Quando a Firenze a poco più di un quarto d’ora dall’inizio del match tra i viola e l’Inter, un ragazzo di 22 anni, Edoardo Bove, giocatore della squadra toscana proveniente dalla Roma, si é improvvisamente accasciato al suolo, quando i giocatori, gli allenatori, gli staff in panchina si sono diretti di corsa verso di lui agitando le braccia, e poi piangenti, quando il calciatore, tra urla di far presto e gesti che non promettevano nulla di buono, é stato portato in barella verso l’ambulanza, quando insomma un nuovo dramma pareva incunearsi nelle nostre agitate domeniche calcistiche, abbiamo un po’ tutti temuto il peggio. La morte, col suo ghigno beffardo, con la sua improvvisa e inaspettata tempestività, ci stava ancora una volta accompagnando. Abbiamo pensato ai casi di Curi e di Morosini, tragici, a quelli di Antognoni, Manfredonia ed Eriksen fortunatamente risolti e a quello di Ndicka, che si é rivelato niente in tutto, e rivolto alla vita e non al calcio le nostre attenzioni. Abbiamo trattenuto il respiro e lanciato un angoscioso pensiero al padre che seguiva allo stadio la partita, alla mamma che forse stava alla televisione, alla fidanzata. Ad un’intera famiglia chiamata a vivere istanti sconcertanti, terribili. La diretta di un dramma. Il dramma di un figlio, della persona amata. Il dramma di un giovane attore sul palcoscenico di un teatro chiamato stadio. Il calcio, lo sport principe degli italiani, lo scontro tra le seconde in classifica, quel gol appena segnato da Lautaro, la palla se avesse o non avesse superato la linea del fallo laterale, ci erano subito apparse inezie, facezie, stupidità. La partita sospesa e poi rinviata era il minimo che le due squadre potessero decidere. E pensare che quel Perugia-Juventus del 1978, con Curi morente, si trascinò stancamente al termine, Cosi come si giocò una finale di Champions nel 1985, all’Heysel di Bruxelles, tra Juventus e Liverpool con 38 cadaveri ancora caldi ammassati fuori dalle cinta. Una partita di calcio visitata dalla morte 38, poi divenute 39, volte. Terribile. Inconcepibile. Straziante. Come Platini che esulta alzando le braccia al cielo al rigore segnato. Lassù l’avranno perdonato? Poi le notizie confortanti. Edoardo sta meglio, ha ripreso a respirare autonomamente, é sedato farmacologicamente, non ha subito danni gravi né all’apparato cardiaco né a quello neurologico. Ha ripreso a parlare. E noi a parlare di calcio. E chiederci quando verrà recuperata la partita. E se il gol fosse valido. La morte può attendere…
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Direttore. Nasce a Reggio Emilia nel 1951, laureato in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna nel 1980, dal 1975 al 1993 é consigliere comunale di Reggio, nel 1977 é segretario provinciale del Psi, nel febbraio del 1987 è vice sindaco con le deleghe alla cultura e allo sport, e nel giugno dello stesso anno viene eletto deputato. Confermato con le elezioni del 1992, dal 1994 si dedica ad un’intensa attività editoriale (alla fine saranno una ventina i libri scritti). Nel 2005 viene nominato sottosegretario alle Infrastrutture per il Nuovo Psi nel governo Berlusconi. Nel 2006 viene rieletto deputato nel Nuovo PSI. Nel 2007 aderisce alla Costituente socialista nel centro-sinistra. Nel 2009 é assessore allo sport e poi all’ambiente nel comune di Reggio. Dal 2013 al 2022 dirige l’Avanti online.


1 commento
Questa volta abbiamo visto l’ umanità dei vari attori…
Tutti…
La loro grande responsabilità anche morale…
Ed abbiamo visto cosa vuol dire la sanità pubblica e soprattutto la sua competenza…
Dovrebbe essere un monito per chi invece la vuole distruggere…
Dopo purtroppo rimane “l’altro volto”… Quello delle persone ciniche che pensano solo al denaro ed ai propri interessi…