Alcuni dati di fatto su Stephen Miller: alla Casa Bianca dirige la promozione dell’agenda politica di Trump ed è consigliere per la sicurezza interna; è californiano; è razzista; è suprematista; è fascista.
La sua retorica sulla politica estera e sugli immigrati riecheggia le idee razziste e imperialiste che per secoli hanno sostenuto le azioni militari degli Stati Uniti, e non solo.
La sua grande alleata, la biondissima portavoce Abigail Jackson, lo ha spalleggiato dichiarando: “Sostenere politiche che mettono al primo posto i cittadini americani non è razzista. Chiunque lo affermi o sta mentendo intenzionalmente o è semplicemente stupido”. Una donna di rara tenerezza ….
Ma torniamo a Miller, altro soggetto del tutto privo di umana empatia.
Catturato Maduro, Miller ha scritto: “dopo la Seconda Guerra Mondiale, l’Occidente ha dissolto i suoi imperi e le sue colonie e ha iniziato a inviare somme colossali di aiuti a questi ex territori. L’Occidente ha aperto i suoi confini, fornendo assistenza sociale ed estendendo a questi nuovi arrivati non solo il diritto di voto completo, ma anche un trattamento legale e finanziario preferenziale rispetto ai cittadini nativi. L’esperimento neoliberista è stato una lunga autopunizione dei luoghi e dei popoli che hanno costruito il mondo moderno“.
Miller aveva pure ribadito: “Il sudore, l’ingegno e la fatica americani hanno creato l’industria petrolifera in Venezuela. La sua tirannica espropriazione è stata il più grande furto mai registrato di ricchezza e proprietà americane. Naturalmente, oggi gli Stati Uniti ne trarranno indietro enormi benefici in termini di cooperazione economica, di sicurezza militare, di lotta al narcotraffico, di antiterrorismo e in ogni altro ambito della nostra sicurezza”.
Durante l’intervista rilasciata pochi giorni fa alla CNN, Miller ha ripetutamente sostenuto il primato della potenza americana e criticato l’ordine internazionale che un tempo gli Stati Uniti guidavano. Ha detto:
“Puoi parlare quanto vuoi di sottigliezze internazionali e di tutto il resto. Ma viviamo in un mondo, quello reale, che è governato dalla forza e dal potere. Queste sono le ferree leggi del mondo”, ha detto.
Miller ha anche respinto le preoccupazioni sulla prossima sottrazione da parte USA della Groenlandia alla Danimarca: “Nessuno combatterà militarmente gli Stati Uniti per il futuro della Groenlandia“, ha puntualizzato.
E sul tema dei paesi sovrani, e del loro diritto a gestire i propri affari, Miller ha spiegato: “La Dottrina Monroe e la Dottrina Trump mirano a garantire l’interesse nazionale dell’America. Per anni abbiamo mandato i nostri soldati a morire nei deserti del Medio Oriente per cercare di costruire parlamenti e democrazie, per dare loro più petrolio e più risorse. Il futuro del mondo libero dipende dalla capacità dell’America di affermare se stessa e i propri interessi, senza scuse“.
Dopo le proteste a livello nazionale contro l’agente dell’ICE che ha ucciso quella donna disarmata in Minnesota, Miller ha scritto: “Gli americani hanno votato a stragrande maggioranza per le deportazioni di massa. Il Congresso ha approvato leggi che le impongono e quelle per finanziarle. Il Partito Democratico sta solo orchestrando una violenta resistenza contro le forze dell’ordine federali”. E ha aggiunto:
“Nel caso non fosse ancora chiaro, se i democratici avessero vinto avrebbero trasformato ogni città americana in Mogadiscio, Kabul o Port-au-Prince”.
Stephen Miller ha 40 anni, ed è tanto brutto quanto cattivo, nostante sia nato nella splendida terra della California. Miller è cresciuto in una famiglia ebrea politicamente progressista di Santa Monica. È diventato conservatore durante il liceo, quando iniziò a scagliarsi contro il liberalismo della sua scuola e perfino a intervenire in molti talk show radiofonici conservatori.
Frequentò poi la Duke University, dove studiò scienze politiche e fondo’ il Miller Time, una rubrica d’opinione per il giornale dell’università, The Chronicle. Secondo alcuni suoi ex compagni di corso, i suoi articoli erano divisivi.
Laureato nel 2007, Miller abbracciò la politica repubblicana: fu addetto stampa per la deputata Bachmann e poi direttore delle comunicazioni per il deputato Shadegg. Nel 2009 Miller lavorò per il senatore Jeff Sessions, noto per la sua opposizione all’immigrazione. Miller incoraggiò Sessions a diventare più combattivo. Le loro opinioni sull’immigrazione furono condivise da Steve Bannon, altro irriducibile conservatore. A loro tre è stato attribuito il merito di aver gettato le basi politiche destrorse che hanno aiutato Trump a essere eletto nel 2016. Miller divenne presto autore dei discorsi del presidente e spesso era oratore di apertura nei suoi comizi.
A lui si deve il cosiddetto “Muslim Ban“, che impedisce l’ingresso negli Stati Uniti da diversi paesi musulmani.
Nel 2021 istituì l’America First Legal Foundation. Allora disse: “chi crede nell’America First non deve esitare a utilizzare il nostro sistema legale per difendere la nostra società e le nostre famiglie da qualsiasi azione illegale da parte della sinistra“.
Miller è stato centrale nella campagna elettorale di Trump del 2024. Durante una manifestazione a New York affermò: “l’America è per gli americani, e solo per gli americani“.
Appena vinte le elezioni, Trump annunciò che Miller avrebbe ricoperto il ruolo sia di vice capo dello staff per la politica sia di consigliere per la sicurezza interna. Nessuno dei due incarichi richiede la conferma del Senato.
Coerenti sì. Pacifici mai.


1 commento
Si è scordato Nuvola Nera e Toro Seduto!