Premessa
Nel dicembre del 1990, a oltre sette anni dalle sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, la vicenda tornò a occupare un posto centrale nel dibattito pubblico e nell’agenda giudiziaria. A riattivare l’interesse fu la decisione delle famiglie delle due ragazze, assistite dall’avvocato Gennaro Egidio, di costituirsi parte civile nell’ambito dell’inchiesta. Tale scelta, resa possibile dalle disposizioni del nuovo codice di procedura penale, non rappresentava un atto simbolico né una mera formalità: era piuttosto il riflesso di una rinnovata fiducia nell’azione investigativa, alimentata da elementi emersi in fase istruttoria e ritenuti idonei a riaprire piste da tempo considerate esaurite.
La costituzione di parte civile segnava infatti un passaggio di rilievo: consentiva alle famiglie di partecipare attivamente al procedimento, di vigilare sull’andamento delle indagini e di esercitare un controllo diretto sugli sviluppi giudiziari. In quel contesto, l’iniziativa non si limitava a riaffermare la volontà di ottenere verità e giustizia, ma si configurava come un atto di pressione istituzionale, capace di mantenere alta l’attenzione su due dossier che, nonostante il trascorrere degli anni, continuavano a rivelare nuove zone d’ombra e a sollecitare interrogativi irrisolti.
Ne derivava inevitabilmente che le informazioni acquisite dall’avvocato Egidio fossero condivise con le famiglie, le sole a poter seguire da vicino l’evoluzione dell’inchiesta. Informazioni che, tuttavia, a oltre quarant’anni dai fatti non sono mai state rese accessibili al grande pubblico e che, anzi, vengono ancora oggi presentate come misteri e come rivelazioni da scoprire, perpetuando un velo di opacità che continua a circondare questi cold-case.
L’Amerikano
Negli ultimi anni, complice la riapertura del “caso Orlandi” presso le procure di Roma e dello Stato Vaticano, nonché la costituzione della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, si è tornati a discutere con una certa vivacità rispetto la possibile identità del cosiddetto “Amerikano“, ossia il telefonista che all’epoca si mise più volte in contatto sia con i familiari delle giovani scomparse, sia con l’avvocato Gennaro Egidio, legale di entrambe le famiglie, e colui che riuscì ad ottenere un canale per il contatto diretto e riservato con il cardinale Agostino Casaroli.
L’uomo, che agiva in qualità di tramite per l’ipotetica organizzazione responsabile di questi sequestri, aveva vestito i panni di molteplici personaggi, mostrando una certa versatilità e capacità riconducibili ad un professionista nel campo della recitazione e dell’imitazione. Da oltre dieci anni il fotografo romano Marco Accetti si auto accusa di essere il rapitore delle ragazze, rivendicando anche questo ruolo di telefonista, determinando a riguardo la nascita di due opposte posizioni sia nel pubblico interessato alle vicende, sia in coloro che familiari o inquirenti, sono coinvolti in maniera più diretta.

Da tempo si stanno dunque spendendo energie utili, nonché tempo prezioso, alla ricerca di prove a favore dell’una o dell’altra convinzione. C’è chi sostiene di aver effettuato perizie foniche, chi ha rintracciato tracce vocali dell’epoca utili ad un valido confronto e via discorrendo.

Tutto ciò, basandoci su quanto chiaramente riportato nel dicembre del 1990, da autorevoli testate, appare ora totalmente superfluo. Dal Corriere della Sera al Messaggero, da La Stampa a L’Unità, scopriamo attraverso dichiarazioni virgolettate e mai smentite dell’avvocato Gennaro Egidio, che l’identità del sedicente telefonista era stata scoperta ed è quindi nota a agli inquirenti, al legale e quindi alle famiglie, da oltre trent’anni, ma di questo dettaglio non troviamo riferimento alcuno nella vasta documentazione a nostra disposizione.
«[…] Una perizia fonica, inoltre, ha dimostrato che tutti “i telefonisti” del caso Orlandi (quelli che tenevano i contatti diretti con l’avvocato Egidio, i famosi Pierluigi, Mario, l’Americano, il Calabrese, Giovanni) erano in realtà lo stesso personaggio […]»
Da Il Corriere della Sera del 10 dicembre 1990
«“Nessun criminale è perfetto, il telefonista del sequestro Orlandi e del sequestro Gregori, per esempio, ha fatto una serie di errori clamorosi, soprattutto riferendosi ad una particolare data… per questo dopo sette anni, è stato identificato”. Una svolta giudiziaria inattesa e clamorosa. L’avvocato di parte civile che rappresenta Emanuela Orlandi e Mirella Gregori è sicuro che l’inchiesta sulla scomparsa delle ragazze nella primavera del 1983, è vicina alla soluzione […]».
Da L’Unità dell’11 dicembre 1990

Sempre dalle colonne de L‘Unità, l’avvocato Gennaro Egidio, fornisce una descrizione piuttosto precisa e dettagliata dell’anonimo telefonista. Tanta accuratezza risulta ad oggi significativa non tanto perché, indubbiamente, lascia trasparire un’indubbia similarità con l’Accetti, che da anni attribuisce a sé l’identità del sedicente Amerikano, quanto perché rende ancor più verosimile che all’epoca fu effettivamente identificato l’uomo che per lungo tempo telefonò alle famiglie delle giovani scomparse e al loro legale.
Questo fatto spalanca le porte ad una serie di legittimi interrogativi: è plausibile che Egidio, una volta informato dagli inquirenti di questa cruciale identificazione, non ne fece parola con i propri assistiti, salvo poi sventolare la notizia dai quotidiani nazionali? Essendo la fattispecie del tutto non credibile, quale motivazione possiamo dare al silenzio che familiari e magistrati mantengono a riguardo da oltre 40 anni? Silenzio, si ricorda, solo parziale, dal momento che è da sempre correlato da continui appelli e ricerche volte a scoprire chi era l’uomo dall’altro capo del telefono.
Non resta che l’eventualità che questa notizia, riportata da più di una testata, fosse falsa e che l’Amerikano non fu affatto individuato. Anche questa ipotesi è però foriera di legittime domande. Per quale motivo non ci furono smentite o rettifiche, e come fu possibile per l’avvocato fornire una descrizione tanto dettagliata?
La ragazza che vide per l’ultima volta Mirella Gregori
Negli stessi giorni, negli stessi articoli e virgolettati, l’avvocato Gennaro Egidio concede altre indiscrezioni, questa volta inerenti la vicenda di Mirella Gregori. Il legale riferisce infatti che:
«Polizia e carabinieri hanno identificato una donna, che vive a Roma e che oggi dovrebbe avere tra i venti e i trenta anni. E’ la persona che trascorse con Mirella gli ultimi venti minuti prima del sequestro»
In un primo momento, queste parole non colpiscono dal momento che, pare evidente, il riferimento sia all’amica Sonia De Vito. Riflettendoci però, qualcosa non funziona. Se c’è un fatto da sempre chiaro e indiscutibile, noto sin dalla prima ora della scomparsa di Mirella Gregori, è proprio quello che la ragazza si sarebbe intrattenuta al bar Italia – Da Baffo, di proprietà dei genitori di Sonia, per circa 15 minuti, prima di recarsi al fantomatico appuntamento presso il Monumento del Bersagliere.

Sonia De Vito è stata escussa più volte nei sette anni precedenti queste affermazioni e sottoposta anche a confronto sia con Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, sia con l’allora cameriere del Bar Italia, Giuseppe Calì. Inoltre, alla data del dicembre 1990 Sonia, ormai sposata con Fabio Massimo De Rosa non abita più, come afferma invece l’articolo a Roma, bensì a Guidonia Monte Celio.
Anche in questo caso, dunque, non possiamo che porci alcuni interrogativi: se la persona a cui fa riferimento Gennaro Egidio è effettivamente Sonia De Vito, perché diffondere questa notizia, già nota e tutt’altro che sensazionale, quale importante scoperta dell’ultima ora? Qualora invece il riferimento fosse d un’altra persona, mai identificata in precedenza, perché questo fatto e questo nominativo non hanno suscitato il necessario interesse e no sono stati diffusi dalla famigli come fulcro di una fondamentale nuova pista investigativa?
Conclusioni
Un ultimo elemento che trova eco nel dicembre del 1990 sarebbe anche l’identificazione dell’uomo infiltrato al Quirinale che, indiscrezioni, indicherebbero Stanley Adams quale l’uomo di origine maltese e dalle dubbie attività che, negli anni, strinse relazioni sia con Marta, la cugina di Mirella Gregori, sia con la segretaria particolare del presidente Pertini, Diana Ruggi.
Per quanto quest’uomo goda di una fama discutibile, possiamo d’altro canto escluderlo da questo ruolo di infiltrato, dal momento che lo stesso, nel lontano 1983, si era da tempo già allontanato dal Bel Paese, per stabilirsi in maniera definitiva nel Regno Unito.
Non resta quindi che concludere che queste grandi rivelazioni che scossero la stampa nel dicembre del 1990, abbiano assunto o un carattere spinoso per le persone coinvolte in prima persona in questi casi, a partire dalle famiglie, oppure siano state l’ennesimo ed inspiegabile tentativo di depistare e buttare fumo negli occhi a coloro che, a distanza di anni dalle scomparse di Mirella Gregori e Emanuela Orlandi, cercavano ancora di raggiungere qualche verità.
RIPRODUZIONE RISERVATA ©


29 commenti
Buonasera, Rossella. Articolo interessante, ma bisogna affidarsi agli atti giudiziari per sapere se Accetti ha avuto un ruolo come telefonista nel caso Orlandi o meno. Ebbene, nel documento di archiviazione firmato dal pm Giovanni Giorgianni, nel 2015, a pagina 49 si legge: “Veniva inoltre disposta perizia fonica volta a comparare le voce di Marco Accetti con quella dei telefonisti”. Al paragrafo “Accertamenti tecnici” si racconta la versione dei periti che, dato il lungo lasso di tempo pasto dal 1983 al 2013, considerano impossibile stabilire se la voce di Accetti e quelle dell’Americano, di Mario, il calabrese e tutto il carrozzone dei chiamanti di cornetta fossero identiche. Premesso questo, è interessante leggere sempre del documento giudiziario, sempre a pagina 49, paragrafo “Conclusioni”, cosa dice il magistrato: “La personalità dell’Accetti è correttamente tratteggiata coma caratterizzata da mania di protagonismo e di pubblicizzazione della propria immagine, con una spasmodica ricerca di accesso ai media e della loro costante attenzione”. Tiri lei le conclusioni su quanto possa essere credibile un soggetto simile.
Buongiorno Mario. Al di là dell’identità del telefonista attribuibile o meno all’Accetti, risulta interessante che, a quanto si evince dalla stampa dell’epoca, gli inquirenti identificarono alcune persone coinvolte nei due casi, ma questi nomi non vennero fatti, almeno pubblicamente. Perchè?
Non lo so perché, ma so che Accetti, come Minardi, Gastrini, Mancini, Virtù e tanti altri personaggi come lui, si sono inseriti nel caso per interessi personali. Alcune prove, sempre riportare del documento di archiviazione, rivelano l’inutilità di Accetti come protagonista del giallo.
1) L’Americano fece in totale 16 telefonate. L’ultima è datata 22 dicembre 1983, ovvero due giorni dopo l’arresto di Accetti come investitore di Garramon (20 dicembre). Adesso, a meno che non era munito della capacità di bilocazione come la sensitiva francese, il 22 dicembre non poteva trovarsi in due posti diversi nello stesso momento.
2) Il pm che lo interrogò notò come lui, oltre a essere ossessionato dal caso Orlandi, come disse anche il padre, dimostrò di conoscere solo cose che risultavano agli atti o sugli organi di stampa, ma mostrò ignoranza totale davanti a domande su elementi mai usciti dalla Procura.
3) La perizia sul flauto che lui fece pervenire a Sciarelli non aveva alcun Dna che poteva essere confrontato con quello di Emanuela sugli oggetti da lei maneggiati (pettine, spazzolino ecc). Inoltre, l’insegnante di flauto della giovane, Loriano Berti, ha rivelato ai commissari parlamentari che Emanuela Orlandi usava un flauto di una marca diversa da quello mostrato da Sciarelli e che quel tipo di flauto era in dotazione agli allievi che frequentavano il terzo anno in poi del conservatorio di musica, mentre Emanuela era solo al primo anno.
Credo che basti questo per dimostrare che Accetti si è solo voluto vantare del nulla. Istruttivo un elemento singolare. Mario Meneguzzi conosceva bene Gennaro Egidio e conosceva bene anche l’Americano. Lo dimostrò un’intercettazione telefonica in cui lo zio di Emanuela, parlando con Egidio, disse: “Avvocato, ha chiamato quell’amico?”. “Non ancora, ma chiamerà presto”. Dopo qualche giorno arrivò la chiamata dell’Americano.
Se lo vuole sapere, ma io sono straconvinto che Meneguzzi abbia avuto un ruolo nella scomparsa di Emanuela, se non come colpevole, quantomeno come depistatore. Alcuni elementi da me raccolti portano a pensare molto male di quest’uomo. Il resto, come scrisse il pm Giovanni Malerba, è solo una montatura portata avanti da “mitomani, sciacalli, pregiudicati, latitanti e pataccari” di tutte le latitudini e longitudine. Un circo mediatico che sta continuano ancora oggi.
C’è un gregge di sapientoni su Facebook che parlano di Emanuela Orlandi nella più totale ignoranza. Senza aver mai letto atti giudiziari o aver studiato il caso Orlandi dall’inizio alla fine, si esibiscono in opinioni che somigliano a un proscenio di menestrelli. Gente mossa dal pregiudizio, suggestionata dai mezzi di informazione e convinta di giungere a una verità destinata a essere consegnata alla storia. A meno che non si prenda coscienza che il caso Orlandi può essere paragonato al caso della contessa La Torre: anni di storielle su intrighi e complotti per poi scoprire che il responsabile era stato il maggiordomo.
Salve Barbato,
Volevo chiederti una cosa, alla quale puoi rispondere o meno: secondo te Mario Meneguzzi ha depistato di sua sponte e tenendo Ercole e Maria Orlandi all’oscuro di ciò, o con l’avallo di costoro?
Perché un depistaggio che dura per un tempo prolungato a mio avviso ha sicuramente bisogno di coperture e protezioni anche nella propria cerchia familiare.
E infatti la domanda è sempre quella: perché gli Orlandi lasciarono gestire allo zio Mario l’intera faccenda?
I familiari di Emanuela si fidarono e ai affidarono completamente a Meneguzzi per via delle sue conoscenze negli ambienti politici e dei servizi segreti. Ma l’uomo commise errori sospetti. Uno di questi, per esempio, fu il numero di telefono di casa Orlandi fatto pubblicare sui quotidiani de Il Tempo, Il Messaggero, La Stampa, Paese Sera e L’Unità. Quello fu un errore a cui i familiari di Emanuela non obiettarono forse per estrema fiducia. Fu un errore strano per uno con legami con il Sisde, perché, nei casi di scomparsa di una persona, è sconsigliato divulgare il proprio numero di telefono, ma è consigliato inserire il numero di polizia o carabinieri a cui indirizzare le chiamate. Cosa che lui doveva sapere. Ercole Orlandi, essendo scosso dalla scomparsa della figlia, lasciò che fosse il cognato a rispondere alle telefonate, cosa che non sarebbe stata necessaria se zio Mario avesse evitato di spiattellare il numero di casa Orlandi davanti a tutta Roma. In questo modo, l’uomo, non solo poteva teoricamente filtrare testimonianze compromettenti per sé o per qualcun altro, ma finì per intossicare le indagini, come disse anche la pm Gerunda. In effetti ci fu una persona delle famiglia che lo aiutò a “depistare”, se vogliamo usare questo termine, ma il nome non si può dire perché c’è un’indagine (?) in corso. Va comunque sottolineata la presunzione di innocenza di Meneguzzi, che grazie a Gangi non fu mai indagato come si doveva.
Oggi mi trovo a Frosinone per un appuntamento. Vuole prendere un caffe in compagnia di me mia moglie e mio figlio 14enne ? Se vuole ci vediamo alle 18:30 fuori il tribunale.Un saluto
18:30-18:50
Buongiorno, Rossella! Secondo lei, quante probabilità ci sono che nell’ufficio di Mario Meneguzzi si nascondeva la cartella clinica che attestava la gravidanza di Emanuela Orlandi? E’ solo una domanda, non è un’accusa o un’ammissione.
https://cpop.it/notizie/orlandi-emerge-il-nome-del-capo-dello-zio-mario-2025-12-08
Ciao Mario, sulle probabilità dovrei letteralmente “dare i numeri” e non ne sono in grado ma, qualora ce ne fossero mi domando che fine possa aver fatto, dopo la scomparsa, un documento così “compromettente”. E’ impensabile che lì sia rimasto e, nonostante la notizia delle perquisizioni a Torano, è da escludere che possa averla portata nella propria casa di villeggiatura, col rischio che venisse trovata da qualche familiare(figli, moglie, zia Anna..). L’unica opzione plausibile, a mio avviso, è che venne data alle fiamme o comunque fatta sparire in qualche modo. Mi chiedo però perché conservarla? Siamo sempre, ovviamente, nel campo delle ipotesi: qualora le cose fossero andate in questo senso, dobbiamo immaginare che la scomparsa successiva di Emanuela venne premeditata e ben organizzata. E’ quindi poco plausibile che un reperto del genere, altamente compromettente, non fosse distrutto prima di procedere con “l’eliminazione” del problema.
Appunto! Le prove, inizialmente usate come arma di ricatto, si nascondono accuratamente ma dopo devono essere cancellate. Così nessuno rischia nulla. I referenti medici si danno alle fiamme, la cassette audio si smagnetizzano, le impronte digitali lasciate sui plichi si ripuliscono, le armi vengono disintegrate, i cadaveri vengono occultati. Tanto dove non ci sono prove non c’è nemmeno il reato. E mi chiedo per quale motivo Commissione Parlamentare, Procura Vaticana e Procura di Roma si siano messi in testa di risolvere un caso troppo datato nel tempo per essere risolto anziché prendere coscienza che di questa ragazza non si è mai saputo niente e che niente più si saprà.
Mi chiedo a cosa serva fare a gara a chi è più utile nel destreggiarsi nei dedali delle indagini giornalistiche. La verità ha bisogno di silenzio, non di rumore. Quella è utile solo per chi entra in guerra. E mi diverte leggere la parapiglia di chi, mosso da spirito di competizione, pensa di essere più importante dell’altro quando, a conti fatti, sono rimasti tutti fermi alla chiacchiere.
https://www.youtube.com/watch?v=m0FTV7iIdgI
La mia totale solidarietà a Laura Casagrande, vittima di una macchina giudiziaria che indaga i piccoli innocenti e lascia liberi i grandi colpevoli. Accusata di aver mentito davanti a una Commissione di Perditempo che non si è accorta che lì hanno mentito un po’ tutti. E dispiace vedere una donna che oggi ha una sua vita, il suo lavoro, la sua famiglia finire in pasto alla gogna mediatica che nemmeno considera che all’epoca era una ragazzina di 15 anni. Una minorenne che ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato e che adesso viene fatta passare come fosse complice di un assassino.
Come al solito non capisi un cazzo! Sei veramente limitato.
Questo lo vada a dire agli organi di informazione, stile Peronaci sul Corriere della Sera, che parlano già di Laura Casagrande come la possibile “ragazza riccia e mora” che avrebbe attirato Emanuela in una trappola. Provi a recarsi al lavoro, al supermercato o in mezzo alla gente con un simile sospetto sul groppone e poi mi dirà chi è limitato, se io o i magistrati che gettano nel tritacarne persone potenzialmente innocenti, come sta succedendo anche con il caso Garlasco.
Feltri è l’unica testa che ancora ragiona. Gli altri sono tutti limitati.
https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/caso-orlandi-non-iltempo-ulteriori-ingiustizie-2587135.html
Facciamo un riepilogo per le menti “illuminate”. La Commissione Perditempo d’Inchiesta non si è accorta di tutte le fesserie che stanno dicendo gli auditi. Martella e Capasso che forniscono versioni che fanno a pugni tra loro. “Sono stati i terroristi bulgari”, dice Martella. “No, sono stati i criminali della Magliana”, afferma Capasso. I “non so” e “non ricordo” sono stati una costante nelle risposte della amiche di Emanuela. Pietro Meneguzzi che ha sconfessato ciò che ieri sembrava consolidato. Perfino Nicotri si è impantanato. Ha detto che Ercole Orlandi chiamò il cognato alle 20,30 e poi lo ribeccò a mezzanotte. Falso. Orlandi non chiamò nessuno alle 20,30. Ha detto che Anna Orlandi era la moglie di Mario Meneguzzi quando invece era la cognata. E meno male che è considerato il maggior esperto del caso Orlandi. Rossella Pera viene convocata da commissari parlamentari che indagano sul caso Orlandi-Gregori e si mette a parlare di Garramon. Alle critiche di Carmen Gueye che le fa notare quanto la sua audizioni sia stata inutile, sbatte i piedini per terra come una bambina capricciosa dicendo che la sua deposizione ha invece illuminato i commissari di palazzo Mancuto. Ma santo cielo! Ma dove siete usciti tutti quanti, dall’uovo di Pasqua?
Ma non ti rendi conto che pipponi che scrivi. Non riesci ad essere sintetico. Quando capirai i difetti della gueye poi ne riparliamo. Arrivi sempre ultimo. Tu vuoi raccontare la storia pensando che gli altri non conoscano un cazzo.Tu la vuoi raccontare a me che sono cresciuto a Roma e per strada e ho 60 e piu’ zampogne sulle spalle. Tu per fare lo stronzetto hai visto cosa e’ successo? E poi ti cachi addosso ed ora sei piu’ diplomatico. A fenomeno ti assicuro che tu non sai un cazzo . La Casagrande oggi adulta va torchiata come ai tempi miei , perche lei sa’ chi era presente quel giorno ,e ancora oggi vive con il rimorso ,che per me non dovrebbe avere, avendo 14/15 anni all’epoca . Si e’ fidata come si e’ fidata Emanuela nella loro ingenuita’. La commissione , caro illuminato dei miei coglioni, non viene a dirlo a te cosa stanno facendo. I prossimi saranno la De Vito e Cali’ stanno certo . Te come quella isterica della gueye che non riesce ad essere mai obbiettiva e che voleva spiegare a me chi era De Pedis non sapendo nemmeno perche lo chiamavano Renatino potete solo commentare le audizioni oltre non avete margine per poter spiegare e comprendere nemmeno le cose piu’ banali. E per lei mi dispiace perche’ e’ donna intelligente e a volte e dico a volte non ha la capacita’ di ragionare.Per quanto riguarda la Pera io personalmente non provo molta simpatia ma per i suoi modi e non per invidia come te, essendo io persona intellettualmente onesta. Ritengo che ha lavorato bene per il fatto che non tralascia nessuna pista e purtroppo per te, ha inserito anche quella giusta ,e la commissione fara’ passi da gigante ne puoi essere certo.Ti senti superiore alla commissione addirittura Tu che hai avallato mille piste in due anni ti permetti di dare consigli o indirizzare le menti altrui sulle tue idee bacate a giorni alterni .Sei un bambino capriccioso che oggi fai la spia a uno e domani ad un’altro ,vai e riporti poi ti stanchi e trovi altro. Fatti un esame dicoscienza, ma credo che sei disarmato per questo visto il tuo atteggiamento da persona disagiata e puerile . Hai fatto lo stronzetto per due anni con la Pera ,una donna, misogeno del cazzo che ti divora su tutto e oggi ti ritroviamo qui molto educato a leccare il culo e continuare a dire stronzate. Quelli come te sono uomini soli senza amici e sicuramente anche senza una donna o un uomo non conoscendo i tuoi gusti sessuali. Ma certo e’ che sei un disagiato serio e un gran cacasotto Vatti a cambiare il pannolone e nun cacar’cazzo! Chi abbiamo poi ?…ah Peronaci dimenticavo . Il nulla insomma ,colui che si fa rigirare come un petalino da accetti qui presente che lo imbocca su come attirare l’attenzione ai suoi articoli e quindi a se, con false notizie . Il gatto e la volpe . Mente superiore che non riesce a capire che sui social non sai mai con chi cazzo stai interagendo. E’ un po come te con il senso di superiorita’ ma poi si caca addosso . Uomo dai mille profili a 70 anni e tutti stanati anche su youtube Intacca il ridicolo e poi si lamenta che non viene audito. Che pretese questi uomini d’oro, con la cultura ci si pulisce il culetto lui e peronaci. Anghelous p.s. Palazzo San Macuto ignorante
Senti, borgataro! Ti rispondo senza abbassarmi al tuo linguaggio da cavernicolo. L’inchiesta di questa Procura non mi fa né caldo né freddo. Il nome di quella donna non l’ho fatto e non lo farò mai. Se ne facessero una ragione i pm capitolini. Tanto senza prove, io dormo sonni tranquilli. Le promesse sono promesse e non le mando all’aria solo perché i carabinieri mi hanno letteralmente strappato il pc dalle mani. Devo però ringraziare chi mi ha sbattuto in prima pagina, perché mi ha fatto un’enorme pubblicità e mi ha permesso di querelare Pietro Orlandi. E questo è già motivo di soddisfazione. Io non ho cambiato opinione su Rossella Pera: per me è una confusionaria che gioca a fare l’investigatrice. Come del resto hanno finora fatto tutti coloro che si sono avventurati in questa storia. Per me Casagrande non sa niente. Perlomeno non più di tante amiche di Emanuela Orlandi che in commissione hanno detto addirittura il contrario di ciò che avevano riferito nel 1983. Se poi sei convinto, dall’alto della tua esperienza di troglodita, che Laura Casagrande sappia qualcosa, perché non vai dal pm Luciani e glielo dici? Magari lo convinci! O vuoi che lo faccia io dopo aver salvato il tuo eroico commento da mente illuminata dalle borgate romana?
Il nome non puoi farlo perche te lo sei inventato emerito idiota.Dimostri come sempre di essere un ritardato mentale . Che sappia qualcosa la Casagrande ne e’ convinta la procura visto che e’ stata indagata Ma siccome sei un deficiente non ci arrivi ! Ti rode il culo essere maltrattato .I tuoi commenti verso la Pera sono visibili a tutti. Oggi dici in modo riduttivo che e’ una semplice confusionaria…sei un viscido cacasotto. Porta tutto al dott. Luciani senza piangere stavolta pero’ mi raccomando.Ho saputo che hanno provato pena dopo aver visto il soggetto che sei.
Ma se in Procura non mi hanno ancora convocato! Non sanno nemmeno come sono fatto. Figurati se vado da Luciani a dire cose che loro non possono provare. Ho capito che sei frustrato, ma mi sembra strano che si difenda tanto una Pera che prima si fa passare per giornalista, poi per personaggio pubblico, poi per blogger e adesso per ricercatrice storica investigativa. Domani dirà di essere ballerina di danza classica. Avevo capito di essere finito in un quotidiano di riciclati, ma pensavo che qualcuno normale ci fosse. In ogni caso, abitante delle caverne, ascolta bene:
1) Laura Casagrande non ha fatto secretare la sua audizione, segno che non ha nulla da temere, come invece hanno fatto altri vigliaccamente.
2) Poteva benissimo dire di aver lasciato Emanuela sul Corso Rinascimento e invece non lo ha fatto, perché ha voluto sfidare i commissari parlamentari.
3) I suoi “non ricordo”, “ho il vuoto totale” non hanno alcun valore probatorio in un tribunale, perché i giudici e i pm non sono neurologi o psichiatri.
4) Le sue versioni contraddittori sono state volute come modo per dire ai commissari che lei di questa storia non ne vuol sapere più nulla.
5) Lauretta, adesso, potrebbe benissimo vendicarsi e dire di aver visto Emanuela entrare nella macchina dello zio Mario Meneguzzi. Nessuno potrebbe contraddirla e gli Orlandi e i Meneguzzi finirebbero nei guai.
Ti garba come cosa?
Inoltre, leggi che belle piste sta seguendo la Procura. Mi sembra di vedere il film “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”.
Adesso, invece, abbiamo “Lo Zio, l’Amica e il Blogger”. Ammazza che successone!
https://roma.repubblica.it/cronaca/2025/12/21/news/emanuela_orlandi_indagini_piste_quante_sono-425053288/
Adesso ascoltami bene, PICCOLO ESSERE CHE RESPIRA. Tu stai parlando con un indagato. Cosa che non potresti fare, perché qualsiasi cosa dirai potrà essere usata contro di te. Ho salvato il tuo commento. Lo poterò al mio avvocato e, oltre a una querela per diffamazione aggravata a mezzo stampa, consegnerà tutto alla Procura, chiedendo che tu venga interrogato perché hai detto: “La Casagrande oggi adulta va torchiata come ai tempi miei , perche lei sa’ chi era presente quel giorno ,e ancora oggi vive con il rimorso ,che per me non dovrebbe avere, avendo 14/15 anni all’epoca . Si e’ fidata come si e’ fidata Emanuela nella loro ingenuita’”. A parte la grammatica orrenda che hai usato, hai confessato pubblicamente di conoscere i fatti. Preparati a ricevere una convocazione dai carabinieri che stanno già leggendo quello che pubblichiamo. Incosciente!
Adesso, invece, abbiamo “Lo Zio, l’Amica e il Blogger”. Ammazza che successone! Su questo devo darti ragione. Un fallimento
E niente non c’e’ soluzione per un demente come te. Tu che parli di grammatica ? Intacchi il ridicolo “”dalle borgate romana”….sei forte credimi ! Eppure il commento sopra e’ chiaro. E’ la procura che ha indagato Casagrande perche conscia del fatto che lei era presente e dunque sa’. Ma tu non riesci a comprendere un concetto cosi semplice. Ma andiamo oltre ! Sei tu che non dovresti essere qui a scrivere ancora della Orlandi visto che sei indagato INCOSCIENTE STAI RISCHIANDO TU NON IO ma purtroppo devo ripetermi “non ci arrivi, e’ inutile! “A meno che tu non abbia un reato ostativo…allora ancora sei salvo. A me le convocazioni non le fanno ,di solito vengono loro a prendermi Sei veramente un bambino capriccioso. Tu continua ad usare le branchie merluzzo. Non ti rendi conto che secretare significa raccontare delle cose che non vuoi che altri sappiano. Casagrande non poteva farlo perche’ ha ancora paura per la sua persona e non doveva lasciare dubbi su questo. Ma non e’ difficile capirlo. Quindi basta dire non ricordo e lei e’ tranquilla . Semplice!
Laura Casagrande aveva paura? Lo ha detto a te? Stai facendo un processo alle intenzioni! Adesso ti smonto: Raffaela Monzi e Maria Grazia Casini dissero di aver visto una ragazza riccia e mora avvicinarsi a Emanuela dopo essere salite sull’autobus. Quella ragazza fu individuata da suor Dolores che la interrogò in presenza di Maria Grazia Casini. Se fosse stata Laura Casagrande, Casini l’avrebbe detto e invece no, perché quella ragazza mai identificata non era la Casagrande. Discorso chiuso. Adesso, se fossi negli Orlandi e nei Meneguzzi comincerei a tremare, perché sono nelle mani di Lauretta. Lei potrebbe chiamare in causa un parente e metterli tutti quanti nei guai. Dipende da come se la vuole giocare, capisci? Viene accusata di essere fuggita in Umbria per un mese e mezzo per paura. E questo che vuol dire? Se è per questo, anche Gabriela e Paola Giordani, amiche di Emanuela, furono mandate in esilio per otto mesi di fila fuori Roma. Anche loro ricevettero telefonate dai finti rapitori e il padre, collega di lavoro di Ercole Orlandi, trovava spesso dei pedali di fiori fuori dal suo portone. Ti dice niente, questo? A me dice molto. Lì mezza compagnia di Emanuela andrebbe iscritta nel registro degli indagati, compreso Pierluigi Magnesio che pure ha mentito tre volte e potenzialmente aveva pure un movente. Va a dormire, va! Non ti querelo perché mi fai pena.
Sbagli ragazzo sveglio, la Casini dice di non ricordare chi fosse e no che non era . Studia bene. “”Dipende da come se la vuole giocare, capisci? “” Ma che dici. La gente non gioca come fai te, se era lo zio dovra’ dire era lo zio , se era Accetti dovra’ dire era Accetti se era Arturo dovra dire quello assumendosi la responsabita di cio che dice e le conseguenze che ne derivano Ma che modo di ragionare e’ il tuo. La Casagrande sa quello che e’ successo e deve dirlo . Se decide di continuare con i non ricordo arrivati a questo punto fara’ i conti con la sua coscienza .Dopo aver passato 40 anni di cacca continuera cosi. Magnesio ok sotto torchio. Visti anche i precedenti del padre. Potrebbe sapere . Le querele mi rimbalzano altrimenti pensi che scriverei in un certo modo? Ma ora lo sai anche tu che bisogna avere un certo tatto quando scrivi . Adesso vai a scoprire il bambinello che e’ quasi ora.
Laura Casagrande non dirà mai niente. Perché è indagata e quindi potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere, sia al pm sia ai commissari parlamentari. Un eventuale processo a suo carico non giungerebbe a nulla, perché le amnesie, i vuoti di memoria non sono dimostrabili in un tribunale. E questo sia per i processi penali sia per quelli civili. E se la commissione dovesse di nuovo interrogarla, questa volta andrebbe accompagnata dal suo avvocato che sa quali domande possono essere poste e quali no. Se sa qualcosa, mi sa che ve la siete giocata con questa gogna mediatica. Mi sono dovuto tappare il naso rispondendo alla sconcezze che hai detto con quel linguaggio da Homo Neanderthal. Chiudo dicendo che l’audizione della Pera faceva ridere. Ti chiamano per il caso Orlandi-Gregori e parli di Garramon. Completamente fuori tema. La Pera si è fissata con Accetti quando Sciarelli, ascoltata dopo di lei, ha detto che è solo un millantatore. Accetti vaffanculato perfino da De Priamo. E trovo infantile che abbia risposto in maniera vanagloriosa alle osservazione della Gueye. Per quanto riguarda me, quando la procura mi chiamerà, farò lo stesso gioco di Lauretta: “Non so”, “Non mi ricordo”, “Ho il buio totale”. Non mi potranno accusare di niente, perché quella informazione non l’ho segnalata, quindi non posso essere accusato nemmeno di falsa testimonianza o cosa simile. Per quanto riguarda invece voi: cominciate a ficcarvi nelle vostre menti “illuminate” che di questa storia non si saprà più niente. Non si deve sapere più niente.
No lo ha detto lei. Studia
Ridicoli e patetici i giudici, ancor di più i giornalisti. Già la ragazzina, all’epoca, dopo giorni poteva avere i ricordi confusi ma certamente, dopo oltre 40 anni, è già tanto che si ricordi della vicenda. Sia i giudici che i giornalisti non ricordano cosa hanno fatto o visto la settimana scorsa ma evidentemente, tranne loro, chi non ricorda perfettamente tutti gli istanti della propria vita è un delinquente. Quanto alla vacanza forzata ci sta tutto da parte dei genitori per toglierla dall’attenzione morbosa della stampa che, per uno scoop, trita letteralmente chiunque trovi sul proprio cammino.