Il 31 gennaio 1881 a Pontelagoscuro, in provincia di Ferrara, da Orlando e Maddalena Gusti, nacque il sindacalista socialista Bruno Buozzi. Rimasto orfano del padre a dieci anni lasciò la scuola, dopo aver completato la terza elementare e, per aiutare la madre e i quattro fratelli, iniziò a lavorare in una bottega artigiana. A quindici anni emigrò a Milano dove trovò lavoro alla Marelli. Nel 1905 si iscrisse al Partito socialista italiano seguendo gli insegnamenti di Claudio Treves e Filippo Turati. Autodidatta, fu incaricato dalla Società Umanitaria di Milano di svolgere l’attività d’insegnante presso una scuola di arti e mestieri di Vigevano, dove conobbe la sua futura compagna, Rina Gaggianese.
Di lui Ferdinando Santi scrisse: “Della schiera degli organizzatori sindacali di prima del fascismo…Buozzi è indubbiamente quello che più di ogni altro rappresenta il tipo dell’operaio italiano dei primi del secolo: l’operaio metallurgico. Intelligente, umano, orgoglioso della sua dignità professionale…che legge “L’Origine della Specie” e frequenta l’Università popolare e i loggioni della stagione lirica; che ammira la tecnica tedesca e odia il Kaiser; che ama i nichilisti russi e vota per Turati. L’operaio socialista, cosciente di essere il protagonista di una nuova storia che comincia, che incomincia da lui, operaio metallurgico”.
Nel 1911 fu eletto segretario generale della FIOM, carica che mantenne fino al 1926, e si distinse per l’equilibrio delle sue posizioni politiche sia durante la Settimana Rossa (1914) che nelle tempestose giornate del Biennio rosso (1919-1920). L’accordo sindacale raggiunto con la controparte, che mise termine alle ormai logore occupazioni che comprese aumenti salariali, le ferie pagate, l’aumento dell’indennità di licenziamento, migliori condizioni in fabbrica e un accordo di massima, sancito dall’intervento del presidente del Consiglio Giolitti, per la nascita di commissioni paritetiche per il controllo operaio delle fabbriche, fu dovuto soprattutto, oltre che al segretario D’Aragona, alla sua grande capacità di mediazione.
Buozzi si batté sempre per conquistare la giornata lavorativa di otto ore, obiettivo che raggiunse con l’accordo del 20 febbraio 1919 tra la FIOM e gli industriali metalmeccanici, poi esteso agli altri settori. Nel mese di settembre dello stesso anno, grazie a una lunga e difficile trattativa, Bozzi riuscì a conquistare il riconoscimento dei minimi salariali pe tutti i lavoratori. Irreducibile riformista e pacifista, nel 1920 venne eletto per la prima volta deputato per il PSI nel collegio di Napoli, e riconfermato anche nella XXVI. Nella XXVII legislatura, venne eletto invece per il Partito socialista unitario nella circoscrizione del Piemonte.
Si oppose con tutte le sue forze al nascente fascismo e dal 1924, dopo l’assassinio dell’on. Giacomo Matteotti, rappresentò con Filippo Turati il Partito socialista unitario in seno al “Comitato dei sedici”.
Nel 1925 succedette a Ludovico D’Aragona alla guida della Confederazione Generale del Lavoro. Minacciato più volte di morte dai fascisti, nel 1926 fu costretto a emigrare in Francia dove ricostituì la CGIL e diresse il giornale L’Operaio italiano, poi fatto circolare clandestinamente anche in Italia. Partecipò alle iniziative della Concentrazione antifascista e della Confederazione sindacale internazionale. La dedizione che sempre lo legò a Turati lo portò ad assisterlo negli ultimi momenti della sua vita, tanto che Turati il 29 marzo 1932 morì proprio nella sua casa parigina. In seguito si attivò per il partito nell’organizzare degli aiuti da inviare in Spagna e nell’aiuto alle famiglie dei volontari al fronte.
Catturato dai tedeschi, su richiesta italiana, il primo marzo 1941, dopo una sosta nel carcere francese de la Santè, dove ritrovò l’amico Giuseppe Di Vittorio, fu immediatamente consegnato alle autorità italiane che lo confinarono a Montefalco, in provincia di Perugia, dove rimase per due anni. Liberato dopo il 25 luglio 1943, fu attivo nella Resistenza e con l’amico Giuseppe Di Vittorio e Achille Grandi, lavorò per la rinascita in Italia del sindacato unitario di tutti i lavoratori.
Purtroppo non poté apporre la sua firma in calce al Patto di Roma (9 giugno 1944), il documento che diede vita alla CGIL perché, il 13 aprile 1944, fu nuovamente catturato dai tedeschi che da tempo lo stavano cercando. A nulla valse il suo tentativo di qualificarsi come Mario Alberti. Dopo due mesi di detenzione a via Tasso, cella n. 4, insieme ad altri tredici prigionieri fu fucilato dai tedeschi in fuga da Roma in località La Storta sulla via Cassia.
Per molte ore i corpi delle vittime rimasero ammucchiati alla rinfusa nel fienile della tenuta Grazioli. Erano le 18 del 4 giugno 1944. Gli americani erano entrati a Roma da circa tre ore. Fra i tanti ricordi e le preziose testimonianze di coloro che lavorarono con lui, quella di Giuseppe Di Vittorio è particolarmente significativa: “Bruno Buozzi è stato uno dei dirigenti sindacali fra i più amati dal proletariato perché Egli fu il tipo più completo dell’organizzazione che abbia prodotto il movimento operaio italiano…Chi scrive ha potuto seguire l’opera di Buozzi in Italia ed in esilio ed ammirare la continuità anche quando questa opera costava non lievi sacrifici…Ci trovammo assieme a Roma, dopo il 26 luglio e durante il periodo dell’occupazione tedesca, nel corso della quale in riunioni clandestine, furono gettate le basi della nostra odierna unità sindacale, onore e vanto dei lavoratori italiani che fu principalmente opera di Bruno Buozzi”. Dopo la liberazione Buozzi venne sepolto al cimitero del Verano a Roma.
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Fabrizio Montanari
Autore. Fabrizio Montanari è nato a Reggio Emilia nel 1951 e ha svolto per molti anni attività lavorativa come Dirigente cooperativo. Socialista autonomista, è stato dirigente provinciale del PSI reggiano e regionale, segretario provinciale (1975) e membro della segreteria nazionale della FGSI (1976-77). Giornalista pubblicista, collabora a diverse riviste storiche (Ricerche Storiche, L’Almanacco socialista, Reggio Storia), e ai giornali 24Emilia e La Giustizia. È inoltre autore di diversi libri e saggi storici sul movimento socialista e libertario italiano.

