La polemica mediatica che vede coinvolti i leader di Azione e della Fondazione Luigi Einaudi da una parte, e Volt dall’altra, nasce da una semplice questione: c’era già un finanziamento pubblico di 1,2 milioni di euro inserito nell’ultima legge di bilancio a favore della Fondazione Einaudi, e ora c’è anche l’annuncio di una vera e propria alleanza politica in vista delle prossime elezioni 2027.
Con due emendamenti alla legge di bilancio presentati dal senatore di Azione, Marco Lombardo (di cui sveleremo poi una curiosità), alla Fondazione Luigi Einaudi è stato destinato un contributo straordinario di 1,2 milioni di euro, 600mila euro all’anno.
Cifre record: sono oltre il 40% delle entrate ordinarie dichiarate di norma dall’ente.
I fondi così ottenuti risultano assegnati a progetti di ricerca e di promozione culturale. Tra questi, il ripristino della lettura su carta e della scrittura in corsivo, a mano. Per favore, annotiamolo.
E si prevedono anche corsi e scuole ad hoc per rafforzare la democrazia nelle repubbliche balcaniche: un programma che sembra scritto dallo Zio Sam. Ma tant’è.
E fin qui la questione fondi.
Ma il caso è scoppiato quando Carlo Calenda ha dichiarato che la Fondazione Einaudi sarà nella sua coalizione politica alle prossime elezioni, insieme ad altre sigle e movimenti dell’area liberal-democratica.
Interpellato a proposito, anche il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, ha confermato di voler portare in Parlamento una “pattuglia di liberali”.
Allora entra in gioco Volt Italia. Il primo partito politico progressista, transnazionale e paneuropeo contesta ad Azione una certa incoerenza: Calenda ha sempre condannato fermamente i sussidi “a pioggia” e le “mance” parlamentari.
Il leader di Azione ha manifestato in passato la sua contrarietà verso associazioni o enti beneficiari di contributi dalle Pubbliche Amministrazioni. Come nel caso delle sue celebri contestazioni pubbliche al Codacons.
Ora, l’utilizzo del “tesoretto” del bilancio statale per finanziare un ente del terzo settore, come lo è la Fondazione Einaudi, che (per giunta) subito dopo lo stanziamento milionario si schiera apertamente in coalizione elettorale con lo stesso partito proponente, è definito da Volt un “uso improprio del denaro pubblico per scopi politici latenti”. Proprio ciò che Azione ha sempre contestato.
Ma Calenda difende fermamente il suo operato dichiarando che, a differenza di altre forze politiche che sfruttano i fondi di bilancio per le “sagre di paese”, Azione vuole investire in progetti culturali “di alto profilo, di ricerca e a difesa della democrazia”. Vedi sopra, infatti. Difficile dargli torto.
Ma del resto, la storia d’amore tra Azione è Fondazione Einaudi è già consolidata: a giugno scorso, Marco Lombardo e Giuseppe Benedetto hanno presentato insieme in Senato la nascita dell’Osservatorio per le garanzie e il garantismo penale. Lombardo ha curato l’introduzione istituzionale in veste di senatore, e Benedetto ha guidato i lavori come presidente dell’ente promotore.
Inoltre, i due hanno a lungo lavorato in sinergia sulla proposta di legge di Azione per istituire un’Assemblea Costituente e riscrivere (in chiave liberale) la seconda parte della Costituzione italiana.
E poi si sa, l’amore spesso è cieco.
E dimentica molte cose.
Allora ricordiamolo: a Palazzo Madama l’ex PD Marco Lombardo è Segretario della Presidenza del Senato. È anche membro della Commissione Bilancio, segretario della Commissione Politiche dell’Unione Europea e fa parte della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Onore al merito.
Ma Lombardo è noto soprattutto per un’altra storia: nel maggio 2023 è stato il primo parlamentare italiano a pronunciare un discorso interamente scritto dall’intelligenza artificiale (ChatGPT) nell’aula del Senato, aprendo un dibattito nazionale sull’uso e la regolamentazione di queste tecnologie nel mondo del lavoro e delle istituzioni.
È bello che poi si prodighi tanto per stanziare 1,2 milioni di euro utili (anche) a “riscoprire il valore superiore della scrittura a mano in corsivo senza il ricorso agli ausili digitali“.
Si capisce, se lo vuole Giuseppe Benedetto, cosa non si fa per amore… e per una pattuglia di liberali in più.


1 commento
Al di là della interpretazione che si può dare a questa circostanza o alleanza, di cui si vedranno poi gli sviluppi, anche sul piano politico, dalla biografia del Presidente Fondazione Einaudi se ne trae l’idea di un autentico liberale, e la cultura liberale a me sembra essere una componente affatto irrilevante nella vita del Belpaese, anche perché può alimentare in qualche misura il pensiero liberal-socialista e pure il riformismo liberale (o in ogni caso contribuirvi).
Paolo Bolognesi 26.08.2026