DI FRANCESCO ACCURSIO
“Inizia la corsa”, queste le uniche parole sulla locandina della prima manifestazione pubblica elettorale del nuovo soggetto politico formato da Azione di Carlo Calenda, dal Partito Repubblicano, da quello Liberale, e da Associazione Socialista Liberale. Un “soggetto politico” appunto, non un’alleanza elettorale per superare semplicemente lo sbarramento del 4% ed eleggere degli eurodeputati che poi a Bruxelles vadano ciascuno nel proprio gruppo di riferimento.
Un soggetto politico nuovo dunque, con ideali e programmi ben chiari e condivisi, che proseguirà la sua azione politica -sia che si superi lo sbarramento sia che malauguratamente non accada- verso le elezioni politiche venture, presumibilmente, del 2027. Certo, è un progetto ambizioso, ma nel quadro politico dell’Italia di oggi, costretto nella morsa di un falso bipolarismo, è anche un progetto indispensabile.
Un’operazione politica che mette insieme le forze migliori della ben più che secolare storia dell’Italia unitaria. Le culture politiche che hanno fatto l’Italia moderna e le hanno garantito libertà, progresso e alti ideali. La tradizione liberale, che ha portato l’Italia nel novero dei Paesi evoluti d’Europa e dell’Occidente, quella rigorosamente laica e repubblicana, nel solco del pensiero e dell’azione di Giuseppe Mazzini. E’ quella Socialista, riformista e liberalsocialista, che ha diffuso nel nostro Paese le idee di giustizia sociale, di ricerca di una maggiore eguaglianza e del miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro della classe lavoratrice, lungo la linea riformista tracciata da Filippo Turati e Anna Kuliscioff passando poi a Matteotti, i fratelli Rosselli, Nenni e Saragat, fino a Bettino Craxi che dimostrò agli italiani che si può -e si deve- essere progressisti e di sinistra opponendosi al disegno di “dittatura del proletariato”, lottando per le riforme e non per un ribaltamento violento ed illiberale della società. Quel Bettino Craxi che vinse la sua trentennale battaglia a sinistra, e che a causa di questa sua vittoria fu demonizzato, odiato e perseguitato fino a vedere l’annientamento giudiziario del suo partito e perdere infine anche la sua vita.
La prima iniziativa di Siamo Europei si è svolta, dunque, il 23 aprile in un affollatissimo teatro di Milano. Platea pienissima, molto affollata anche la sala stampa. Numerose le televisioni presenti. Gli onori di casa sono stati fatti, nell’occasione, da Richetti e anche da Rosato che hanno poi introdotto sul palco Carlo Calenda, accolto da un lungo applauso. L’intervento di Calenda è durato esattamente 28 minuti. Un discorso “solido” e senza orpelli, chiaro e privo di retorica. Ha toccato tutti i principali tasti e ha definito la base programmatica di Siamo Europei. Dai riferimenti internazionali, limpidamente schierati a sostegno dei valori democratici dell’Occidente, della NATO e della vicinanza a Israele all’irrinunciabile difesa della democrazia e delle “democrazie” nel mondo, non solo in Ucraina. Il rafforzamento dell’unità dell’Unione Europea, fino ad arrivare progressivamente ad una Europa che sia davvero uno stato federale.
Ciò anche attraverso l’aumento, molto significativo, del bilancio dell’Unione e il superamento del vincolo dell’unanimità degli Stati nel voto degli organismi comunitari. Fondamentale poi la composizione di una squadra per Bruxelles caratterizzata dalla massima competenza e qualità. Nella sala buia un unico fascio di luce sul palco, puntato sull’oratore, similmente ad uno spettacolo teatrale. Dopo Calenda c’è stato un intervento registrato in video di Carlo Cottarelli, che ha sottolineato, anche lui, la necessità di procedere ad una sempre maggiore integrazione europea, perché la nostra Europa possa avere gli strumenti per affrontare tutte le sfide presenti e soprattutto future che ha davanti. Tutto fa pensare che quella di Siamo Europei sarà una campagna elettorale intensa -specie a Milano- e molto efficace perché gli argomenti e i temi che Siamo Europei può introdurre nel dibattito politico sono solidi, rilevanti e urgenti.
La seconda “uscita pubblica” del gruppo Siamo Europei ha coinciso con la partecipazione alla sfilata del Venticinque Aprile insieme alla Brigata Ebraica. In prima fila, dietro lo striscione, c’erano fra gli altri Calenda, Maria Stella Gelmini e Daniele Nahum, consigliere comunale PD, che con grande coerenza si è dimesso dal suo partito a causa delle troppe ambiguità del partito di Elly Schlein nei confronti di Israele e che oggi è a fianco di Siamo Europei. Con la Brigata Ebraica hanno sfilato molti cittadini milanesi e Repubblicani, Liberali e Socialisti, oltre a una folta rappresentanza di ucraini residenti in Lombardia. E l’aver sfilato sotto il simbolo della Brigata Ebraica è per Siamo Europei un nobile e significativo biglietto da visita.
Come sempre, anche quest’anno la presenza della Brigata Ebraica è stata contestata e attaccata. Ma in questo Venticinque Aprile 2024 l’attacco è stato più brutale e più violento a causa delle vicende belliche di Gaza e del clima antiebraico che è stato diffuso nel Paese, pur essendo noto a tutti che la Brigata Ebraica che combatté insieme agli Alleati nella campagna di liberazione della penisola dal nazifascismo non ha ovviamente niente a che vedere con le vicende attuali del Medio Oriente. Chi partecipa alla sfilata è abituato a questo clima di odio antiebraico ed è preparato ad affrontarlo, ma quest’ anno si è esagerato. Lungo tutto il percorso lo spezzone ebraico del corteo è stato insultato (nazisti, genocidio, Israele assassino) con tutti gli ingredienti del solito armamentario antisemita.
I City Angels hanno fatto il possibile per fornire protezione dagli amici di Hamas, perché quelli che gridavano e minacciavano, oggettivamente, amici di Hamas lo sono, mentre la presenza della Polizia è stata purtroppo molto carente e di fatto irrilevante. All’ingresso in Piazza Duomo, poi, è scattata la violenza, evidentemente organizzata. Attacchi fisici, tentativi di scavalcare gli sbarramenti, aste delle bandiere usate come bastoni. Pugni e calci. Un ragazzo è stato perfino ferito con un coltello. A questo punto ci pare che si ponga una questione non più eludibile.
Ma cosa deve ancora succedere perché chi di dovere, le associazioni partigiane come FIAP e ANPI, la Prefettura e la Questura, le istituzioni comunali e lo stesso Sindaco -il cui intervento è stato tra l’altro seppellito da fischi e grida- si rendano conto che la piazza del Venticinque Aprile a questi violenti, a questi antisemiti, a questi rabbiosi estremisti che usano gli stessi slogan e argomenti spazzatura di Hamas ed Hezbollah e che di fatto inneggiano -loro sì- al genocidio, questa piazza appunto va preclusa?
Cosa deve succedere ancora perché si prenda finalmente atto che questi individui che oltraggiano il Tricolore e lo sostituiscono con una foresta di bandiere nere verdi bianche della Palestina, che fischiano l’inno nazionale, che sputano sui figli dei deportati e dei combattenti per la libertà, con il Venticinque Aprile, festa di un popolo unito che celebra gioiosamente la ritrovata libertà e democrazia, non hanno nulla a che vedere? Loro non rappresentano gli ideali e i valori della Resistenza ma ne incarnano piuttosto l’esatto contrario, e dalla piazza del Venticinque Aprile vanno tenuti lontani.

