettuata da un individuo con spiccato accento straniero, probabilmente extra europeo, avvertendo che gli ambasciatori del Libano, della Libia e della Arabia Saudita erano a conoscenza “di tutto”. L’anonimo dichiarava di parlare da Rieti. “
Le BMW Touring nel Lazio
Non trascorre troppo tempo che dall’azienda importatrice, con sede a Verona, arrivarono i numeri di telaio delle autovetture . Questo rende possibile risalire alle BMW tipo Touring vendute nel Lazio tra il 74 e 75, unico biennio di importazione e, di conseguenza, risalire alla targa dei proprietari che vennero attentamente su cui vengono fatti accertamenti.
Non sono a conoscenza di quanto queste verifiche furono effettivamente approfondite e quanto queste persone fossero prossime alla faccenda e/o ad altre persone coinvolte con il caso Orlandi . Riporto unicamente quegli individui che, per uno o più motivi, hanno destato il mio interesse; è però doveroso rimarcare che per chi ha indagato, le persone qui sotto indicate risultano essere totalmente estranee ai fatti.
- Paolo P. adulto residente da anni a Roma, proveniente dalla città altoatesina di Merano, in provincia di Bolzano. Vive in una zona prestigiosa della capitale, nei pressi della sua residenza troviamo attività e abitazioni di personaggi noti nel caso Orlandi – Gregori. A 80 metri dalla casa di Paolo P. troviamo un immobile adibito sia ad appartamento, sia a sede societaria, della famiglia Accetti. Troviamo inoltre diverse residenze di personaggi legati all’eversione nera e alla criminalità organizzata locale, nella fattispecie elementi legati alla Banda della Magliana, tra cui un’attiità di Giuseppe De Tomasi. A circa 300 metri troviamo poi la residenza di un personaggio decisamente ambiguo: Romano T. di cui vi ho già parlato: per anni bibitaro nelle sale cinematografiche, tra cui il noto cinema hard di via Volturno, amico di Felix ed estimatore di ragazzine, come da lui pubblicamente affermato. Partecipa anche come comparsa in alcuni film e addirittura protagonista in un paio di cortometraggi.
- Claudio G., un uomo che all’epoca sfiorava i settant’anni. Anche il signor Claudio risiede in una zona particolarmente rinomata; suoi vicini prossimi troviamo ancora una volta l’Accetti con ben due attività, molti locali frequentati dagli ambienti dell’estrema destra, il liceo Kennedy, anch’esso politicamente schierato a destra. Il signor Claudio abita a pochi passi dalla casa del veneto Oriano Mondin, estremista di destra e amico dell’Accetti. Insieme finiscono alla sbarra per il sequestro e il pestaggio di Appignani, “Cavallo Pazzo”. Quanto invece concerne la criminalità, nell’area troviamo anche la dimora del braccio destro di Danilo Abbruciati: Vittorio Sciattella, membro della Magliana e marito di Daniela Nobili.
- Nicola P., originario della provincia di Foggia, nel 1977 è coinvolto, con accusa di ricettazione e falso, in un sequestro di un ragazzino avvenuto a Marino.

Gli altri proprietari individuati non hanno, per quanto in mia conoscenza, alcun elemento di possibile interesse e rimando al caso Orlandi. Aggiungo inoltre che, rispetto alle BMW Touring vendute nella regione Lazio, nel periodo da noi indagato, risultano esserci 8 veicoli, di cui si conosce il numero di telaio, non presenti e, conseguentemente identificati, nel “Cervellone del P.R.A.”)
Altre targhe e veicoli
La vicenda di Emanuela è, tra le altre, segnata dalla presenza di un numero non irrilevante di avvistamenti, quasi sempre collegabili a specifici mezzi di trasporto, sovente identificati. Ne riporto alcuni tra quelli di possibile attenzione:
- La sera del 15 luglio 1983 una persona in rapporto di amicizia con la famiglia Orlandi, si è recato presso l’abitazione degli stessi per comunicare che a Morlupo un manipolo di 4-5 ragazzi erano stati notati accedere ad un alloggio generalmente non abitato, in compagnia di una giovane rispondente nei tratti e nelle caratteristiche, alla cittadina vaticana scomparsa il 22 giugno. La banda di giovani sarebbe sopraggiunta a bordo di una Fiat 128, di cui è nota la targa, e che risulta intestata al signor Giuseppe M., residente nello stesso paese, e di una Fiat Panda, intestata a Domenico F., anch’esso residente a Morlupo.
- Da un’affidabile fonte confidenziale del Sisde, apprendiamo della segnalazione di un furgone Volkswagen di colore bianco, munito di contrassegni esteri, in scrittura araba. Questi risulta essere di proprietà del cittadino libico Ben Asr H., originario di Tripoli e munito di regolare passaporto, rilasciato nel 1981. Di particolare attenzione è la presenza, in suddetto furgone, di un doppiofondo realizzato grazie a una parziale modifica della cabina di guida. Riporto fedelmente dalla nota dei Servizi:
“Tale furgone, ad una prima notizia, artatamente data, sarebbe dovuto servire per un furto in un caveaux come già segnalato a suo tempo, recentemente, la stessa fonte ha appreso che il mezzo deve servire “a ben altro scopo”. Le modifiche tecniche al mezzo sono state effettuate nella carrozzeria di R. Angelo, pregiudicato, residente a Roma. Tenuto conto della recente telefonata pervenuta alla famiglia in lingua presumibilmente araba, nell’ipotesi che il predetto furgone potesse essere stato usato nella vicenda in questione, sono in corso indagini al fine di stabilire la presenza in Italia del citato cittadino libico. Sempre secondo fonti di settore in ambienti di criminalità comune del quartiere Borgo, immediatamente la Città Vaticana, non sono stati raccolti elementi utili all’indagine circa la partecipazione di pregiudicati locali alla vicenda“.
L’adescamento gemello
Una BMW, di imprecisato modello, ricompare a quasi un anno esatto dalla scomparsa di Emanuela. Parafrasando, la nota del SISDE informa che un individuo con le seguenti caratteristiche:
- Occhi di colore azzurro;
- Un aspetto distinto;
- Comportamento signorile;
- Vestiti eleganti;
- Voce molto bassa, priva di qualsiasi accento, anche straniero.
Questo sconosciuto si è avvicinato a una giovane donna, proponendole un provino pubblicitario immediato per la società “ALGIDA”, della durata di 20 minuti, con una retribuzione di 300.000 lire. Nonostante la donna si sia allontanata senza rispondere, l’uomo ha insistito, menzionando la partecipazione di altre ragazze al provino. Quando un amico della donna è arrivato, l’uomo si è messo gli occhiali da sole e si è allontanato rapidamente in auto.
La donna, Paola Z., aveva notato lo stesso uomo due giorni prima su un autobus della linea “98”. Dopo avergli chiesto di allontanarsi a causa della sua eccessiva vicinanza, l’uomo è sceso alla fermata di Piazza Carpegna. Le indagini presso la società “ALGIDA” e le agenzie pubblicitarie hanno escluso che l’uomo avesse le intenzioni dichiarate.
Curiosamente, la donna non è particolarmente attraente, il che suggerisce che l’intento dell’uomo potrebbe essere diverso da un semplice approccio. Le sue descrizioni coincidono con quelle dell’uomo che in passato aveva avvicinato Emanuela Orlandi. Ulteriori confronti tra le testimonianze di Paola Z. e un appuntato di P.S. Bosco, che aveva osservato un uomo parlare con Orlandi, hanno confermato somiglianze tra i due sconosciuti.
In base a queste informazioni, sono state intraprese azioni di vigilanza nei confronti di Paola Z., pattugliamenti nella zona del Vaticano e indagini su individui sospetti. La vicenda è considerata di grande interesse, data la prossimità della data con l’anniversario della scomparsa di Orlandi e la località vicina al bar “Bondolfi”, collegato a una telefonata misteriosa ricevuta dalla famiglia Orlandi. Anche l’auto usata dall’uomo, una BMW, è un dettaglio che richiama l’attenzione.
Questo l’identikit dell’uomo indicato sia nel 1983, sia nel 1984

Conclusioni
Apprendiamo dalla documentazione così riassunta che, se la BMW Touring tundra è il mezzo più caldeggiato nell’indagine sulla scomparsa della cittadina vaticana, non è tuttavia l’unico. Apprendiamo della conoscenza di indagini volte ad approfondire altri possibili scenari, ma non sappiamo null’altro rispetto all’evoluzione e agli esiti effettivi delle indagini svolte.
Alcune informazioni mai particolarmente evidenziate, ci mettono a conoscenza di ambiti di investigazione rimasti nell’ombra, come ad esempio la tecnica Avon, riproposta in forma “Algida”. Questo particolare può essere tanto casuale quanto no. Il rimando all’Algida potrebbe stabilire, a livello ipotetico, un collegamento con il “Bar Algida” di Ostia: una delle attività attenzionate nell’indagine volta ad approfondire i rapporti tra criminalità organizzata locale ed eversione nera.
Sono state poi rintracciate le automobili non iscritte nel cervellone?
Interessante ridulta anche la faccenda dell’identukit proposto e qui riportato, che a mio avviso presenta una singolarità che non iene spiegata ma sarebbe il caso di chiarire: l’altezza dell’uomo.
E’ con questo interrogativo che mi accingo a concludere: se questo tizio non è mai stato davvero individuato, se è l’identikit frutto di testimonianze rilasciate soprattutto da ragazzine, come può, tra le caratteristiche indicate, presentare un’indicazione dell’altezza tanto precisa, quale i 183 cm rappresentano?
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20 commenti
A nessuno passa in mente che l’auto descritta dal vigile e dal poliziotto potesse essere un Mercedes e che qualche manina anonima fece passare per Bmw con lo scopo di depistare le indagini, visto che non si sa nemmeno di colore fosse questa macchina? Vedo che tutti si fermano alle apparenze senza andare oltre.
Mi sembra che il vigile aveva detto che poteva essere anche una Mercedes ma questo alla fine conta poco perché probabilmente loro non hanno visto Emanuela ma un altra ragazza
Sicuro?
Rettifico: era un Bmw scuro.
sui documenti c’è scritto chiaramente BMW touring,in quale documento ha letto del mercedes?
Non importa dove ho ricavato questa informazione. Emanuela non prese l’autobus per andare a scuola perché c’era un mezzo sciopero e non si recò nemmeno a piedi percorrendo due chilometri sotto il sole. Emanuela fu prelevata fuori da porta Sant’Anna da una macchina che l’accompagnò alla scuola di musica per poi prelevarla al ritorno. Durante il tragitto il conducente le propose anche di diventare promotrice per la casa di cosmetici Avon. Era un adulto ben conosciuto dalla ragazza. Le mie fonti sono riservate.
Ma se la conosceva bene tanto da dargli i passaggi in auto e aveva brutte intenzioni che senso avrebbe di proporgli un lavoro fasullo per addescarla?
Barbato, vedo che ha scritto la stessa cosa anche in passato, ma le prove dove sono?
Le sue fonti saranno riservate ma senza uno straccio di prova valgono come tutte le altre. Io non so perchè, ma ho come la sensazione che la sua fonte riservatissima le ha indicato un parente, magari uno zio…. lo stesso zio che la faceva seguire da diversi ragazzotti, che si faceva le telefonate da solo, che è riuscito a portare avanti il depistaggio anche da defunto e che servizi segreti, stato e Vaticano si sono prodigati a coprire per ben 41 anni…. STRE-PI-TO-SO
Non parlo di Mario Meneguzzi. Ma una cosa gliela posso dire. Come mi ha rivelato la mia fonte riservata: “In questa storia chi sa tace e chi non sa parla troppo”.
ha scritto la stessa frase in un articolo, un amico, un paio di settimane fa…
Il bello, anzi l’orrido, del caso Orlandi, è che chiunque, anche senza aver mai consultato un atto (a differenza dell’autrice dell’articolo) si sente in diritto di… pontificare.
Allora perché il fratello Pietro dice che Emanuela gli chiese di accompagnarlo??? Se Aveva già una macchina pronta a portarla perché ha chiesto a suo fratello?? Motivo per cui cade questa novità di Barbato
Finalmente uno che ragiona!
https://fai.informazione.it/36EF94D2-5C14-47E4-886D-B1B6E7FB0A6A/La-commissione-bicamerale-sul-caso-Orlandi-Solo-tempo-perso
Articolo giustamente rimosso, dato che mette già le mani avanti prima ancora che i lavori della Commissione entrino nel vivo. Siamo alla polemica che nasce prematura.
Quella dell’informatore segreto è una giusta osservazione. Decine di libri e centinaia di articoli su Emanuela Orlandi e sono rimasti tutti inchiodati al 1983. Chiacchiere tante, fatti zero. Un campionario di ipotesi, illazioni e piste che si stanno rivelando tutte senza fondamento. Si va avanti per ragionamenti o per lettere e documenti spediti dai mitomani e che i giornali pubblicano senza nemmeno sottoporle a delle verifiche. Tutto fa brodo. Questo durerà fino a quando la vicenda Orlandi sarà così svalutata da non interessare più a nessuno. Già adesso le continue sortite di Pietro Orlandi cominciano a diventare fastidiose. E’ evidente chi conosce la verità se le tiene per sé e non ha interesse a dirla, mentre che non la conosce parla a vanvera.
Tutto quello che non è negli atti, è mera illazione.
Potevano mancare le fonti riservate?
Fanno sempre tanto chic e vanno bene per tutte le stagioni, come il maglioncino in fresco lana.
Io non ho fonti riservate ma so che tutte le strade portano dove erano già: dentro le mura vaticane. E da lì non si scappa.
A proposito ma chi o cosa ha fatto sparire tutti i commenti pure dall’articolo sui Nirvana e il grunge?
Un hacker amante della musica classica? 🤣🤣🤣
come sono spariti? Sono in stallo quelli con PDB perchè dato he responsabile è il giornale, si sta verificando se ci sono commenti passibili di querela, ma i nirvana mi è nuovo
State perdendo il vostro tempo! L’assassino di Emanuela Orlandi è stato un conoscente della ragazza che dopo il delitto ha fatto perdere le sue tracce. Non è stato né Meneguzzi, né Accetti, né chicchessia. Un assassino non si espone a livello mediatico, non va in televisione e non si fa intervistare dai giornali rischiando di essere riconosciuto da qualcuno. Che poi questo caso sia stato strumentalizzato a livello politico e mediatico lo hanno capito pure gli asini. La vicenda di Emanuela Orlandi non sarà mai risolto, quindi fatevi una vita tutti quanti anziché speculare sul dramma di una ragazza. E questo vale per Pera, per Nicotri, per Peronaci, per Fillipardi, per Nelli e per tutto il carrozzone di giornalisti che a forza di cercare di fare il Grande Sgoop stanno pubblicando sono stronzate. Ma tant’è che fino a quando il circo macina soldi, meglio non abbandonarlo. Arrivederci!