Si è svolto oggi a Roma il secondo congresso nazionale di Azione. La sala del Rome Life Hotel, strutturata per ospitare 300 persone, non si aspettava il doppio dei partecipanti. Eppure si era davvero in tantissimi, oggi, in via Palermo 10.
L’apertura dei lavori è stata affidata a Pina Picierno, Vicepresidente del Parlamento Europeo, che esordisce dicendo: “Adesso abbiamo bisogno sia della ragione che della forza. Il mondo è diventato troppo scomodo e insicuro. Ma una politica che non fa i conti con la realtà è insostenibile. Finora abbiamo sbagliato, e sono servite le sirene della guerra in Ucraina a svegliarci. Eppure Vance non ha ragione a dire che noi europei siamo parassiti. Ora, dobbiamo distinguere il naturale sentimento antiamericano che ne deriva dalla necessità di contrastare questa nuova dottrina americana antiliberale. Tutto ciò che abbiamo fatto fin qui è insufficiente per le nuove sfide. Il mondo nuovo ha bisogno di una nuova politica, e di un nuovo coraggio. Serve una nuova Italia, che sia finalmente consapevole del suo ruolo”.
Prende poi la parola Elena Bonetti, vicepresidente di Azione. E dice: “La storia ha fatto irruzione nella nostra vita e ha scosso tutta la politica. Non possiamo continuare a restare miopi. Dobbiamo essere un nuovo modo e autentico di fare politica. Dobbiamo saper fare la politica dell’Oggi, preparandoci per l’avvenire. E Azione porta dentro sé il senso delle cose nuove. In questo, fondamentali sono i giovani, tanti e preparati, che sono con noi. Come diceva La Pira… Bisogna sentire le rondini che preannunciano la primavera. E i giovani sono le nostre rondini. Se è vero che questo è il tempo delle paure, non bisogna usarle per tenere il popolo sotto scacco. Vogliamo invece richiamare tutti al grande dovere di lasciare il nostro paese ai nostri figli migliore di come lo abbiamo trovato. Ciò significa prendere la strada delle riforme. A partire da quelle europee. E dall’edificazione della Difesa comune europea, che non può più essere rinviata. Senza tralasciare le riforme costituzionali che servono all’Italia: per una migliore Sanità, e per una Scuola migliore”.
Guadagna il palco finalmente il segretario Carlo Calenda. E parte da alcuni dati statistici inappellabili: “Il 35% della popolazione italiana si dice favorevole alla chiusura del Parlamento e all’arrivo di un “uomo forte” alla guida del governo. Il dato sale al 52% fra i giovani fino ai 34 anni. Se esiste un pericolo autoritario in Italia è questo. E sapete da cosa deriva? Dal fatto che la politica, da trent’anni, è alla deriva, in balia dell’anarchia dei veti incrociati. Si ha il terrore di prendere la benché minima decisione perché in essa scorgiamo la rinascita di uno stato autocratico, non capendo che proprio in questo modo prepariamo l’avvento di un’autocrazia. Le democrazie cadono quando non decidono. Il ruolo di Azione è quello di trasformarci in una democrazia decidente. Altrimenti il rischio è quello di perderla del tutto. L’astensionismo si trasformerà in rabbia e la rabbia muoverà contro tutte le istituzioni democratiche”.
E passando ad osservare lo scenario economico, Calenda dice: “Stiamo per entrare in piena crisi economica e le risposte non sono sufficienti né sul piano dell’energia, né sul piano dei salari; questo è un rischio gigantesco che si accompagna a quello geopolitico. Siamo ad un tornante della storia in cui il bipolarismo italiano è completamente fratturato”.
Quale, allora, la svolta? “Noi abbiamo molte idee su come gestire l’immigrazione, o il salario minimo, ma il punto oggi dirimente, non della Meloni, ma della politica italiana è: saremo noi con la Germania, con la Francia, con la Polonia, con la Spagna a costruire la difesa comune europea o no? Ci prenderemo questa responsabilità? Questo è il momento decisivo che ridefinirà gli schieramenti. Qui oggi c’erano persone che dicevano di sì : Gentiloni, Crosetto, Monti, Cottarelli. Ma le persone oggi disperse in schieramenti diversi, che esprimono il senso del ‘noi dobbiamo stare in questo progetto’ come intendono farlo: con il bipolarismo? Noi pensiamo che non sia possibile” conclude Calenda.
E coerente con questa sua forte insofferenza verso il bipolarismo, Calenda spiega la decisione di invitare Giorgia Meloni come ospite al congresso nazionale. Perché lo ha fatto? “Con gli avversari bisogna dialogare, sennò chiudiamo il Parlamento. La Meloni è una nostra avversaria, ma con gli avversari si parla. Se il dialogo non serve a nulla, in un momento in cui c’è guerra in Medio Oriente, guerra in Ucraina, guerra ovunque, e una situazione economica drammatica che sta per abbattersi su di noi, allora chiudiamola questa democrazia”.

