di Francesco Ruvinetti
L’intervista di Calenda al Corriere di oggi merita un commento che io ritengo positivo. Nel mare di proposte politiche prive di prospettive e di programmi seri e affidabili, oltre che di valori, a me appare una certezza: un terzo polo liberaldemocratico e socialista è necessario all’Italia, ma non solo all’Italia.
L’enorme contraddizione nella politica e nella cultura politica di oggi è che mentre appare sempre più evidente lo scontro in atto tra le democrazie con i loro principi di libertà e le autocrazie guidate dagli imperialismi Cino-Russo, non esistono forze politiche in Italia che rappresentino i valori della CIVILTA’ OCCIDENTALE e del MODERNO COSTITUZIONALISMO.
Quelle civiltà che sono nate con la rivoluzione americana del 1776-1787 e con la rivoluzione francese, quella liberale del 1789-91, che ha approvato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino e la prima costituzione e che in Italia ha guidato la riscossa risorgimentale.
Il PD che è il partito che dovrebbe rappresentare questa civiltà ancora non sa decidersi nella scelta definitiva del riformismo e i suoi alleati ne sono lontani mille miglia. Come dice Calenda, nessuno dei due schieramenti è in grado di dire cosa vuole fare, perché o non lo sa o è talmente diviso da rendere impossibile qualsiasi programma di governo.
In buona sostanza sono privi di una cultura di governo condivisa e in Europa metà del campo largo e due terzi della destra al governo hanno votato contro la Presidente e contro il governo europeo che essa si accinge a formare. Qualcosa di enorme, ma che tutti fanno finta di non vedere.
Diversa è la questione se si guarda ai liberaldemocratici e ai liberalsocialisti che potremmo chiamare con una unica parola RIFORMISTI. I riformisti sono gli eredi di Turati, Matteotti, Rosselli e il Nenni del 1956, e sono allo stato privi di eredi perché nessuno, proprio nessuno, ne ha rivendicato la paternità e sono privi di rappresentanza, ma sono anche quelle forze che hanno rappresentato nel mondo i principi della democrazia occidentale e in Italia quelli che si richiamano alla tradizione risorgimentale. Anche loro privi di paternità.
A ciò si può aggiungere che le differenze si sono di molto ridotte e una comune condivisione di principi e di valori oltre che di programmi è facilmente raggiungibile. D’altronde per chi abbia un minimo di conoscenza degli scritti di Filippo Turati sa bene che al fondo c’era la democrazia come sistema di governo universale, mentre il socialismo era un ideale per il quale occorreva incessantemente battersi per far prevalere il bene sul male.
E Matteotti al PCI nel 1924 scrisse: “voi siete comunisti per la dittatura e per il metodo della violenza delle minoranze: noi siamo socialisti per il metodo democratico delle libere maggioranze”. E non occorre aggiungere altro.
Ciò che è necessario è coniugare libertà e l’eguaglianza compatibile con la libertà, giacché, come è stato scritto, “una certa disuguaglianza è inevitabile se si vuole mantenere la libertà”.
Ora accade che quel che resta dei socialisti è intruppato con Maraio alla perenne ricerca di un posto da qualche parte e che è votato al campo larghissimo dove non conterà mai nulla, un’altra parte di noi, quella che un tempo contava, è solo testimonianza, mentre Renzi ha deciso, come è solito fare, da solo, che basta terzo polo, ma meglio mietere il campo più o meno largo. Non rimane che un piccola speranza. Io penso che la dovremmo raccogliere. La condizione essenziale: si applichi la democrazia anche all’interno e non solo all’esterno.


1 commento
Ci sono posizioni del Segretario di Azione da ritenere condivisibili, vedi quelle relative al garantismo, ma mi sentirei di dissentire ove egli avesse semmai detto che “nessuno dei due schieramenti è in grado di dire cosa vuole fare, perché o non lo sa o è talmente diviso da rendere impossibile qualsiasi programma di governo”, pensando da parte mia che tale asserto non possa applicarsi al centrodestra, almeno finora, posto che mi sembra seguire il programma esposto prima del voto, col susseguirsi di provvedimenti che non a caso incontrano la contrarietà dell’opposizione, a comprova che il programma trova attuazione, col concorso di tutte le componenti del centrodestra, pur con le rispettive e articolate sensibilità politiche (articolazione che la sinistra ammette e giustifica solo in casa propria).
Non trovo poi che sia “”qualcosa di enorme” il fatto che due terzi del Governo non abbiano votato la Presidente UE, vuoi perché all’interno della coalizione possono esservi giustappunto sensibilità diverse riguardo a determinate tematiche (salvo errori di memoria, ricordo che, nell’altro versante politico, si lasciava libertà di coscienza e voto onde evitare frizioni e tensioni interne), vuoi perché non mancheranno di certo occasioni per ricomporre il tutto, come succede non di rado nei cosiddetti organismi di secondo grado, allorché sull’una o altro materia possono formarsi le cosiddette maggioranze variabili, e sorprende peraltro che tra chi critica il comportamento del nostro Governo in UE figurino forze che, qui da noi, tramite le loro alleanze, hanno dato vita a maggioranze variabili.
Mi permetto infine una considerazione sulla “piccola speranza” con cui si chiudono queste righe (facendolo dall’esterno, giacché negli anni di Tangentopoli ho fatto scelte politiche fuori dal perimetro della sinistra, delle quali mantengo convinzione, ma non per questo sono indifferente a quanto succede nell’intera famiglia socialista), e in proposito mi pare non irragionevole, per chi punta al Terzo Polo, l’affidarsi ad una figura politica che indubbiamente non manca di personalità, e visibilità, ma credo che per chi imbocca una tale strada non rimanga poi altro che seguire ragionevolmente il suo “percorso”, confidando in primo luogo che arrivi a risultato, ossia il decollo del Terzo Polo, e nel contempo concepire un’eventuale subordinata, o “via d’uscita”, in caso di mancato decollo.
Paolo Bolognesi 27.07.2024