Estromessi dalla coppa del mondo, gli americani tornano a fare danni. Non solo in Medioriente.
Ieri il Dipartimento di Stato ha lanciato una campagna per neutralizzare quella che definisce “la minaccia” della Corte Penale Internazionale alla sovranità americana.
E se le parole sono importanti, già iniziamo malissimo.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato una vasta campagna mirata a neutralizzare la minaccia della Corte Penale Internazionale per la sovranità degli Stati Uniti. Si prevede quindi una “risposta coordinata” a livello dell’intera amministrazione per impedire sistematicamente alla Corte di operare prendendo di mira militari o funzionari statunitensi, o di minacciare in altro modo la sovranità americana.
“La Corte Penale Internazionale costituisce una minaccia intollerabile per la sovranità degli Stati Uniti“, è scritto nel documento ufficiale.
E perché mai? Perché “rivendica l’autorità di perseguire e persino incarcerare militari e funzionari americani che agiscono a tutela dell’interesse nazionale statunitense“. Gli americani non hanno mai accettato una simile eventualità e tutti i presidenti succedutisi dalla ratifica del trattato istitutivo della Corte hanno sostenuto che questa non ha giurisdizione sui cittadini statunitensi.
“La Corte ha avviato in passato un’indagine su militari e funzionari dell’intelligence USA, rifiutandosi da allora di archiviare i relativi procedimenti”.
Perdindirindina!
La CPI è ritenuta oggi colpevole di essere diventata un “arbitro globale sottratto a qualsiasi controllo, ponendosi al di sopra e al di fuori dello Stato-nazione“, scrivono dal Dipartimento di Stato.
Caspita, ma non era proprio per questo che fu istituita la CPI?
Certo, ma oggi alla Casa Bianca non va bene che la Corte operi “quale braccio esecutivo sovranazionale di una burocrazia globalista legittimata a perseguire a proprio piacimento militari e funzionari statunitensi“.
Soluzioni? Presto detto: “Nessuna opzione diplomatica sarà esclusa per neutralizzare la minaccia rappresentata dalla CPI per gli americani“. La campagna comprenderà una vasta gamma di iniziative per garantire che la Corte Penale Internazionale non sia in grado di minacciare la sovranità degli Stati Uniti né di prendere di mira i cittadini americani.
Le misure al vaglio includono:
1) Interventi diplomatici presso nazioni straniere da parte del Segretario di Stato, del Vice Segretario, degli ambasciatori e di altri alti funzionari, per evidenziare gli abusi della CPI e i rischi per gli americani e per le altre nazioni, esortandole a ritirarsi dalla Corte;
2) Richiesta alle nazioni che collaborano con le forze dell’ordine e le forze armate statunitensi, o che beneficiano dell’ombrello di sicurezza USA, di respingere la pretesa autorità della CPI di perseguire funzionari e militari americani;
3) Maggiore attenzione e controllo nei confronti delle nazioni che, pur beneficiando dell’assistenza statunitense, rifiutano di respingere l’illegittima autorità della CPI;
4) Iniziative diplomatiche per esortare altri Paesi che, come gli Stati Uniti, non aderiscono allo Statuto di Roma a sfruttare le proprie reti diplomatiche per intraprendere azioni analoghe alle nostre;
5) Revoca dei visti e divieti di viaggio per il personale della CPI;
6) Inasprimento delle sanzioni contro la CPI e le organizzazioni affiliate.
Catilina, fino a quando…?


1 commento
Agli USA la CPI è sempre “andata di traverso”….