Di Garlasco si parla ormai da mesi, anzi da anni. Forse troppi. E ne parlano tutti. Sicuramente spesso a sproposito.
Noi abbiamo voluto dare la parola all’Avvocato Maurizio Basile, torinese, Vice Presidente della Camera Penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte e della Valle d’Aosta.
Ha tenuto diversi corsi di diritto penale per la “Scuola per la formazione tecnica e deontologica del difensore penale”, istituita dall’Ordine degli Avvocati di Torino, e questo costituisce ulteriore garanzia all’affidabilità delle sue osservazioni sul tema in questione, se i decenni di esperienza non dovessero bastare.
Come si risolve, a livello processuale, la coesistenza di una sentenza definitiva contro Alberto Stasi e una nuova accusa formale per omicidio contro Andrea Sempio?
Questo è il vero nodo della vicenda Garlasco. Se non interviene la revisione della sentenza a carico di Stasi, il processo a Sempio – che oggi è accusato di aver commesso lui e soltanto lui il delitto – non può andare avanti. Non è possibile processare un’altra persona quando per quell’omicidio c’è un colpevole certificato da una sentenza irrevocabile. In generale colpisce e disorienta che da mesi la Procura di Pavia comunichi all’opinione pubblica nazionale che l’omicida della povera Chiara Poggi, mentre Alberto Stasi nel frattempo contina ad espiare un pena per un delitto che oggi l’Autorità Giudiziaria sostiene non avere commesso.
Quali sono i presupposti giuridici necessari per chiedere e ottenere la revisione del processo per Alberto Stasi?
Nuove prove. Occorrono nuove prove che da sole o unite a quelle già acquisite possano portare all’assoluzione del condannato.
Qual è il peso reale delle nuove intercettazioni e dei dati genetici che hanno convinto la Procura di Pavia a cambiare radicalmente pista?
Bisognerebbe conoscere approfonditamente i risultati di queste nuove indagini. Non entro nel merito, ovviamente, perché non conosco gli atti. Mi limito ad osservare da penalista che si tratta di nuovo di indizi e che su queste basi un eventuale nuovo processo a Sempio sarà inevitabilmente un altro processo indiziario, destinato a suscitare nuovamente opposte interpretazioni.
Guardando indietro, quali sono stati i principali errori e omissioni nella prima fase delle indagini del 2007?
Non so rispondere. posso dire però che tutta questa vicenda è stata caratterizzata da una sovraesposizione mediatica. l’opinione pubblica ha diritto di conoscere le vicende di cronaca e giudiziarie di maggiore gravità ed interesse. anche per poter esercitare il controllo democratico sull’attività degli organi dello Stato ed anche della magistratura.
Non è però accettabile che l’indagine sia raccontata minuto per minuto, come fosse la cronaca di una partita di calcio. Questo modo di procedere fa male alla giustizia penale e tiene un paese intero in continua fibrillazione, costantemente sull’orlo di una crisi di nervi. La responsabilità di queste cattive prassi è equamente distribuita tra organi polizia, magistrati ed avvocati. Si fa giustizia sia con la condanna che con l’assoluzione. In Tribunale funziona così. L’opinione pubblica invece vuole il colpevole. Ecco forse l’errore è stato questo. Sulla pressione dell’opinione pubblica non avere accettato l’insufficienza di prova e aver voluto dimostrare ciò che forse non potrà mai essere dimostrato.
In caso di definitiva assoluzione di Stasi, come funzionerebbe l’iter per l’ingiusta detenzione e la richiesta di risarcimento milionario?
In questo caso si tratterebbe di attivare la riparazione per l’errore giudiziario. La legge non stabilisce limiti e quindi è presumibile per la durata della detenzione, per il danno alla reputazione, per il danno morale ed esistenziale, per la perdita di tutte le chances di vita professionale e sociale che un ragazzo di quell’età avrebbe avuto, che la riparazione possa consistere in una somma di denaro assai considerevole.
Cosa succede agli 850.000 euro già versati da Stasi alla famiglia Poggi a titolo di risarcimento civile?
Se la transazione – non la conosco ovviamente – tra Stasi e i familiari di Chiara Poggi non può essere sciolta, nella riparazione sarà ricompresa anche la somma versata ai Poggi.
Perché la difesa della famiglia Poggi definisce la nuova ricostruzione dei pm come “suggestioni destinate a sgonfiarsi”?
Forse perché quei colleghi conoscono gli atti più e meglio di noi che ne parliamo dall’esterno.

Quale strategia processuale conviene adoperare adesso per tutelare una famiglia che vede la verità giudiziaria stravolta dopo anni?
Questo è il dilemma che viviamo ogni volta che ci tocca tutelare i diritti delle persone offese. L’iniziativa nel processo penale è in capo al p.m. e la persona offesa non può che affiancare o stimolare quell’iniziativa.

Ritiene che il processo mediatico stia prendendo troppo spazio sulla realtà dei dati all’esame?
Garlasco è il cortocircuito definitivo tra processo penale e ricerca del consenso da parte degli organi di giustizia. Un’indagine ed un processo non sono più solidi se i media e l’opinione pubblica li sostengono. E questo devono comprenderlo tutti gli attori del processo.
Tutta questa vicenda cosa può dirci sulla necessità di riformare davvero la giustizia, nel senso più ampio del referendum “boicottato”?
Abbiamo bisogno del processo giusto, come previsto dall’art. 111 della Costituzione. E l’esito referendario non ha automaticamente risolto quel disequilibrio tra accusa e difesa che vediamo plasticamente nella vicenda Garlasco. Il cammino è ancora lungo e la battaglia per giusto processo non finisce qui.

