Per qualche miliardo di persone è il figlio di Dio e siede alla destra del Padre, per altri è stato un profeta.
Non vogliamo caricarci sulle spalle un dibattito che neanche il Concilio di Nicea ha risolto, lasciando sul tappeto la querelle dell’ομοουσία, o consustanzialità con Ario e Cirillo che dal 325 AD continuano a guardarsi in cagnesco pure nell’aldilà, ma di Gesù resta parecchio, anche per chi non crede.
In fondo ha solo pronunciato parole e fatto qualche miracolo ma, volendo mettere un attimo da parte gli effetti speciali, la morale è che il suo messaggio è stato talmente potente da durare nei secoli e scardinare un sistema ribaltando totalmente regole e gerarchie sociali di un tempo in cui la vita degli uomini non valeva un piffero, quella degli schiavi men che meno, la normalità era stare in guerra, la sopraffazione era una consuetudine.
Amore, pace, libertà, giustizia, solidarietà, eguaglianza, oggi dovrebbero essere parole da ascoltare in tutte le parti del mondo, all’ora erano paroloni.
Che poi, nel corso di duemila anni, se le siano dimenticate anche e soprattutto quelli che avrebbero dovuto predicare il suo verbo è un’altra storia.
Non lo è invece il sangue che è scorso a rivoli, apparentemente in suo nome, in realtà in nome di Santa Romana Chiesa.
Oggi siamo punto e a capo.
Ma come si fa, alle soglie del terzo millennio, correre ancora agli armamenti e poi usarle, quelle bombe, e mietere vite che con queste guerre, fatte da statisti e generali, non c’entrano niente come donne inermi, anziani indifesi e soprattutto bambini, bambini, bambini.
Una mattanza di innocenti che o perdono la vita o perdono tutto quello che hanno.
Ma facciamolo, almeno a Pasqua, lo sforzo di pensare anche a loro e di dimenticare le nostre sciarpe da tifosi da stadio che ci vedono schierati o sulla curva di Putin o su quella di Zelinsky, o sulla gradinata di Netanyahu o su quella Palestinese.
Almeno in questo giorno, in cui si celebra uno che 2000 anni fa sembrò essere un povero Cristo e che in nome di quelle parole è stato ucciso barbaramente, non dico che dobbiamo immolarci pure noi ma magari, prima del pantagruelico pranzo che ci attende, proviamo a raccoglierci un attimo con noi stessi e sforziamoci di ripeterle nella nostra mente come se fossero una preghiera.
Più di una preghiera, perché nelle preghiere quelle parole non vengono mai pronunciate.
Pace, libertà, amore, tra le genti e tra i popoli.
Va a finire che forse riusciremo a digerire pure meglio.
Buona Pasqua a tutti.


1 commento
Si può essere o meno credenti, ma mi sembra difficile il poter negare che due millenni fa, in Terra Santa, è successo qualcosa che ha cambiato i destini del mondo, con un messaggio “talmente potente da durare nei secoli e scardinare un sistema ribaltando totalmente regole e gerarchie sociali …”.
Buona Pasqua anche da parte mia.
Paolo Bolognesi 19.04.2025