Già la Sanità nazionale cade a pezzi. Poi Torino ci mette del suo.
La procura della repubblica ha appena iscritto nel registro degli indagati 10 manager ospedalieri, tutti quelli che dal 2013 al 2022 hanno gestito i conti del policlinico del capoluogo piemontese.
La decisione arriva dopo due mesi dall’esposto del Collegio dei revisori dei conti dell’azienda ospedaliera “Città della Salute e delle Scienze”, quella che i torinesi chiamano “le Molinette”.
Al vaglio degli inquirenti 10 anni di ammanchi, ticket non pagati, crediti non riscossi, medici che non hanno versato il 5% della parcella per le visite intramoenia. Reato ipotizzato: falso ideologico in atto pubblico.
Dieci anni in cui i dirigenti avrebbero dovuto “soltanto” rendicontare le entrate e le uscite dei bilanci ospedalieri. Avrebbero.
Ne avevamo già parlato a dicembre:
Sono migliaia i documenti esaminati, decine i testimoni ascoltati, 250 i medici inquisiti per i mancati versamenti previsti dalla legge Balduzzi. Ma se per questi ultimi si va verso l’archiviazione, perché stanno già iniziando a risarcire singolarmente l’ospedale, il buco nero dei crediti non incassati rimane. Denaro ormai difficile da recuperare, ma che in questi anni sembra essere servito a gonfiare i bilanci dell’azienda, rileva la Corte dei Conti.
Secondo i calcoli del Collegio parliamo di numeri da capogiro: un milione e 200mila euro mai arrivati da una Onlus per curare alcuni bimbi venezuelani al Regina Margherita, 830mila euro da Palazzo Civico per qualche dimissione protetta, 7 milioni di ticket non pagati. E ancora: risarcimenti legati a vecchie condanne, che però nessuno ha mai pensato di riscuotere. Tra questi, anche i 2 milioni e 100mila euro dovuti da Michele Di Summa dal 2002 per lo scandalo delle valvole cardiache.
Bisognerà ora accertare se si sia trattato di superficialità o di una scelta precisa per far apparire i conti più solidi. Di certo questo “disordine amministrativo” (per usare un urticante eufemismo) avrà ripercussioni sul futuro della più grande azienda ospedaliera piemontese.
Che intanto non fa nulla per salvare il salvabile. Anzi: i NAS di Torino hanno arrestato e posto ai domiciliari il direttore della scuola di medicina legale. Un altro professore attivo nella medesima scuola è indagato. Entrambi sono dirigenti medici e insegnanti in servizio sia all’azienda ospedaliera Città della Salute sia all’Università. I provvedimenti nascono da una complessa indagine avviata due anni fa che avevano nel mirino le strane attività dei due medici-docenti. Sembra che abbiano cercato di nascondere il mancato raggiungimento dei requisiti e degli standard previsti a livello ministeriale per ottenere l’accreditamento accademico della loro scuola. Avrebbero cioè attestato falsamente delle attività didattiche formative e assistenziali in realtà mai eseguite. Si dichiarano caduti nel raggiro vari enti: l’Università degli Studi di Torino, i ministeri dell’Università e della Salute e l’Osservatorio nazionale della formazione medica specialistica.
Brutti tempi per la Sanità, quindi: se i decisori politici marcano male, i dirigenti medici non fanno di meglio.

