Da anni, tra gli ex dipendenti di Poste Italiane, circola una parola forte: “furto”. Non si tratta di un’accusa formale, ma della percezione diffusa di un’ingiustizia che riguarda la buonuscita maturata fino al 28 febbraio 1998. Una quota consistente del Trattamento di Fine Servizio (TFS) che, secondo molti, sarebbe rimasta congelata ai valori di quasi trent’anni fa, senza alcuna rivalutazione, perdendo così gran parte del proprio potere d’acquisto.
Il nodo della rivalutazione mancata
Il cuore della contestazione è proprio questo: la parte di buonuscita accumulata prima del 1998 non sarebbe mai stata adeguata all’inflazione. In termini concreti, ciò significa che somme maturate decenni fa vengono oggi liquidate come se il tempo non fosse passato. Un meccanismo che, in un contesto economico segnato da inflazione e aumento del costo della vita, si traduce in una perdita significativa per i lavoratori.
Molti ex dipendenti parlano di cifre che, rivalutate, avrebbero potuto garantire maggiore sicurezza economica nel momento del pensionamento. Invece, denunciano, il valore reale di quelle somme si sarebbe drasticamente ridotto.
Attese lunghe e senza interessi
A complicare ulteriormente la situazione ci sono i tempi di liquidazione. Le somme relative alla buonuscita “ante-1998” vengono erogate dalla cosiddetta Gestione Commissariale del Fondo Buonuscita, ma spesso con ritardi considerevoli. In diversi casi, i pagamenti arrivano fino a 24 mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro.
Non solo: secondo le segnalazioni raccolte, queste somme verrebbero corrisposte senza interessi per il periodo di attesa. Un ulteriore elemento che alimenta il malcontento e rafforza la sensazione di un sistema penalizzante.
Il passaggio obbligato dalla Gestione Commissariale
Per ottenere quanto spettante, gli ex lavoratori devono rivolgersi alla Gestione Commissariale Fondo Buonuscita Poste Italiane, con sede a Roma. Un iter burocratico che molti descrivono come complesso e poco trasparente, tra richieste formali, documentazione e tempi incerti.
La centralizzazione delle pratiche, unita alla mole di domande, contribuisce a rallentare ulteriormente le procedure, lasciando i richiedenti in una lunga fase di attesa.
Disservizi e timori informatici
Negli ultimi tempi, a rendere ancora più difficile la gestione delle richieste, si sono aggiunti problemi tecnici. Alcuni utenti hanno segnalato difficoltà di accesso ai portali utilizzati per richiedere l’anticipo della buonuscita, in parte attribuite a possibili attacchi informatici.
Episodi che, se confermati, sollevano interrogativi sulla sicurezza dei sistemi digitali e sulla capacità di garantire continuità nei servizi per gli utenti.
La mobilitazione degli ex dipendenti
Di fronte a questa situazione, non sono mancati tentativi di organizzazione collettiva. Gruppi di ex lavoratori e associazioni si sono attivati per chiedere il riconoscimento della rivalutazione delle somme e condizioni più eque nei tempi di pagamento.
Le iniziative, spesso sostenute anche da sigle sindacali, puntano a portare il tema all’attenzione pubblica e istituzionale, nella speranza di ottenere un intervento normativo o amministrativo.
Una questione aperta
Quella della buonuscita dei lavoratori postali resta, a oggi, una vicenda irrisolta. Da una parte, le richieste di chi rivendica un adeguamento economico e tempi più rapidi; dall’altra, un sistema che continua a funzionare secondo regole definite decenni fa.
Nel mezzo, migliaia di ex dipendenti che attendono risposte concrete. E che, nel frattempo, vedono il valore della propria liquidazione fermo a un’altra epoca economica.

